Bonus malus

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TERZA PAGINA LINGUA IN UN VOLUME LE LOCUZIONI VENUTE DAL PASSATO E SPESSO REINVENTATE

Lo sponsor latino che si crede inglese

di Armando Torno

Nella nostra lingua sopravvivono centinaia di espressioni e parole latine. Addirittura alcune sono state inventate da poco, come la formula «bonus-malus», che significa «buono-cattivo», nata nel 1976 grazie alle società di assicurazione automobilistiche. I due aggettivi identificano il guidatore che non provoca incidenti («bonus») e quello che, invece, li causa (ecco il cattivo). Circolano poi locuzioni che per assonanza sono gradite: è il caso, tra l’altro, di «mutatis mutandis» («fatte le debite mutazioni»), di solito in uso nel gergo burocratico. Ma è anche vero che non manca – per esempio una nota soubrette televisiva, intenta ad approvare il libro che le avevano scritto – chi continui a intenderla come il cambio delle mutande. Certo, gli equivoci con il latino tradotto a spanne si sprecano. E a riprova (peccato che per carità di patria non possiamo ancora fare nomi) si può aggiungere quanto ha proferito in seduta pubblica un sindaco di un Comune dell’hinterland di Milano, rivolgendosi a un consigliere logorroico non rispettoso dei tempi, stringendo il pugno: «brevi manu». L’espressione, che significa «attraverso rapida mano», allude invece alla consegna diretta di qualche cosa, soprattutto denaro. Ora Raffaele Giomini e Pasquale Cosi hanno raccolto oltre un migliaio di queste espressioni, le hanno tradotte e brevemente commentate: è nato Bonus Malus. Il latino degli italiani (Società Editrice Dante Alighieri, pp. 352, 7,50). I due autori offrono le locuzioni più vive, come «una tantum», che in latino significa forme di elargizione «per una volta soltanto», anche se il vampiresco fisco nostrano, che l’ha resuscitata, non si ricorda la corretta traduzione. O «ultimatum», «ultimo avviso», ormai in uso anche per questioni minime. Si trovano poi quelle parole che tutti conoscono e che taluni credono inglesi, come «sponsor», cioè «garante» o «mallevadore». In realtà questo termine latino è ritornato in Italia dopo essersi diffuso nei Paesi anglosassoni. Il sostantivo deriva dalla radice del verbo «spondere» e al plurale farebbe «sponsores», non l’orrido «sponsors».
(Dal Corriere della Sera, 22/8/2011).




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