BOLIVIA: NASCE IL "SOCIALISMO INDIO"
Svolta – Trionfo per il presidente Morales. Il cattolicesimo non è più ufficialmente la religione di Stato

BOLIVIA, NASCE IL “SOCIALISMO INDIO”
Approvata la Costituzione che mette il potere in mano agli indigeni

Rafforzato il controllo
statale sulle risorse
energetiche e l`acqua. Nella
Carta un riconoscimento
anche per la foglia di coca

Di Rocco Cotroneo (Il Corriere della Sera)

LA PAZ – Tre anni fa il primo presidente indio delle Americhe
aveva promesso la fine dell`era coloniale e una rivoluzione
sociale e pacifica in Bolivia.
Da ieri Evo Morales ha in
mano l`arma principale per realizzare
il suo obiettivo, una nuova
Costituzione fondata sulle
autonomie dei popoli indigeni
e lo Stato come motore dell`economia,
in linea con l`onda rossa
che percorre il Sudamerica
da anni. Il governo di Morales
ha agevolmente vinto il referendum
che si è tenuto ieri. Secondo
le prime proiezioni i «sì»
avrebbero toccato il 6o per cento.
Come nelle previsioni, il risultato
esprime una Bolivia divisa.
Nelle regioni dell`Est, più
ricche e inclini al liberalismo,
Morales resta in minoranza, anche
se il clima è decisamente
più tranquillo rispetto ai mesi
scorsi, quando il dissenso concentrato
a Santa Cruz de la Sierra
aveva portato a rivolte contro
il governo centrale, statuti
unilaterali di autonomia e scontri
con morti e feriti. Sugli altopiani
andini, l`approvazione al

governo resta invece alta. I programmi
di aiuto ai poveri e agli
anziani, finanziati con l`aumento
delle royalties sul gas, hanno
beneficiato soprattutto queste
regioni, dove si toccano i livelli
di miseria più alti dell`America
del Sud.

Al pari di Hugo Chàvez, alleato
di ferro e consigliere numero
uno, Evo Morales conferma la
sua popolarità a colpi di chiamate
alle urne e intende azzerare
il suo mandato con una nuova
investitura. A fine anno in
Bolivia si terranno nuove elezioni
presidenziali. A differenza di
Chàvez, però, Morales ha fatto
varie concessioni all`opposizione,
tra cui quella di limitare a
un solo mandato in più le proprie
ambizioni personali. La
nuova carta boliviana è meno
socialista di quanto avrebbe inizialmente
voluto l`ex sindacalista
di etnia aymara, ma ribadisce
il monopolio statale sulle risorse
energetiche e l`acqua, e
un limite ai latifondi in agricoltura.
Con il voto di ieri i boliviani
sono stati anche chiamati a
scegliere se limitare a 5.000 o
io.ooo ettari l`estensione massima
di terra che un privato può
possedere. Le grandi aziende
agricole esistenti, in gran parte
forti esportatrici di soia, non
verranno toccate.

Tutta da inventare e verificare,
invece, è l`intenzione di ricostruire
la Bolivia dopo cinque
secoli di ingiustizie ridando potere
alla maggioranza indigena,
composta quasi interamente di
poveri e miserabili. La nuova
Costituzione riconosce l`esistenza
di 36 «nazioni», eredi dei popoli
originari che furono assoggettati
e decimati con la Conquista
spagnola. Tutte le autonomie
avranno uguali diritti e doveri
e dovranno dividere il potere
con le istituzioni esistenti.
Persino nella giustizia, dove si
riconoscono pratiche di «diritto
tradizionale e comunitario»
oltre a quelle dei codici. La Carta
definisce nei dettagli, dall`alto
dei suoi 40o articoli, persino
il ruolo della foglia di coca, ricchezza
tradizionale del popolo
boliviano. In religione il Dio dei
cristiani e la Pachamama (madre
Terra) degli Incas sono
ugualmente venerati e la Chiesa
cattolica perde il suo rapporto
fin qui privilegiato con lo Stato.
La protesta dei gruppi religiosi
si è fatta sentire durante
la campagna elettorale: temono
tra l`altro che le nuove regole
aprano la strada alla legalizzazione
dell`aborto.

Per gli oppositori di Morales
si tratta di utopie non realizzabili
e che porteranno a seri proble-
mi, mentre i nuovi posti garantiti
alle nazioni indigene nel Parlamento
servirebbero solo ad
aumentare il suo potere. Allo
stesso tempo le province dell`Est,
la mezzaluna boliviana, ritengono
insufficiente il grado
di autonomia loro concesso dalla
nuova Carta. Avrebbero volu to
il pieno controllo della fiscalità
e delle risorse di gas e petrolio.
I loro governanti hanno fatto
apertamente propaganda per
il no al referendum di ieri.

Moderato e abile nel confronto
interno, Morales ha confermato
negli ultimi giorni la linea
dura verso le multinazionali
straniere e gli Stati Uniti. Nell`area
del gas ha annunciato
una nuova nazionalizzazione a
48 ore dall`apertura delle urne,
così come ha ribadito le accuse
all`ambasciata di Washington
di cospirare contro di lui. Ma la
guerra commerciale con gli Usa
– che hanno tolto da qualche
mese ai prodotti boliviani uno
status di esenzione dai dazi doganali
– gli si è ritorta contro.
Molti posti di lavoro nell`artigianato
sono andati perduti.
Washington ha giustificato la
misura con lo scarso impegno
della Bolivia nella lotta alla cocaina
e al narcotraffico, accusa
che Morales respinge.


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