«Bisogna investire nello studio della lingua italiana»

Posted on in Politica e lingue 2 vedi

Roberto Zuzek ritiene di fondamentale importanza il ruolo della lingua di Dante: «È la porta di ingresso a tutto ciò che è Italia»

Di MARIELLA POLICHENI

Articolo pubblicato il: 2009-11-23

TORONTO – “Ci adoperiamo per trasmettere ai nostri figli i costumi della nostra Regione, i valori della famiglia e la joie de vivre che sono parti integrali del carattere del popolo ligure”, si legge sul sito web del Gente de Liguria (www.gentedeliguria.ca). È una associazione, questa dei liguri in Canada fondata nel 1984, impegnata a conservare e continuare le tradizioni culturali e gastronomiche e che dell’orgoglio delle proprie origini ha fatto il suo punto di forza.

È con Roberto Zuzek, presidente dal 2005, originario di Rapallo (Genova) ed in Canada dal 1981 che parliamo di associazionismo nella terra dell’acero, del suo futuro alla luce della situazione attuale e dei suggerimenti avanzati dal Console generale d’Italia Gianni Bardini nella sua lettera aperta pubblicata dal Corriere Canadese.

Signor Zuzek condivide le opinioni espresse dal Console Bardini nella sua lettera aperta sull’associazionismo italo-canadese?

«Si, condivido in pieno le opinioni espresse dal Console Generale, e sono contento che finalmente un rappresentante del governo italiano in questa circoscrizione abbia avuto il coraggio di stimolare un dibattito su basi più vive e lucide circa il futuro dell’associazionismo, al di là delle solite lamentele e delle frasi retoriche che purtroppo si continuano a sentire e leggere. A mio modo di vedere è giusto che le associazioni, che bene o male costituiscono la quasi totalità della struttura comunitaria, riflettano seriamente sul loro futuro per il beneficio della intera comunità di domani. Il direttivo di Gente de Liguria sta seguendo questa linea».

Lei è il presidente del Gente de Liguria Club: i giovani partecipano?

«Scarsamente. È anche vero che i liguri in Canada sono pochi, ma ciò nonostante la nostra esperienza nel reclutare la seconda generazione è stata purtroppo negativa. Al momento stiamo cercando di vedere se attraverso iniziative della Regione Liguria come ad esempio i corsi di formazione di italiano a distanza, riusciamo a stimolare l’interesse della terza generazione che alcuni di noi ritengano possa avere maggiore interesse a riscoprire le proprie radici».

Molte associazioni lamentano la scarsa partecipazione delle nuove generazioni: cosa bisognerebbe fare per coinvolgerli maggiormente?

«Dall’esperienza della nostra associazione credo che sarebbe più utile e coerente ragionare prima circa l’eventuale ruolo delle nostre associazioni nel futuro. Io credo che pur mantendo lo spirito degli ideali codificati nello statuto, il ruolo dell’associazione sia di trasformarsi in un’ambasciatrice delle nostre origini e tradizioni verso un audience più vasto. Solo così, credo, si potrà suscitare un interesse da parte di generazioni più giovani anche se di etnicità diversa».

Secondo lei i club e le associazioni sono destinate a morire?

«Lamentabilmente sì, credo che l’associazionismo tradizionale sia purtroppo, ma inevitabilmente, destinato all’estinzione. Lo dico con amarezza ma anche con molto rispetto perché ritengo che abbia svolto un ruolo fondamentale e insostituibile. Credo però stiano venendo meno le sue ragioni di essere: il forte radicamento con l’Italia della prima generazione e l’esigenza di mutua assistenza nell’integrazione in una società diversa. Il direttivo dell’associazione Gente de Liguria, che presiedo, è da anni attivissimo nella ricerca di soci della nuova generazione attraverso iniziative mirate purtroppo senza risultanti rilevabili».

I giovani italo-canadesi sono interessati a mantenere in vita la cultura e le tradizioni dei paesi di origine dei genitori e dei nonni, oppure si sentono canadesi a tutti gli effetti e questo desiderio è pressochè nullo?

«Non credo di poter esprimere un’opinione generale al riguardo in quanto io rappresento solo una piccolissima parte di giovani italo-canadesi, quelli di origine ligure iscritti alla nostra associazione. Per loro posso dire che senz’altro amano la nostra terra (e chi non lo farebbe?) e la nostra lingua, ma si sentono canadesi».

Quale è secondo lei lo stato di salute della lingua italiana? C’è interesse a studiarla oppure col tempo nessuno frequenterà più corsi di italiano?

http://www.corriere.com/viewstory.php?storyid=94093&page=2[addsig]




0 Commenti

Ancora non ci sono commenti
Lasciane uno tu per primo!
You need or account to post comment.