bilinguismo a bruxelles

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10 cose che ho imparato a Bruxelles e 1 domanda senza risposta

19/10/2009 in Bilinguismo by Bilingue Per Gioco

Chi erano e cosa si sono detti i 150 esperti di Bilinguismo riunitisi a Bruxelles il 24 e 25 Settembre? Avrei dovuto raccontarvelo prima, ma un po’ stavo elaborando tutte queste informazioni, un po’ mi sono fatta prendere dal corso degli eventi.

Eccovi quindi le 10 cose piu’ interessanti (a mio modesto ma insindacabile parere) della prima Conferenza dell’Unione Europea sul tema Language Early Learning, che ha visto riuniti circa 150 esperti di tutta Europa, tutta, me inclusa (ahem!):

1. Il bilinguismo non fa male. A furia di sentirlo ripetere mi verrebbe quasi il sospetto che non sia vero… (Sara’ una paranoia tutta italiana legata al momento storico?)

2. L’Unione Europea ha deciso che il multilinguismo e’ una priorita‘. Non e’ una svista, ho detto proprio multilinguismo, perche’ l’obiettivo sarebbe che ogni bambino impari due lingue straniere. Una locale, tipo di un paese confinante o di una minorita’ linguistica, e una internazionale. Uno slogan proposto e’ stato 3 L B4 6, 3 languages before 6.

3. La scuola ha fallito nel compito di insegnare le lingue ai bambini. Non so se vi rendete conto del peso di questa affermazione. Immaginate di essere in una sala con 50 (era un workshop) esperti del settore della ricerca e dell’istruzione che si guardano in faccia e dicono “Diciamocelo, abbiamo fallito. E ora?” Silenzio. Voi penserete che almeno una svedese o un’olandese avrebbe alzato la mano per dire Ma parlate per voi! Eh no, nemmeno una. Signore e signori, la scuola europea non crea bilinguismo. Come dire, mal comune…

4. Le insegnanti (diciamo alcune insegnanti) pero’ ci credono e si danno molto da fare. Ho incontrato delle insegnanti che fanno il loro mestiere con vera passione e creativita’, nessuno parla mai di queste persone, ma loro plasmano i nostri ragazzi e quindi la nostra societa’. Chi ha la fortuna di affidare i propri figli a delle persone motivate li vedra’ arricchiti. Io incrocio le dita per il futuro.

5. Bisogna coinvolgere ed informare i genitori, dare loro gli strumenti per aiutare i propri figli a crescere bilingui. Poi pero’ la conferena era piena di gente che fa ricerca o lavora nella scuola. E i genitori? Per carita’ genitori siamo un po’ tutti, ma il punto di vista dei genitori era virtualmente assente, non fosse stato per una di vostra conoscenza che proprio non ce l’ha fattaa stare zitta.

6. L’Unione Europea ha lanciato una campagna per informare i genitori, nome Piccolingo, logo nell’immagine. Qui trovate tutte le info.

7. Siete gia’ tornati? Continuiamo. La ricerca e’ completamente distaccata dalla vita reale, ma questo non e’ un problema isolato. Anche i rappresentanti dell’Unione Europea ci confermano che in effetti, e’ sempre cosi’… la ricerca tira delle conclusioni di cui raramente si capisce che uso fare. Lungi dal voler criticare chi fa ricerca, che per me sono i migliori cervelli in giro, rimane il fatto che se ogni tanto guardassero in giu’ e magari si degnassero un po’ forse qualcosa capiremmo anche noi.

8. Il bilinguismo delle minoranze etniche e’ un ginepraio inestricabile. Se ne puo’ parlare quanto si vuole, ma in realta’ ci sono punti di vista talmente diversi, e soprattutto tutti corretti (perche’ soggettivi) che non si vede come si possa riuscire a risolvere questi problemi. Alla conferenza si e’ parlato dei Rom in particolare, ma credo che avrebbe potuto essere qualsiasi minoranza etnica. Semplicemente non c’e’ modo di capirsi. Non e’ un segnale positivo, lo so, ma questo e’ quello che ho colto io…

9. I programmi scolastici bilingui sono molto differenziati. E’ interessante vedere il tipo di principi teorici che si nascondono dietro l’idea della full immersion, o CLIL (Content and language Integrated Learning) o corsi Language Driven (che forse ormai si continuano a fare sono in Italia)

10. Il lavoro di interprete dev’essere tremendo. Non mi e’ mai capittato di osservarli tanto da vicino, l’idea di dover parlare mentre uno mi parla nell’orecchio, in contemporanea, in due lingue diverse. Un incubo. Essere bilingui e’ un conto, fare l’interprete e’ un altro.

Che ve ne pare?

Se volete il mio punto di vista la conferenza mi e’ sembrata molto molto interessante, ma dopo la conferenza i rappresentanti di ministeri si sono riuniti per decidere quali misure concrete adottare. Ecco io vorrei tanto sapere che hanno deciso, e se per noi cambiera’ qualcosa. Ne dubito. Una rappresentante del Ministero dell’Istruzione Italiano mi ha detto chiaro e tondo che le mie domande non sono rilevanti, i genitori devono comportarsi normalmente e basta. Con questa premessa io direi di continuare a rimboccarci le maniche e darci da fare.

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