Bilancio Ue, Londra sfida Berlino

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Chiudere la trattativa sul bilancio comunitario 2014-2020 è una partita tutta in salita, nonostante l'impegno del presidente del consiglio europeo Herman Van Rompuy di concludere i negoziati entro il vertice di fine novembre. A complicare le discussioni è la crisi economica, che induce molti Paesi a cercare un calo dei loro contributi. Lo sguardo corre al Governo inglese che ha minacciato il veto, ma che deve soppesare i pro e i contro di un'arma negoziale a doppio taglio.

La proposta che la Commissione ha presentato nel 2011 non fa proprio l'unanimità. Prevede un bilancio su sette anni di 1.033 miliardi di euro, con un aumento del 15% rispetto al periodo precedente. Il premier britannico David Cameron chiede addirittura un congelamento della spesa. Ancora ieri l'uomo politico conservatore ha detto alla Camera dei Comuni: «Non ho imposto in Gran Bretagna misure difficili per poter poi accettare a Bruxelles forti aumenti».

La Germania e altri Stati membri hanno scelto un atteggiamento più accomodante. Vogliono modificare la proposta della Commissione, ma in alcuni casi difendendo alcuni capitoli di spesa (la Francia, per esempio, l'agricoltura). Inoltre, molti sanno – almeno in cuor loro che il volano europeo è ormai indispensabile per rilanciare l'economia del continente mentre i Paesi dell'Unione sono costretti a risanare i propri conti pubblici, optando per l'austerità.

Ieri il Financial Times spiegava che la Germania sarebbe pronta a cancellare il vertice del 22-23 novembre, se la Gran Bretagna dovesse rimanere intransigente. «Non è compito della Germania indire un vertice, ma di Van Rompuy», nota un diplomatico europeo. Il Governo federale ha smentito che mai ci sia
stata una minaccia tedesca Più interessante è il fatto che Berlino avrebbe offerto un compromesso:
un bilancio pari, all'1% del Pii europeo, rispetto a una proposta della Commissione dell'1,1 per cento.

Ieri Londra non ha voluto ripetere la minaccia di un veto. Forse perché l'arma negoziale è in parte spuntata? Secondo le regole europee, senza accordo sul 2014-2020, il bilancio 2013 verrebbe ripetuto per il 204, associandovi l'inflazione. In questo caso, l'esborso inglese aumenterebbe,
non diminuirebbe. Nel negoziato, la Germania può contare sull'appoggio di Francia, Austria, Olanda, Svezia e Finlandia. Sul fronte opposto c'è una alleanza poco omogenea di Paesi che difendono l'ammontare originale.

La partita si è complicata nelle ultime settimane a causa dell'idea di dare all'unione monetaria una propria "capacità di bilancio". In generale gli Stati membri sono attirati dall'ipotesi, ma stanno ancora cercando di capirne le ramificazioni. Alcuni Paesi temono di perdere risorse. Probabilmente, Londra vede in questa idea un grimaldello per ottenere il suo obiettivo: ai suoi occhi un nuovo bilancio della zona euro giustificherebbe un calo del suo contributo al bilancio dell'Unione.

La presidenza cipriota ha distribuito ieri pomeriggio alle delegazioni un documento informale in cui ha riassunto i punti più ostici sul versante delle entrate. Entro lunedì, Cipro invierà nuovi criteri negoziali,
questa volta con una proposta di cifre. L'obiettivo è di discuterne a livello di ambasciatori la settimana prossima. Poi successivamente, dal 5 novembre in poi, Van Rompuy (che giovedì vedrà Cameron a Londra) avrà incontri bilaterali con le delegazioni nazionali.

Intanto si sono incontrati ieri a Roma il ministro per gli affari europei Enzo Moavero e il suo omologo inglese David Lidington, alla ricerca di punti di contatto. In questo clima teso, il destino vuole che la Commissione debba presentare oggi una manovra per tappare un buco nel bilancio del 2012. Alcuni programmi comunitari – come Erasmus sono a corto di liquidità. Alain Lamassoure, il presidente della commissione bilancio del Parlamento, ha stimato l'ammanco in «circa 10 miliardi di euro».

(Da: Il Sole 24 Ore, 23/10/2012)




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