Bilancio Ue 2014-2020, una battaglia per il futuro dell’Europa

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Bilancio Ue 2014-2020, una battaglia per il futuro dell'Europa

Di Patrizia Toia

Il braccio di ferro sul bilancio dell'Unione europea per il periodo 2014-2020 è già iniziato: alcuni governi, per lo più di destra, stanno tenendo una linea dura – legata ad un concetto di “austerità a tutti i costi” – e non sembrano intenzionati ad accettare un bilancio che sia in grado di affrontare le sfide future, all’altezza del momento che l’Europa sta affrontando.
Le negoziazioni sul budget decidono la capacità dell’Ue di offrire – o meno – dei risultati e noi vogliamo che il prossimo Quadro finanziario pluriennale sia in grado di offrire un contributo europeo per la soluzione della crisi.
A chi accusa l'Ue di spendere troppo rispondiamo che non si sta affatto parlando di grandi cifre: il budget Ue è vittima di molte incomprensioni, rappresenta solamente l'1 per cento del Pil complessivo dei paesi dell'Ue.
Le cifre parlano da sole: mentre nel 2012, l'insieme dei bilanci dei paesi dell'Ue è stato pari a 6347 miliardi di euro, il bilancio dell'UE ha raggiunto a mala pena i 140 miliardi: si tratta di meno di un euro al giorno per ognuno dei 500 milioni di europei.
I sondaggi mostrano chiaramente che i cittadini europei vogliono "più Europa", proprio per questo non possiamo accettare che ci sia una minoranza di paesi ricchi della Ue, per lo più governati da euroscettici, che sta formando un’alleanza per ridurre in maniera ulteriore il ruolo dell’Unione, tagliandone le risorse di bilancio.
In tempi di montante euro-scetticismo, di forti richiami nazionalisti e chiusura dei confini, questa insistente domanda di tagli del budget minaccia il successo del mercato interno, della ripresa economica ed in definitiva il futuro stesso dell’Europa.
Vogliamo e dobbiamo scongiurare il pericolo che l’attuale contesto politico ed economico porti a un blocco del bilancio dell'Ue, o peggio ancora ad una sua riduzione, insomma ad un bilancio di austerità, che, nascondendosi dietro l'esigenza di better spending, in realtà cerchi di determinare cambiamenti riduttivi nel modo di utilizzare le risorse del bilancio comunitario, ma soprattutto che possa spingere l'Europa e gli Stati membri a limitare gli investimenti necessari per la crescita e l'occupazione. Non possiamo accettare di costruire per il nostro domani un "bilancio di crisi" perché abbiamo bisogno di tornare a crescere e dobbiamo dunque preparare un bilancio di investimenti e di sviluppo.
Può sembrare logico, in questo momento di crisi, il chiedere all’Europa di assottigliare il proprio bilancio, e di sopportare le stesse condizioni di austerità degli stati membri, ma il budget dell'Ue è un investimento: il 94 per cento di quanto riscosso è reinvestito negli stati membri o per le priorità esterne dell'Unione, diventa dunque un progetto di sviluppo regionale.
Noi socialisti e democratici non crediamo che un’austerità a tutti i costi sia la via d’uscita dalla crisi anzi la mancanza di investimenti potrebbe portarci nel baratro della recessione.
Nessun paese è riuscito a trovare una via d’uscita dalla crisi solamente tagliando le spese. È invece vero l’opposto: ci sono molti esempi di paesi nei quali la riduzione della spesa pubblica ha colpito ulteriormente l’economia, portando povertà ed abbassamento degli standard di vita. È fuori questione che i programmi di consolidamento fiscale debbano essere accompagnati da misure per stimolare l’economia. E queste misure possono essere finanziate dal bilancio Ue.
È per questo che l’Europa è così importante: oggi non ci sarebbero investimenti pubblici in quasi nessuno dei paesi e delle regioni europee senza le risorse comunitarie.
Pur con gli strumenti limitati di cui dispone e che stiamo cercando di riformare, il bilancio dell’Ue è fortemente orientato alla solidarietà ed è un modo per investire nella creazione di più benessere e posti di lavoro, nel settore dell'innovazione e della ricerca, nelle infrastrutture per consentire alle regioni meno ricche di recuperare il loro ritardo.
Ogni euro in meno che la Ue spende significa una perdita di vari euro per gli investimenti, infatti il finanziamento Ue sviluppa un effetto di leva finanziaria perché è in grado di attrarre capitali esterni.
Ci sono moltissime regioni, e non stiamo parlando solo di paesi come la Grecia, la Spagna e l’Italia, ma anche di paesi ricchi, che beneficiano dell’investimento Ue, per esempio il Galles, i länder della Germania dell’est ed il nord della Svezia.
Il budget Ue non è un gioco a somma zero, nel quale, perché qualcuno vinca serve che qualcun altro perda. Per esempio, una gran parte dei fondi investiti attraverso la Politica di coesione ritorna ai settori manifatturiero, delle costruzioni o della consulenza negli Stati membri più ricchi. Tutti beneficiano dal bilancio Ue. Ma in caso di un taglio sarebbero i paesi più poveri quelli più colpiti.
In termini semplici, il budget Ue è uno strumento di investimento per supportare lo sviluppo di lungo termine e per la cooperazione strategica europea, spesso con una prospettiva di pianificazione fino a sette anni. Allo stesso tempo, il bilancio non può registrare un disavanzo ne produrre debito, a differenza dei bilanci nazionali che sono principalmente utilizzati per la spesa pubblica.
Inoltre non dobbiamo dimenticare che con il Trattato di Lisbona gli stati membri hanno deciso che l’Unione deve essere uno strumento importante per affrontare delle sfide enormi, come le strategie comuni per la crescita e l’occupazione, la Strategia di Europa 2020, combattere i cambiamenti climatici e fare investimenti strategici nel campo delle energie rinnovabili e la produzione sostenibile di cibo, rafforzare il ruolo dell’Ue nel mondo, per promuovere una nuova direzione per la sicurezza mondiale… E più recentemente, durante il summit di giugno, i capi di stato hanno adottato un “patto per la crescita”, che, tra le altre cose, comporta l’utilizzo di 55 miliardi di euro per supportare le Pmi e combattere la disoccupazione giovanile.
Importanti decisioni come queste, assunte dai capi di stato e di governo, hanno bisogno, per essere attuate di un bilancio europeo che sia all’altezza: non si può ora dire “non saremo noi a pagare”!
Certo l’Ue lavorerà per migliorare l’efficienza e la qualità della spesa, ma è evidente che ci sono delle forti ragioni per rifiutate le critiche dei governi conservatori: una maggiore austerità ottenuta attraverso tagli al budget Ue non risolverà la crisi.
Se non investiremo allora perderemo tutti – ricchi e poveri perché siamo convinti che uno sforzo collettivo per uscire dalla crisi sia molto più efficace delle sole politiche nazionali.

(Da "europaquotidiano.it", 12/10/2012)




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