Bce: recessione anche nel 2013

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Riviste al ribasso le stime sul Pil, ripresa nella seconda metà dell’anno.

La Banca centrale europea ha dato ieri un taglio netto alle sue previsioni di crescita e d'inflazione nell'Eurozona nei prossimi due anni, ma ha per ora mantenuto invariati i tassi d'interesse allo 0,75%. La revisione al ribasso delle previsioni, insieme all'osservazione del presidente della Bce, Mario Draghi, che c'è stata in consiglio «un'ampia discussione» sulla possibilità di tagliare i tassi, solleva la possibilità che la banca decreti un ribasso nei prossimi mesi, forse anche alla riunione di gennaio.

Draghi ha anche rifiutato di commentare la situazione italiana, anche se ha detto che, «come tutti gli altri Paesi», l'Italia può fare ricorso al programma Omt di acquisto di titoli da parte della Bce, dopo l'adozione di un programma da concordare in sede europea.

Gli economisti della Bce prevedono ora che la contrazione dell'economia dell'area curo, dopo il -0,5% di quest'anno, continui anche nel 2013. Il punto centrale della gamma di stime è -0,3 per cento. Nel giro di sei mesi lo staff dell'Eurotower è passato così da una previsione di crescita dell'1% nel giugno scorso, allo 0,5 a settembre, a una di crescita negativa. Nel 2014, l'economia dovrebbe registrare una modesta espansione, dell'1,2 per cento. Draghi ha parlato di «perdurante debolezza» e di una ripresa che dovrebbe emergere, gradualmente, solo nella seconda metà dell'anno prossimo. Il presidente della Bce
Imperò anche voluto rilevare che c'è qualche indicazione positiva, come i recenti sondaggi fra le imprese, in Germania, Francia e Italia. Ieri, il dato sugli ordini all'industria tedesca ha registrato un rimbalzo più forte del previsto.

Anche se Draghi ha osservato che le prospettive d'inflazione non sono cambiate in modo sostanziale, le previsioni dello staff della Bce indicano ora un 1,6% nel 2012 e un 1,4% nel 2013, ben inferiori all'obiettivo della Bce, di stare al di sotto, ma vicino al 2 per cento. La chiara tendenza al ribasso dell'inflazione (che a novembre è scesa al 2,2%) segnala, secondo diversi osservatori di mercato, che la Bce potrebbe essere indotta a tagliare i tassi. Draghi ha tuttavia osservato che l'annuncio dei programma Omt, peraltro non ancora attivato, ha già avuto conseguenze più forti, nel migliorare le condizioni finanziarie, di un taglio dei tassi. Il presidente della Bce riconosce comunque che l'offerta di credito all'economia reale resta insufficiente. Secondo gli ultimi dati della Bce, i prestiti alle imprese nel mese di ottobre si sono contratti dell'1,5%peggio dell'1,2% di settembre.

Appare per ora più remota l'ipotesi che la Bce possa applicare tassi negativi ai depositi delle banche presso l'Eurotower (dallo zero attuale). Dal punto di vista operativo, la banca è pronta, ha detto Draghi, ma la questione non è stata affrontata in profondità dal consiglio e presenta «complessità e la possibilità di conseguenze non volute».

Sull'eventualità che la Spagna faccia richiesta dell'Omt e sull'osservazione di esponenti del Governo spagnolo che vorrebbero dalla Bce l'impegno ad assicurare un livello più basso dei rendimenti dei bond, Draghi ha detto che «le condizioni sono chiare e non prevedono un negoziato sul livello dei rendimenti».

Il presidente della Bce ha insistito sull'importanza di creare un'autorità di vigilanza bancaria unica, dichiarandosi ottimista che un accordo possa essere raggiunto, nonostante le resistenze tedesche. Draghi ha ripetuto che il controllo a livello europeo sarà minore sugli istituti più piccoli, anche se i poteri devono comunque essere accentrati per garantire uniformità e impedire la frammentazione.

(Da: Il Sole 24 Ore, 07/12/2012)




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