Battiato canta i poeti arabi siciliani

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«Diwan»: Franco Battiato canta i poeti arabi siciliani

Franco Battiato celebra i 150 anni dell’Unità d’Italia con un omaggio alla scuola poetica araba siciliana: una cultura fino ad oggi dimenticata e una lingua che nella sua diversità appartiene al patrimonio della nostra nazione. «Diwan – l’essenza del reale»… è un omaggio sincero a una cultura dimenticata, a una lingua apparentemente lontana ma che ci appartiene e che ha lasciato tracce indelebili nel patrimonio della nostra nazione. Intorno all’anno Mille prende vita, in Sicilia, un’importante scuola poetica araba che, in quasi tre secoli di attività, lascerà tra i manoscritti dell’Andalusia e del Nord Africa tracce preziose di una ricca produzione e di un indelebile intreccio di culture. È in questa babele sincretica e fertile che affonda le sue radici il nuovo progetto immaginato da Franco Battiato per la stagione di «Contemporanea». La voce inquieta e insaziabilmente curiosa dell’artista intona i testi del poeta arabo-siciliano Ibn Hamdis, il più grande interprete della poesia araba di Sicilia tra l’XI e il XII secolo con nuove canzoni scritte espressamente per questa serata, nuovi arrangiamenti di celebri opere come Haiku, le Sacre Sinfonie del Tempo ed esecuzioni di capolavori della tradizione medievale arabo-andalusa come Foghin Nakhal. «Quest’opera – scrive lo scrittore siciliano Andrea Camilleri – è gioiosa perché i poeti della scuola siciliana di cultura occidentale e orientale non facevano altro che parlare dell’amore, ragionare sull’amore, cantare l’amore. E l’amore, quando porta con sé sofferenza e pena, resta comunque un sentimento vitale e rivitalizzante».
(Dal Corriere della Sera, 12/6/2011).




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