Basta col vilipendio della lingua italiana

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Nella Costituzione italiana manca l’italiano. Non il cittadino italiano, ma la lingua italiana. Un’aggiunta alla Carta costituzionale, finalmente, la renderà obbligatoria. Non lo era già? Mica tanto. Era un optional. Ops! Fino a quando si potrà usare “optional” senza doverlo sostituire per legge con “opzione”? Possiamo sempre trascorrere weekend, bere drink e fare il check-in o finiremo in galera? Non si sa.
Accanto ai diritti e ai doveri dell’italiano (cittadino), ci sarà anche l’obbligo dell’italiano (lingua). Il congiuntivo sarà dunque protetto dalla legge. Al parcheggiatore che consiglia: «Venghi avanti!» sarà comminata la galera. Recita il nuovo articolo: «L’italiano è la lingua ufficiale della Repubblica nel rispetto delle garanzie previste dalla Costituzione e dalle leggi costituzionali». Fatta! Ammesso che la leggi passi, naturalmente.
Cosa succederà nel nostro Paese, quando il nuovo articolo sarà inserito nell’articolo 12, dove pare abbia trovato un posto proprio? I giuristi, esperti di queste cose, stanno valutando attentamente la faccenda. Molti sono orientati a ipotizzare perfino nuove figure di reato, avvertendo che bisognerà imprigionare tutti quelli che attenteranno da ora innanzi l’italiano. Facile immaginare cosa si son detti gli esperti sulla delicata questione.
Il primo giurista: «Signori, io comincerei proprio dai politici. Ma li sentite come parlano?» «E come scrivono!», aggiunge un altro. «Si capiscono solo tra loro. Suggerirei di aggiungere un’altra ipotesi di ineleggibilità per quelli che parlano solo in politichese. Naturalmente, incorreranno nella decadenza nel caso siano stati già eletti dagli italiani a onta dell’italiano». «Sarebbe necessario che qualcuno sollecitasse il governo, – dice il primo giurista – magari sollevando l’argomento nel prossimo question time!» Lo guardano storto. L’altro conviene: «Ok!»
«Naturalmente bisognerà monitorare la televisione. – aggiunge subito dopo – È lì che l’italiano subisce gli oltraggi più gravi». Tutti si dicono d’accordo. «Alle vallette, alle quali è consentito perfino di presentare il Festival, al massimo si possono riconoscere le attenuanti generiche, in ragione del fatto che non sono cittadine italiane. Per i loro attentati alla grammatica propenderei per un’ammenda. Per le violazioni del congiuntivo, invece, direttamente l’espulsione con un semplice provvedimento amministrativo di competenza prefettizia». «Il reato di attentato all’italiano, va da sé, – aggiunge il secondo giurista – non prevede attenuanti per gli italiani, ai quali anzi verranno date tutte le aggravanti». «Vi dico di più. – rimarca quello che pare il più severo di tutti – Introdurrei di nuovo l’esilio nei casi più gravi e reiterati». «Il semplice vilipendio dell’italiano – obietta il secondo esperto – non sarebbe sufficiente a giustificare una misura così drastica. L’esilio, semmai, si addice al reato specifico e più grave del “biscardismo”.» «Mi complimento con lei, illustre collega, “biscardismo” mi sembra un’ottima sintesi. Ma non è già stato esiliato?», chiede il terzo giurista.
«A proposito di prefetto – esclama il più anziano – dobbiamo fare molta attenzione a reprimere il buracratichese». «Qui però – dice cautamente un suo collega – sarei per una linea più morbida». Il secondo giurista chiede meravigliato: «E perché mai?» «Se esiliamo anche i rei di burocratichese, corriamo il rischio di fermare la macchina amministrativa e dovremmo importare il personale dalla Cina o dalle Filippine». «Beh, ma almeno – dice sarcastico il primo giurista – questi si capirebbero di più». La discussione va avanti per lungo tempo. «Che ne diresti di un coffee break?», suggerisce a un certo punto il giurista più giovane. Il più anziano lo fulmina con lo sguardo e scrive il nome del disgraziato sul registro degli indagati.

10 Febbraio 2007

Giovanni Ruggiero (da “Avvenire”)

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