Bartezzaghi, se la grammatica viene (molto) dopo la lingua.

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Leggere, rileggere. A cura di Cesare Cavalleri.

Bartezzaghi, se la grammatica viene (molto) dopo la lingua.

Il nuovo libro di Stefano Bartezzaghi, Anche meno. Viaggio nell’italiano low cost (Mondadori, pagine 216, euro 17,00) è più narrativo dei precedenti, è un’amabile conversazione non precettiva sugli usi e gli abusi della lingua italiana, all’insegna dell’understatement, come il titolo ammonisce. «Anche meno», infatti, è un modo attutito per esprimere il proprio dissenso, è un No con un mezzo sorriso, e a Bartezzaghi piace molto (a me, anche meno).
Bartezzaghi appartiene a una famiglia di enigmisti, che sono i più acuti e divertenti dei linguisti. Suo padre «P.[iero] Bartezzaghi» è il leggendario confezionatore di difficilissimi cruciverba, tanto che, per antonomasia, si dice «il Bartezzaghi» per indicare un cruciverba strizzacervello. Anche il fratello Alessandro si è fatto un nome, e lui, Stefano, insegna persino «Teorie della creatività» allo Iulm di Milano.
La filosofia easy going di Bartezzaghi è riassunta a p. 133: «A differenza di quanto si pensi normalmente, la grammatica viene dopo la lingua: non prima. Chiama regole le regolarità, e agli usi censurabili (per storia, per convenzione, per etica o politica) deve limitare a darsi titolo di errore, ma non può certo imporre alcunché. Pensare di procedere per decreti, e solo per decreti, sostituisce una mentalità autoritaria (ma soprattutto velleitaria) a quella dinamica di riflessione, casualità, tensione, intenzione, inconsapevolezza collettiva, che è poi l’unico modo in cui cambiano davvero le lingue, le culture e persino le cucine». Confucio (attraverso Ezra Pound) non sarebbe d’accordo, perché egli assegnava al Principe il compito prioritario di rettificare le parole, ma di questo ragioneremo un’altra volta.
Bartezzaghi, che riesce anche a trattare con levità le parole volgari ormai entrate nell’uso, è divertente sia quando riferisce gli strafalcioni tracciati sui muri con lo spray, sia quando discetta sul genere dei nomi delle professioni. Un necrologio di Gae Aulenti, per esempio, titolava: «Morta il grande architetto Gae Aulenti». Architetto morta? E la concordanza? Peraltro, «se chiamate Elsa Fornero ministro, anziché ministra, su un invito vi toccherà scrivere che avrete piacere di vedere “il signor ministro accompagnato da suo marito”. Non è che, per il fatto che lo chiamate con la o, chiedete al signor ministro Elsa Fornero di venire con la moglie. O no? Chi usa parole come ministra e architetta non ha di questi problemi».
Non manca un capitolo sui cruciverba, ai quali Bartezzaghi ha dedicato un libro intero: L’orizzontale verticale. Invenzione e storia del cruciverba (Edizione tascabile Einaudi). Nelle definizioni dei cruciverba gli enigmisti si sbizzarriscono, fino a comporre vere e proprie crittografie mnemoniche, cioè frasi giocate sui diversi significati delle stesse parole. Celeberrima la crittografia Cucchiaino (talvolta attribuita a Bartezzaghi padre) che si risolve in Mezzo minuto di raccoglimento (cioè, nell’altro senso, Strumento piccolo per raccogliere). Bartezzaghi inanella in ben sette pagine, dalla A alla Zeta, una quantità di definizioni paracrittografiche azzeccatissime. Per esempio: Fustigatore di costumi: BATTIPANNI; Si divide in due metà: BIGAMO; Offre pizze da museo: CINETECA; Prende in giro i bambini: GIOSTRA. Non ne ha l’elastico: PRECONCETTI. Non sempre le crittografie si capiscono di primo acchito, anche se, dopo, sembrano chiarissime. Per esempio, io mi ero incagliato su «Grazie tante: TRE». C’è voluto un ripensamento per capire che si trattava delle Grazie, le dee della bellezza, che sono, appunto, tre. L’enigmistica favorisce la ginnastica mentale, consigliata anche per prevenire l’Alzheimer.
Nel capitolo sui dettagli nei quali secondo alcuni si nasconde Dio e secondo altri il diavolo, mi ha fatto piacere la citazione della canzone che Bruno Lauzi ha scritto nel 1973 per Ornella Vanoni, della quale sono fan fin dall’adolescenza, che si intitola, appunto Dettagli, e fa: «Dettagli così piccoli che tu / non sei ancora pronto per capire / ma che comunque contano per dire / chi siamo noi… eccetera».
(Da avvenire.it, 19/3/2014).




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