Bandi di concorso europei. Il tribunale UE boccia ricorsi italiani.

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Bandi di concorso europei. Il tribunale UE boccia ricorsi italiani.

16 settembre 2010, Dipartimento Politiche Comunitarie Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Torna in primo piano il tema dei bandi di concorso europei e l’uso della lingua italiana. Il Tribunale della Corte di Giustizia UE di Lussemburgo ha infatti respinto il ricorso con il quale l’Italia aveva chiesto l’annullamento di alcuni bandi pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea solo in inglese, francese e tedesco. Un pronunciamento che contrasta con una precedente sentenza del 2008 favorevole alle istanze italiane. Il ministro Ronchi replica che non si "accetterà passivamente l’affermazione di un trilinguismo di fatto" e annuncia il ricorso. La sentenza depositata riguarda le cause riunite T-166/07 e T-285/07.Il ricorso presentato dall’Italia riguardava alcuni bandi di concorso pubblicati in sole tre lingue (inglese, francese e tedesco) che di fatto sancivano una palese discriminazione e una violazione del principio del multilinguismo, perché impedisce "a tutti i cittadini dell’Unione di acquisire conoscenza della loro esistenza in condizioni di uguaglianza" e conferisce "ai cittadini di lingua francese, inglese o tedesca sarebbe un vantaggio competitivo rispetto a tutti gli altri cittadini dell’Unione".Per l’Italia, "un bando di concorso è un testo di contenuto esclusivamente giuridico, attraverso il quale il candidato si forma un’idea dei propri diritti e obblighi in relazione ad un atto importante come la partecipazione ad un concorso per l’assunzione nelle istituzioni. Pertanto, i candidati che avessero una conoscenza approfondita del francese, dell’inglese o del tedesco sarebbero avvantaggiati al momento della lettura di un bando di concorso in una di tali tre lingue rispetto ai candidati che non le conoscessero, o che ne avessero una conoscenza soltanto soddisfacente".Di diverso avviso il Tribunale che parte da una premessa: "Non sussistono disposizioni né principi di diritto comunitario che impongano la pubblicazione sistematica nella Gazzetta ufficiale, in tutte le lingue ufficiali, di bandi di concorso come quelli controversi nel caso di specie". Inoltre, "il candidato ad una procedura di assunzione deve dimostrare una conoscenza approfondita di una delle lingue ufficiali e una conoscenza soddisfacente di un’altra lingua ufficiale nella misura necessaria alle funzioni che è chiamato a svolgere".
L’amministrazione quindi "può legittimamente specificare le lingue di cui è richiesta la conoscenza approfondita o soddisfacente" e "la circostanza che il testo dei bandi di concorso di cui trattasi sia unicamente disponibile in dette lingue non è tale da provocare una discriminazione tra candidati, dal momento che essi devono, tutti, avere la padronanza di almeno una di queste lingue".Non solo. Il fatto che sulla Gazzetta siano stati successivamente pubblicati, in tutte le lingue ufficiali, due modifiche ai bandi di concorso, che "informavano succintamente il pubblico dell’esistenza e del contenuto dei bandi di concorso controversi e che rinviavano alle edizioni francese, inglese e tedesca per ottenere il loro testo integrale", rappresenterebbe un "rimedio all’omessa pubblicazione" dei bandi in tutte le lingue ufficiali. Visto che le modifiche riprendono, seppur sinteticamente, il contenuto di detti bandi, in particolare alcune condizioni di ammissione.Per il Tribunale, inoltre, "il buon funzionamento delle istituzioni e degli organi comunitari può obiettivamente giustificare una scelta limitata di lingue di comunicazione interna" se si tratta di una scelta legata a esigenze funzionali delle istituzioni e indotta da necessità di servizio.In definitiva, i giudici di Lussemburgo non condividono la circostanza invocata dall’Italia nel suo ricorso: non viene riscontrato alcun privilegio verso un gruppo limitato di lingue a danno dell’italiano e degli italiani, e la pubblicazione del testo integrale in inglese, francese e tedesco "non è inadeguata rispetto alle finalità organizzative che persegue e non è contrario al principio della proporzionalità".Una decisione che rovescia la posizione assunta dal Tribunale il 20 novembre 2008 quando un analogo ricorso presentato dall’Italia contro bandi per i posti di inquadramento superiori pubblicati soltanto in inglese, francese e tedesco era stato accolto. Due anni fa, la corte aveva rilevato una discriminazione basata sulla lingua e chiesto l’adozione di misure adeguate per informare tutti i potenziali interessati, ad esempio attraverso la pubblicazione sulla ‘Gazzetta’ di un riassunto del bando in tutte le lingue ufficiali UE. Circostanza che questa volta la Commissione avrebbe rispettato in occasione della pubblicazione delle modifiche. L’Italia però non accetta la sentenza e annuncia ricorso. "Il nostro Paese non accetterà passivamente l’affermazione di un trilinguismo di fatto che viola il principio della democrazia linguistica e ha giustificazioni esclusivamente geopolitiche", dichiara il Ministro per le Politiche Europee, Andrea Ronchi, da sempre impegnato nella battaglia in difesa della lingua italiana. "E’ necessario battersi affinché il principio della pari dignità delle lingue sia rispettato", ribadisce. Senza dimenticare un altro fronte aperto, quello sul brevetto europeo. Anche qui, la Commissione vorrebbe far passare il principio della registrazione nelle sole e solite tre lingue. L’Italia chiede pari dignità o, eventualmente, l’uso di una sola lingua, l’inglese.

Per saperne di più:
Corte di Giustizia dell’Unione Europea, le due sentenze:
causa T-166/07
causa T-285/07
Il comunicato del ministro Ronchi
Intervista al Messaggero (16 settembre 2010)
20 novembre 2008: Il Tribunale UE accoglie ricorso italiano
Brevetto UE e la questione della lingua




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