Bambini italiani a lezione di cinese

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L’iniziativa all’elementare di via Giusti, nel cuore di Chinatown. «Il quartiere non può pensare solo alle proteste: è sbagliato fermarsi allo scontro»

«Bambini italiani a lezione di cinese per integrarsi»

Corsi di due ore alla settimana.

I genitori: imparano una cultura radicata nella nostra zona

di Andrea Galli

Due ore, un giorno alla settimana, in orario extrascolastico (dalle 16.30 alle 18.30), da utilizzare nell’elementare di via Giusti – nel cuore di Chinatown – per insegnare cinese agli alunni italiani. Si partirà con larga probabilità già a gennaio: i vertici dell’istituto hanno accolto la proposta di alcuni genitori, convinti dell’«opportunità di approfondire attraverso la lingua una cultura così radicata nella nostra zona». È l’integrazione, spiegano mamme e papà. È «Chinatown», aggiungono. E, dice la signora Tania Pozzi, madre e residente, «non si può andare avanti soltanto con le proteste». Certo: gli italiani che quando possono vanno a vivere altrove, l’illegalità diffusa, i prodotti contraffatti, i laboratori clandestini sono tutte cose che caratterizzano da sempre – forse continueranno a farlo – il quartiere. Ma «fermarsi allo scontro è deleterio». E poi «l’insegnamento del cinese potrebbe essere una fonte di scambio positivo per la comunità cinese».

LE LEZIONI – Già contattata un’insegnante «molto valida», il progetto ha finora incontrato l’adesione di una ventina di famiglie. Le lezioni si dovrebbero tenere il mercoledì. Era da un po’ di tempo che la signora Tania e gli altri genitori si tenevano dentro l’idea. A settembre, finalmente, si sono liberati. Hanno scritto una lettera al direttore scolastico il quale, venerdì ha risposto. Con un sì. «Speriamo di fare da apripista».

RIVOLUZIONI E INTEGRAZIONE – L’avevano chiamata la «rivoluzione arancione», dal colore degli striscioni esposti da finestre e balconi dei residenti italiani. Un modo per manifestare il dissenso «contro le diffuse, denunciate e mai risolte irregolarità del quartiere». C’era scritto, sugli striscioni: «Basta ingrosso, è illegale». Dalla rivoluzione di alcuni abitanti all’integrazione inseguita da altri abitanti: pur non minimizzando i problemi, è questa la parola chiave sulla quale s’articola la proposta di via Giusti. «L’interesse dei nostri bambini e delle nostre famiglie verso la lingua cinese rappresenta un autentico segno d’integrazione».

(Dal Corriere della Sera, 12/11/2006).

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