Babel

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Il film del messicano Inarritu

«Babel» con sottotitoli: doppiati per l’Italia solo i dialoghi in inglese

Allo scorso Festival di Cannes è stato tra i film più applauditi. Adesso, dal 27 settembre, Babel, del messicano Alejandro Gonzales Inarritu, arriva anche nelle nostre sale. Storia di destini incrociati, di amori e di incontri in corto circuito per il mondo, Babel, come lascia intendere il titolo, è film multilingue. Dall’ inglese di due turisti americani (Brad Pitt e Cate Blanchett) all’arabo della gente del Marocco, dallo spagnolo dei messicani clandestini in California (l’ episodio con Gael Garcia Bernal) al giapponese di una ragazza sorda, che cerca il contatto con gli altri provocandoli sessualmente. Intrecci linguistici davvero babelici, ardui da doppiare. Così la 01, distributrice del film in 300 copie, ha deciso per una scelta insolita: un doppiaggio parziale, per le parti in inglese, tutto il resto sottotitolato. Un film sull’ incomunicabilità, quindi? «All’ inizio voleva esserlo – risponde Inarritu -. Sulle differenze di lingue e culture che separano gli esseri umani. Poi però si è trasformato in un viaggio alla scoperta di quello che davvero ci unisce. Non la felicità, come sosteneva Tolstoj, ma la sofferenza». E rendersi conto che il dolore è lo stesso a qualsiasi latitudine innesca, sostiene Inarritu, la più forte delle armi di costruzione di massa: «La compassione, tema ricorrente nei miei film, da Amores Perros a 21 grammi. Unico mezzo per abbattere quei confini, interiori e culturali, che ci dividono. Primo tra tutti, la religione». E alle accuse di «integralismo» verso

l’ Islam, ribatte: «Nel mondo mussulmano ho incontrato gente piena di umanità e spiritualità. Gli unici estremisti in cui mi sono imbattuto erano a Memphis, una setta cristiana».

(Dal Corriere della Sera, 19/9/2006).

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