Audit sul debito, in Europa si fa così

Posted on in Europa e oltre 4 vedi

Audit sul debito, in Europa si fa così

Articolo dopo articolo, grazie anche all`attenzione che il manifesto sta ponendo, la questione dell`audit sul debito pubblico, cioè l`indagine su come è stato formato il debito, come viene gestito, quali interessi soddisfa e quali bisogni comprime, sta diventando un nodo del dibattito politico. E, forse, può diventare un tema di iniziativa politica, iniziativa democratica soprattutto, legata alla partecipazione e allo sviluppo di un movimento di massa. Sugli aspetti tecnici e anche sulla necessità di mettere al centro la partecipazione democratica, in particolare dal basso e a livello locale, hanno ben scritto Guido Viale e Francesco Gesualdi.
Vale la pena rafforzare quelle analisi con uno sguardo più generale perché anche in Europa il tema dell`audit, in funzione di una ristrutturazione, rinegoziazione o annullamento del debito pubblico illegittimo, sta diventando un elemento dell`attività di associazioni, sindacati e partiti. In Francia, ad esempio, l`appello rilanciato in Italia da Rivolta il debito ha già superato le 50 mila adesioni mentre in Belgio, solo pochi giorni fa le associazioni Attac e Cadtm – in prima linea nell`impegno per l`annullamento del debito illegittimo – hanno presentato un ricorso legale al Consiglio di Stato per annullare gli aiuti da 54 miliardi di giuro deliberati dal governo transitorio – da oltre un anno – a favore della banca Dexia (già fallita una volta e salvata dallo Stato e ora di nuovo a rischio fallimento). Ma l`attività più interessante è forse quella realizzata in Grecia dove un Comitato è stato insediato circa un anno fa e una vera e propria campagna ha accompagnato le mobilitazioni degli ultimi mesi. Come scrive uno dei fondatori del comitato greco, George Mitralias, la campagna ha contribuito a precisare «le ambizioni e la missione delle campagne per l`audit del debito pubblico» ben sapendo che l`Unione europea «non è l`Ecuador di Rafael Correa», dove l`audit è stato effettuato con successo nel 2007.
E bene non nascondersi questo aspetto, per non peccare di ingenuità o di astrattezza degli obiettivi: non esiste, al momento, una forza politica, nazionale o europea, in grado di farsi carico della proposta. Che quindi compete a un`iniziativa autodeterminata e autorganizzata. Del resto, un movimento che ponesse la questione della trasparenza del debito e la sua gestione democratica porrebbe già un problema di democrazia e di partecipazione alternative all`autoritarismo di cui è intrisa la costruzione europea e la politica della troika (Ue, Bce, Fmi). Ma contribuirebbe anche ad affermare un principio semplice e complicato allo stesso tempo: il debito non è un dato inspiegabile e nemmeno un totem a ci i sacrificare il modello sociale europeo. Se lo si guarda in profondità si legge la materialità delle politiche economiche degli ultimi venti-trenta anni e la stratificazione delle diseguaglianze.
Per questo non è un affare per soli esperti. E proprio per gli ostacoli che un`indagine seria, competente, indipendente, potrebbe avere, l`audit non avrebbe senso, né efficacia, senza una mobilitazione diretta, una partecipazione attiva e una consapevolezza diffusa. In questo senso va sviluppata l`idea dei comitati locali per l`audit, che si muovano a partire dai debiti locali; indagando come funzionano gli enti locali, le società di servizio pubblico ma anche le imprese private dove spesso i lavoratori si vedono mettere alla porta, o ín cassa integrazione, per ragioni di bilancio. Tutto questo può e deve divenire oggetto di una campagna diffusa in cui si affermi l`idea che lavoratori, studenti, precari, cittadini e cittadine sono in grado di occuparsi del proprio futuro e in grado di gestire consapevolmente anche le tematiche economiche e di bilancio. In Grecia, ad esempio, la diffusione dell`iniziativa ha permesso anche di creare un`iniziativa specifica di donne «contro il debito e l`austerità». Insomma, l`audit deve e può rappresentare un`occasione di dibattito ampio e di iniziativa di partecipazione e anche di autodeterminazione. Ma, appunto, senza nascondersi la dimensione globale della gestione della crisi, la proposta, se vuole collegare la resistenza all`austerità su scala internazionale, per lo meno europea, deve darsi anche una dimensione sovranazionale. Del resto, il ritardo con cui i movimenti sociali, i sindacati, le forze della sinistra, si muovono su scala mondiale e regionale, in un mondo dominato dalla globalizzazione, è più che colpevole e la stessa esperienza fatta dieci anni fa con i Social forum sembra essersi diradata. Un`iniziativa verso l`audit, anche su scala europea, è la spinta che sta cercando di dare il Cadtm, il Comitato per l`annullamento del debito del terzo mondo che ha organizzato a metà dicembre a Liegi, un seminario ad hoc sul tema in cui un contributo notevole è stato offerto dalla relazione di Maria Lucia Fattorelli (disponibile in italiano su www.rivoltaildebito.org e su www.cnms.it campagna_congelamento_debito). Un testo in cui è disponibile un dato finora sfuggito alla grande informazione (ne ha parlato in un articolo Riccardo Petrella): l`impegno astronomico da parte della Fed statunitense, tra il 2007 e il 2010, per salvare dal crack le grandi banche e le grandi imprese. Circa 16.000 miliardi di dollari (più dell`intero debito pubblico Usa stimato in 14.500 miliardi di dollari) spesi segretamente e dirottati su aziende come Merrill Lynch, Morgan Stanley, Goldman Sachs, Citigroup, Bank of America ma anche, in un mondo globale, Deutsche Bank, Credit Suisse, Royal bank of Scotland, Ubs e Bnp Paribas. Il dato è stato reso pubblico il 21 luglio scorso, guarda caso da un… audit istituzionale realizzato dal Government Accountability Office, una commissione di inchiesta del Congresso Usa incaricata della contabilità pubblica.
Oltre a rendere evidente come il servizio del debito sia un affare «molto redditizio» per il sistema finanziario privato – i cosiddetti "mercati" che impongono le manovre di austerità questa informazione chiarisce meglio l`impatto che potrebbe avere su una ampia opinione pubblica una procedura di indagine accurata sui debiti sovrani.
L`operazione va però fatta anche sui bilanci delle banche, di cui non è mai stato reso pubblico, finora, l`ammontare dei titoli tossici detenuto (informazione ben conosciuta dai tecnocrati europei oltre che dai dirigenti delle banche stesse e che spiega la gran parte delle manovre finanziarie).
Lungi dall`essere recuperato, il debito pubblico viene quindi ancora alimentato dalle nuove manovre di salvataggio. «Un audit del debito – scrive Fattorelli – rappresenta una opportunità per ottenere la documentazione relativa all`indebitamento e per mostrare la vera natura di ciò che viene chiamato pubblico. I risultati dell`audit possono spingere delle azioni concrete in tutti i campi: popolare, parlamentare, giuridico e la messa in opera di politiche differenti". Gli aspetti di trasparenza, di partecipazione democratica, di svelamento della natura privata del debito pubblico, non sono ovviamente fini a se stessi ma servono a definire una politica alternativa a quella dominante ben sapendo che nella prima ricaduta operativa dell`audit, cioè la rinegoziazione e/o l`annullamento del debito illegittimo, risiede una prima misura di grande portata. Annullare o ridurre (il nobel Roubini propone di ristrutturare il debito riducendone il valore almeno del 25 per cento) significa far pagare una "vera" patrimoniale a tutta quella montagna di fortune accumulate illecitamente o indebitamente: evasione fiscale, profitti a man bassa, interessi privati, rendite finanziarie, somme detenute all`estero e in paradisi fiscali, etc. Patrimoni che, secondo il premier Mario Monti, non si possono misurare e quindi colpire ma che se fossero intaccati significativamente da un`operazione sul debito potrebbero finalmente contribuire, come è giusto, a risanare i conti pubblici ma soprattutto a redistribuire significativamente il reddito, l`unica via d`uscita dalla condizione attuale. Ma per far questo serviranno anche politiche alternative robuste come la nazionalizzazione delle banche, la riforma fiscale, la riduzione dell`orario di lavoro, l`istituzione di un reddito sociale, un ampio intervento di risanamento del territorio.
L`audit, quindi, non è una proposta "tecnica" o un espediente da economisti e/o esperti ma uno strumento politico per una iniziativa di massa. E a questo punto vale la pena avanzare una proposta precisa: coloro che sono d`accordo nel cimentarsi con questa ipotesi, firmatari dei vari appelli circolati in queste settimane, decidano rapidamente di incontrarsi per capire quale proposta concreta avanzare e quale piano di lavoro comune è possibile approntare. L`urgenza della crisi, la natura epocale dei cambiamenti in atto richiede una capacità supplementare di iniziativa e una innovazione delle idee e delle pratiche. Vale la pena provarci.

di Salvatore Cannavò
Il Manifesto, pag.15
05/01/2012

Salvatore Cannavò




0 Commenti

Ancora non ci sono commenti
Lasciane uno tu per primo!
You need or account to post comment.