Attali: l`unica risposta è un’Europa federale

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L'INTERVISTA

Attali: l`unica risposta è un'Europa federale

«Le agenzie di rating non contano molto, ma ora servono soluzioni più ambiziose»

PARIGI – E adesso: un'Europa federale. Non piange sulla A perduta, ma non vede altra soluzione, né per la Francia, né per l`Europa, Jacques Attali. L`economista, scrittore, direttore d`orchestra, ex consigliere speciale di Frainois Mitterrand, presidente della Commissione per la liberazione della crescita in Francia, pubblica in questi giorni «Candidats, répondez!» (Candidati, rispondete!, edizioni Fayard): 150 domande ai candidati alle presidenziali francesi. «Perché le soluzioni tradizionali non servono più ci dice – adesso occorrono risposte più ambiziose».

La Francia non è più la prima della classe: un brutto colpo? Quanto valgono le pagelle delle agenzie di rating?
«Le agenzie di rating sono semplicemente composte di giornalisti meglio pagati di lei. E producono documenti come si producono articoli nei giornali. Per molto tempo sono state troppo poco critiche e adesso vogliono mostrarsi più esigenti. Ma è la realtà che conta, non quello che dicono le agenzie. E la realtà parla chiaro: i Paesi europei hanno troppi debiti, mentre l`Unione Europea di debiti non ne ha. Anche la soluzione dunque è chiara: ci vuole un`Europa federale. Spero che la sua costruzione riesca adesso ad imporsi più velocemente».

Che impatto avrà questa A in meno sulla campagna presidenziale francese?
«Non penso che Standard & Poors abbia voluto immischiarsi negli affari di politica interna della Francia e d`altra parte molti altri paesi hanno subito la stessa sorte. In ogni modo la perdita della tripla A suona chiaramente come una sanzione alla politica condotta negli ultimi anni in Francia. Aggiungo che questo declassamento avrebbe potuto essere facilmente evitato con una politica più equilibrata in termini di fiscalità e spese».

Il governo francese oggi sdrammatizza: fa bene?
«Sdrammatizzare il ruolo delle agenzie va bene, ma non si può sdrammatizzare ciò che l`agenzia annuncia. L`agenzia di rating è come un`agenzia stampa: ci fornisce un commento, ma l`importante non è il commento, è l`evento che motiva il commento. E l`evento è tragico: in Francia, come in Italia e in altri paesi europei, la situazione del debito è molto grave e merita di essere presa sul serio. Mi auguro ancora una volta che il declassamento della Francia e di altri paesi avrà almeno il merito di stimolare la convinzione che è ormai impossibile fare ricorso a ricette abituali e che è necessario adottare riforme più ambiziose. Soprattutto per quanto riguarda la costruzione europea».

La campagna presidenziale e i programmi dei candidati sono all`altezza della situazione?
«È presto per dirlo: abbiamo ancora tre mesi per decidere».

Hollande ha detto che é Sarkozy ad essere declassato, non la Francia.
«Direi che il declassamento va anche oltre il quinquennio di Sarkozy e riguarda gli ultimi dieci anni, compresi quelli del governo di Lionel Jospin, un periodo in cui in Francia i dirigenti hanno lasciato le tasse diminuire e le spese aumentare».

Anche l`Italia è stata declassata: la tripla B non è un voto troppo severo per Mario Monti e la sua manovra?
«Ancora una volta, è l`azione che conta. Personalmente ho completamente fiducia in Mario Monti, che sta conducendo un`azione molto coraggiosa, economicamente e socialmente giusta. Sono del tutto fiducioso nelle sue capacità di risollevare l`Italia, un Paese che ha tutti i mezzi per uscire dalla crisi».

di FRANCESCA PIERANTOZZI

il Messaggero, pag 11
16/01/12




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