Assassinio della lingua italiana (anche) a Bruxelles? L’Istituto Italiano di Cultura

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Interventi & Repliche

L’Istituto Italiano di Cultura a Bruxelles.

 

Contrariamente a quanto affermato dal predecessore, Giuseppe Manica (Corriere, 25 novembre), i dati mostrano che dal mio arrivo alla direzione dell’Istituto Italiano di Cultura di Bruxelles le attività sono moltiplicate, i costi sono abbassati e i profitti sono aumentati. Tanto che nel 2013 ci stiamo sostenendo esclusivamente su quanto da noi stessi prodotto. Il blocco preventivo del bilancio 2013 (e quindi dei fondi Mae) da parte dell’Ambasciata non è dunque certo dovuto a mala gestione; ben al contrario, io ho ripreso e sto portando avanti una rilevante opera di risanamento e regolarizzazione in parte avviata nel 2008 dallo stesso Manica. 

L’Iic possiede un immobile molto grande, già sottoutilizzato e in parte impresentabile. Da novembre 2012 la nuova Sala Esposizioni ha fruttato -tra attività e corsi – oltre 70.000 euro. La cucina professionale ha tagliato le spese di catering e offre un servizio aggiuntivo.
La massiccia opera di modernizzazione e digitalizzazione ha permesso forti risparmi, parallelamente all’aumento della nostra
efficacia comunicativa (al mio arrivo gli inviti venivano spediti per posta…). Oggi, l’lic ha una mailing list attiva di 14.000 persone, 14.000 «seguaci» tra profilo e pagina Facebook (secondo lic al mondo), è attivo su Twitter, Flickr e Youtube, dove si possono seguire in streaming le nostre conferenze.
Dal marzo 2012 al 30 novembre 2013 abbiamo organizzato 217 eventi, con una presenza complessiva di oltre 36.000 persone.
Al fine di attirare in lic un pubblico internazionale, a volte organizziamo anche grandi eventi in inglese: da «Girlfriend in a
Corna» di Bill Emmott all’ex Direttore del Policy Planning americano Anne-Marie Slaughter e la sorella del vice presidente Usa Joe Biden, Valerie. Persino Hillary Clinton ha portato il suo saluto all’lic in diretta streaming.
I corsi di lingua e cultura, strategici per la promozione dell’Italia, debbono essere qualitativamente competitivi e differenziabili
rispetto all’offerta locale. Per questo è necessario attirare gli insegnanti migliori offrendo loro formazione continua – e
adeguare costantemente le dotazioni hardware e software. Dal marzo 2012 al novembre 2013, I’lic ha avuto più di 1.800
corsisti, offerto 166 corsi, con un aumento degli introiti del 20%. Nell’estate 2013 il 99% degli studenti lic ha giudicato l’organizzazione dei corsi ottima o buona e il 98% ottima o buona la qualità dell’insegnamento, il 70% ritiene che vi siano stati dei miglioramenti rispetto agli anni precedenti, il 97% raccomanderebbero i corsi dell’lic ad altri.
Abbiamo creato corsi e laboratori di arte, musica e teatro persino per i bambini, per permettere loro di socializzare e conoscere in modo ludico lingua e cultura italiana. Gli lic sono uno strumento principe per la diplomazia culturale e la «public diplomacy». Tuttavia, è necessario abbandonare l’idea che i Direttori lic debbano essere «esperti culturali». Cosa vuoi dire, del resto, essere esperti culturali oggi? Essere specializzati in letteratura? arti visive? musica? teatro? La lista potrebbe continuare allinfinito. Un buon direttore deve innanzitutto avere spiccate doti di leadership e manageriali, saper reperire risorse ed eccellenza, avere competenze informatiche avanzate. E necessario un ripensamento che permetta agli Istituti di Cultura di rispondere con successo alle sfide del XXI secolo. E di smetterla, una buona volta per tutte, con questa idea che i Chiara Fama siano solo dei raccomandati. Il mio lavoro a Bruxelles, come quello di altri altrove, dimostra esattamente il contrario.
Federiga Bindi
Direttore Istituto Italiano di Cultura, Bruxelles
(Dal Corriere della Sera, 27/11/2013).




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