Argentina: lettera aperta aborigena.
Argentina: Lettera aperta Ricevuto da Willca Amaru Villanueva, Buenos Aires, 25 febbraio 2008

Lettera aperta al Presidente dello Stato Argentino, Cristina Fernández de Kirchner.

Ci rivolgiamo a Lei con tutto il rispetto dovuto al capo amministrativo della Nazione Argentina, eletto democraticamente dal popolo dell’Emisfero Sud.

In primo luogo desideriamo informarla che da 16 anni il CCA porta avanti nella Città Autonoma di Buenos Aires il suo obiettivo principale cioè la rivendicazione del diritto di tutti gli abitanti originari di questa città a esprimere pubblicamente la nostra spiritualità.Questo significa poter realizzare cerimonie in luoghi aperti e pubblici nei giorni dell’anno che le loro culture richiedono.

Il CCA celebra le sue riunioni pubblicamente con accesso libero e gratuito nella Plaza Naciones Unidas(settore Plaza Grecia) ubicata nella Avenida Figueroa Alcorta y Austria, i giorni: 20 giugno dalle 22 alle 8 del giorno successivo(Inti Raymi o “anno nuovo indigeno), l’1 agosto dalle 16 (Corpachada a la Pachamama ovvero rito di origine inca) e, il 21 dicembre dalle 18 (kápac Raymi o festa del tempo della raccolta dei frutti).

Noi rappresentanti del Consiglio apparteniamo ai popoli AYMARA, QECHWA, AVÁ E GUARANÍ. È importante sottolineare che Buenos Aires è l’unica capitale latino-americana che possiede un luogo pubblico destinato alle comunità originarie da quando il CCA ha iniziato a realizzarle nel luogo indicato, cosa che gli è valsa la “Dichiarazione di interesse culturale”da parte della Legislatura della Città Autonoma di Buenos Aires con la risoluzione 272/2001.

Siamo certi che Lei, come cittadina e come madre, abbia una particolare sensibilità culturale che le permetterà di capire esattamente perché noi, popoli originari, siamo seriamente preoccupati per il futuro della nostraPachamama( Madre Terra) della quale SIAMO PARTE e NON padroni. Si stanno facendo gravi danni, in alcuni casi irreparabili e, se la nostra Madre Terra perde la sua salute nessuna forma di vita (né spirituale né fisica) sarà possibile.

Ci domandiamo: Che mangeranno nel futuro immediato (non più di 10 anni) gli abitanti dell’Argentina (e di tutto il Sud America)? Soia transgenica? Mais transgenico? Forse banconote ottenute dall’esportazione di questi vegetali? Il deserto vedre della soia beneficia solo alcuni gruppi di investitori (per la maggior parte stranieri) ai quali non interessa sapere né dove si trova l’Argentina né dove sarà il disastro ecologico; i loro affari li fanno nelle borse delle grandi capitali mondiali. La stessa cosa accade con la miniera a cielo aperto (parzialmente istallata su tutto il cordone andino argentino), che contamina così tanto tutta l’acqua e la terra con il cianuro, come con il glisofato e gli agrotossici che desertificano la terra.

Rispettosamente manifestiamo: Esistono più di 40 nuovi villaggi di emergenza che si sono formati durante gli ultimi 10 anni a causa dell’esodo provocato dal disboscamento selvaggio e dalla diffusione delle coltivazioni di soia. In questi villaggi vivono intere comunità che sono state costrette ad emigrare con la forza. Ci sono interessi, che non sono né argentini né Sudamericani, che vogliono impossessarsi della falda acquifera Guaraní avvelenare così il fiume Uruguay.

Quando tra breve non ci sarà più cibo né acqua potabile per migliaia (o milioni) di esseri umani, Lei crede che questi uomini saranno colpiti dalla fame e dalla sete? Le richiediamo un incontro per poterle consegnare i dettagli di questa scontro tra la cultura della Vita, originaria della nostra America, e la cultura della Morte rappresentata da coloro che ricercano ricchezze smisurate e in poco tempo senza pensare nemmeno al futuro dei loro stessi figli.

Appendice 1.

Làzaro Flury (ricercatore di Santa Fé) ha pubblicato nel febbraio del 1951:“Pedro vive nel Chaco meridionale, dove il sole riscaldala terra in modo implacabile e dove il grande caldo innalza l’anima e il corpo fino al sopore dell’indolenza. In questo Chaco misterioso, di selve impenetrabili, di notti di afa e di armonie indecifrabili…

I versi che seguono sono del indiano Pedro. Non hanno titolo.

Di Pedro Yacaré (indiano mocobí):

Turquito del pueblo

encargando boyerito pico blanco,

Y yo mucho precisando

para comprar linda aloja,

y también azúcar para moguá.

Y no pudiendo dar…y no pudiendo buscar…

porque boyerito sacando cría

y otro boyerito poniendo…

¡Paisano sin suerte!…

i Debiendo ser Neepec!…

Ahora que turquito

enseñando papelito nuevo,

y diciendo: “trayendo lindo piquito blanco

dando este papel”.

No pudiendo llevar ¡NO! ¡NO!…

¿Cómo llevando?

Cotaá nunca más dando después

y pobre indio perdiendo lindo bichito…

Y perdiendo carandaí y chaguar,

que siempre curando la sé…

Por eso ¡NO! ¡NO!

¡Lindo papelito para aloja,

y linda gana de tener!…

Pero turquito si quiere, esperando.

Boyerito piquito blanco

no pudiendo dar.

In questi versi è sintetizzata l’osservanza delle leggi della Natura. L’indio avrebbe bisogno del denaro in cambio degli uccellini, ma questo non è possibile visto che gli animaletti della selva stanno covando. Se si infrange questa legge, lo Spirito benigno non darà più all’uomo questi graziosi animali né altri…La tentazione (niente di meno che un foglietto nuovo) è tanta, ma non si può disobbedire a Cotaà.

Appendice 2.

Secondo la giornalista Lourdes Morgades, periodico “El País”di Madrid,pochi giorni fa il 13 febbraio 2008 “più di due secoli dopo che il capitano Cook scoprisse l’Australia, in nome della corona britannica, i discendenti dei colonizzatori bianchi hanno chiesto ufficialmente scusa agli aborigeni.

Nella mattina del 13 febbraio, in Australia il primo ministro socialista Kevin Rudd, si è rivolto al paese per chiedere scusa agli aborigeni per il dolore e la sofferenza causati dalle politiche dei diversi governi e parlamenti. “È arrivato il momento di rivedere la storia dell’Australia per poter andare verso il futuro correggendo gli errori del passato” ha assicurato.“Per il dolore,la sofferenza e i danni inflitti alle generazioni derubate, ai loro discendenti e famiglie,ci dispiace”. “Per i padri e le madri, i fratelli e le sorelle, la rottura delle famiglie e delle comunità, ci dispiace”. “Per l’oltraggio e il disprezzo causati a un popolo e a una cultura orgogliosa, ci scusiamo”.

Vibiana Díaz (Alankay) – Ignacio Báez (Kañandary) Wenceslao Villanueva – Ricardo Acebal. Consejo de Acontecimientos Aborígenes de Argentina. Declarado de Interés Cultural mediante Resolución 272/2001 por la Legislatura de la Ciudad Autónoma de Buenos Aires. Herrera 225 1º B (1295) Ciudad de Buenos Aires-Argentina. Telef. 4300-9569 e-mail:caa_argentina@yahoo.com.ar

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Questo messaggio è stato modificato da: elisapiccolo, 31 Mar 2008 – 22:24 [addsig]




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