Arabo e scuole

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…A Milano nascerà una nuova scuola araba. La prima Bilingue. Corsi in egiziano e italiano, due ore di religione musulmana alla settimana…

(Da “Nuova scuola araba per i bimbi di via Quaranta”, Corriere della Sera, 31/8/2006).

…Bisognerà forse derubricare l’ora di religione facendola diventare l’ora di storia delle religioni e garantire con i soldi pubblici corsi di lingua, per esempio, araba nel percorso didattico. Se si vuole vincere la partita contro gli automatismi, ritenuti naturali, dell’appartenenza e supportare i percorsi di confronto e curiosità che sono alla base delle costruzioni ibride dell’identità, si dovranno allora dare “pubblicamente”, strumenti come la lingua, a chi da qui si confronta con i centri di irradiazione della propria cultura nei paesi di provenienza. La capacità di scegliere di condividere o non condividere la propria appartenenza, come quella di innovarla, avviene sia sulla base di alternative proposte, sia in un confronto ad armi pari – conoscendone la lingua, appunto – contro chi decide di custodire, magari lontano da qui, la verità di una fede e di una cultura e la propone agli altri nella forma di un kit chiuso, preconfezionato, buono solo per essere mandato a memoria.

(Da “Avviciniamoci alla cultura dell’altro Nelle nostre scuole insegniamo l’arabo”,

di Francesco Grandi, Il Riformista, 30/8/2006).

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