Arabo, che passione!

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Lezioni di arabo, è record di iscritti

Migliaia di studenti da Milano a Palermo: “E’ la lingua del momento”

di Marina Cavallieri

C’è chi si iscrive per curiosità e poi si arrende, chi lo fa sperando in nuove possibilità di lavoro e non desiste, chi inizia tanto per provare ma dopo i primi passi rimane affascinato e allora va avanti, non molla, diventa un esperto. E’ boom d’iscritti alle facoltà che insegnano lingua e cultura araba. Raddoppiano, triplicano, gli studenti aspiranti islamismi, nascono nuovi corsi un po’ ovunque, se prima erano tre gli atenei specializzati, a Napoli, Milano, Roma, ora da nord a sud fioriscono iniziative, ecco aprire a Ragusa e Lecce, a Padova e Parma, e poi Pescara, Genova, Cagliari e Torino.

In pochi anni gli studenti sono passati da varie centinaia ad alcune migliaia, solo nell’ateneo di Napoli gli studenti dal 2001 a oggi sono aumentati del 250 per cento. E’ difficile fare un calcolo esatto, dicono i docenti, di quanti italiani si cimentano oggi con la lingua del Corano, che studiano l’arabo di Al Jazeera, che si addentano nei labirinti della letteratura e del diritto, che si appassionano di Averroè e Avicenna, che vogliono conoscere le norme bancarie e la Jihad. Perché la lingua è solo la porta d’accesso ad un mondo che affascina, incuriosisce, a volte, forse, spaventa.

“Il primo balzo è arrivato in seguito all’ 11 settembre, dopo c’è stato un lieve decremento, abbiamo pensato che si era trattato solo di una curiosità passeggera, invece gli iscritti sono via via aumentati, oggi nelle nostre facoltà circola un interesse nuovo, bello, sincero. L’arabo è una lingua splendida, una cultura straordinaria, siamo contenti di poter condividere questo interesse con altri. Il nostro problema ora è solo come soddisfare tutte le richieste”. Francesca Corrao, insegna lingua araba all’Orientale di Napoli, dopo anni di lavoro d’élite, di studi di nicchia, assiste stupita all’esplosione d’iscritti. “Ci sono ragazzi che arrivano solo sulla spinta di una curiosità e quelli che lo fanno soprattutto perché sperano di trovare un lavoro e in realtà la lingua araba apre nuove possibilità. Alcuni collaborano al sito italiano di Al Jazeera, altri con le nostre ambasciate nei paesi arabi” ma anche le Ong, il mondo della cooperazione e la carriera diplomatica sono tra le ambizioni degli studenti. E la difficoltà per una lingua ricca di consonanti, di strutture grammaticali? “C’è una percentuale che rinuncia ma è una minoranza. Per chi ha fatto il liceo classico non ci sono troppi ostacoli perché è un po’ come studiare il greco antico”.

Ma lo studio della lingua è solo la prima tappa per accedere alla cultura araba, l’alfabeto – 28 lettere, solo 3 vocali – è la porta d’ingresso verso un mondo per certi versi oscuro, di cui molto si parla ma di cui troppo poco si sa. “Chi sceglie d’iscriversi a un corso di lingue come questo sicuramente è spinto dalla voglia di capire a fondo le dinamiche e i problemi che attraversano quei paesi senza aver bisogno dell’intermediazione dei media occidentali”, spiega Luigi Serra, preside della facoltà di studi Arabo-islamici e del Mediterraneo dell’Orientale di Napoli. “Oggi i nostri giovani vogliono confrontarsi con l’Islam attraverso lo studio diretto delle fonti, la lettura di un testo in lingua originale o le pagine di un giornale. Ovvio che questo fenomeno deve molto a quello che è successo a New York nel 2001. Così come in tutte le nostre università ci fu un boom di richieste per i corsi di cinese dopo la strage di Tienanmen”. Affluenza di iscritti non solo negli atenei storici. “A Lecce in quattro anni gli studenti sono più che triplicati, erano una quindicina oggi sono circa ottanta”, dice Marica Rocco, docente alla facoltà di Lingue e letteratura straniera.

Non solo negli atenei fioriscono i corsi, disseminate in ogni regione ci sono scuole per studenti di ogni età. “A Roma all’Istituto per l’Oriente, fondato nel 1921, facciamo corsi di lingua araba, quest’anno le classi da una sono passate a tre, la richiesta sarebbe anche maggiore ma non abbiamo abbastanza insegnanti”, racconta Claudio Lo Jacono, docente di Storia del Vicino Oriente islamico. “Tra i nostri allievi non ci sono solo ragazzi, arrivano anche professionisti che vogliono approfondire questa lingua per avere uno strumento in più nel loro lavoro. Molti poi vengono per imparare l’arabo ma sono interessati soprattutto alla cultura, colpisce molto il fenomeno dell’Islam radicale e avvicinarsi significa capire senza pregiudizi, giudicare senza negare”.

(Da La Repubblica, 22/3/2006).

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Daniela Giglioli
Daniela Giglioli

Lezioni di arabo, è record di iscritti<br /><br />
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Migliaia di studenti da Milano a Palermo: “E’ la lingua del momento"<br /><br />
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C’è chi si iscrive per curiosità e poi si arrende, chi lo fa sperando in nuove possibilità di lavoro e non desiste, chi inizia tanto per provare ma dopo i primi passi rimane affascinato e allora va avanti, non molla, diventa un esperto. E’ boom d’iscritti alle facoltà che insegnano lingua e cultura araba. Raddoppiano, triplicano, gli studenti aspiranti islamismi, nascono nuovi corsi un po’ ovunque, se prima erano tre gli atenei specializzati, a Napoli, Milano, Roma, ora da nord a sud fioriscono iniziative, ecco aprire a Ragusa e Lecce, a Padova e Parma, e poi Pescara, Genova, Cagliari e Torino.<br /><br />
In pochi anni gli studenti sono passati da varie centinaia ad alcune migliaia, solo nell’ateneo di Napoli gli studenti dal 2001 a oggi sono aumentati del 250 per cento. E’ difficile fare un calcolo esatto, dicono i docenti, di quanti italiani si cimentano oggi con la lingua del Corano, che studiano l’arabo di Al Jazeera, che si addentano nei labirinti della letteratura e del diritto, che si appassionano di Averroè e Avicenna, che vogliono conoscere le norme bancarie e la Jihad. Perché la lingua è solo la porta d’accesso ad un mondo che affascina, incuriosisce, a volte, forse, spaventa.<br /><br />
“Il primo balzo è arrivato in seguito all’ 11 settembre, dopo c’è stato un lieve decremento, abbiamo pensato che si era trattato solo di una curiosità passeggera, invece gli iscritti sono via via aumentati, oggi nelle nostre facoltà circola un interesse nuovo, bello, sincero. L’arabo è una lingua splendida, una cultura straordinaria, siamo contenti di poter condividere questo interesse con altri. Il nostro problema ora è solo come soddisfare tutte le richieste”. Francesca Corrao, insegna lingua araba all’Orientale di Napoli, dopo anni di lavoro d’élite, di studi di nicchia, assiste stupita all’esplosione d’iscritti. “Ci sono ragazzi che arrivano solo sulla spinta di una curiosità e quelli che lo fanno soprattutto perché sperano di trovare un lavoro e in realtà la lingua araba apre nuove possibilità. Alcuni collaborano al sito italiano di Al Jazeera, altri con le nostre ambasciate nei paesi arabi” ma anche le Ong, il mondo della cooperazione e la carriera diplomatica sono tra le ambizioni degli studenti. E la difficoltà per una lingua ricca di consonanti, di strutture grammaticali? “C’è una percentuale che rinuncia ma è una minoranza. Per chi ha fatto il liceo classico non ci sono troppi ostacoli perché è un po’ come studiare il greco antico”.<br /><br />
Ma lo studio della lingua è solo la prima tappa per accedere alla cultura araba, l’alfabeto – 28 lettere, solo 3 vocali – è la porta d’ingresso verso un mondo per certi versi oscuro, di cui molto si parla ma di cui troppo poco si sa. “Chi sceglie d’iscriversi a un corso di lingue come questo sicuramente è spinto dalla voglia di capire a fondo le dinamiche e i problemi che attraversano quei paesi senza aver bisogno dell’intermediazione dei media occidentali”, spiega Luigi Serra, preside della facoltà di studi Arabo-islamici e del Mediterraneo dell’Orientale di Napoli. “Oggi i nostri giovani vogliono confrontarsi con l’Islam attraverso lo studio diretto delle fonti, la lettura di un testo in lingua originale o le pagine di un giornale. Ovvio che questo fenomeno deve molto a quello che è successo a New York nel 2001. Così come in tutte le nostre università ci fu un boom di richieste per i corsi di cinese dopo la strage di Tienanmen”. Affluenza di iscritti non solo negli atenei storici. “A Lecce in quattro anni gli studenti sono più che triplicati, erano una quindicina oggi sono circa ottanta”, dice Marica Rocco, docente alla facoltà di Lingue e letteratura straniera.<br /><br />
Non solo negli atenei fioriscono i corsi, disseminate in ogni regione ci sono scuole per studenti di ogni età. “A Roma all’Istituto per l’Oriente, fondato nel 1921, facciamo corsi di lingua araba, quest’anno le classi da una sono passate a tre, la richiesta sarebbe anche maggiore ma non abbiamo abbastanza insegnanti”, racconta Claudio Lo Jacono, docente di Storia del Vicino Oriente islamico. “Tra i nostri allievi non ci sono solo ragazzi, arrivano anche professionisti che vogliono approfondire questa lingua per avere uno strumento in più nel loro lavoro. Molti poi vengono per imparare l’arabo ma sono interessati soprattutto alla cultura, colpisce molto il fenomeno dell’Islam radicale e avvicinarsi significa capire senza pregiudizi, giudicare senza negare”.<br /><br />
(Da La Repubblica, 22/3/2006).<br /><br />
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