Approvato il progetto europeo per l’integrazione delle lingue dei segni

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lingUE – come parla l’Europa: Approvato il progetto europeo per l’integrazione delle lingue dei segni

A cura di Antonio Marvasi

IL RICONOSCIMENTO DELLA LINGUA DEI SEGNI: La convenzione ONU del 2006, sui diritti delle persone con disabilità, riconosceva le lingue dei segni promuovendone l’acquisizione e l’uso. Da allora, e, in verità, anche da molto prima che fosse ufficializzato dall’ONU, quasi tutti i paesi del mondo riconoscono alla lingua locale dei segni pari dignità della lingua parlata. Quasi tutti davvero: anche la Cina, che per diritti dell’uomo vacilla, o l’Iran, gli Stati Uniti; e per venire più vicini a noi, la Francia, la Spagna… manca l’Italia, guarda caso.
A causa di questa inadempienza alla avvenuta ratifica italiana di questa Convenzione ONU – e a ben guardare, inadempienza anche dei principi di tutela delle minoranze linguistiche dettate dai trattati europei (Maastricht innanzi tutto) e dalla nostra stessa Costituzione, che pur non facendo cenno alcuno alla lingua italiana ufficiale, tutela espressamente tutte le minoranze linguistiche presenti sul territorio nazionale – insomma a causa della, chiamiamola “disattenzione” dello Stato italiano, pochi mesi fa è partita una iniziativa di Radio Kaos perché anche la LIS (Lingua Italiana dei Segni) sia riconosciuta e tutelata; battaglia che la sta avendo vinta, piano piano.
Infatti, se ancora non si sono avute risposte in materia legislativa dallo Stato italiano, tuttavia questa iniziativa ha avuto il merito di svegliare la consapevolezza e l’interesse delle persone su un reale problema di libertà e integrazione. Molti politici si sono detti favorevoli al riconoscimento della LIS tra le lingue minoritarie sul nostro territorio (lingue tutte tutelate dalla nostra costituzione); e sono nate qua e là iniziative locali in favore dei sordi italiani. Sulla petizione (cancelletto twitter: #iosegno), di Radio Kaos si legge:
“Il riconoscimento della LIS come una vera e propria lingua garantirebbe la libertà di un sordo di scegliere come comunicare ed integrarsi: un effettivo e illimitato accesso all’informazione, alla comunicazione, alla cultura, all’educazione, ai servizi, alla vita sociale, lavorativa e perfino ricreativa; un’equa rappresentazione politica e giuridica, l’accesso all’istruzione… la dignità.”
IN EUROPA: Il 6 giugno di quest’anno, anche l’Unione Europea, grazie anche alla battaglia dei sordi italiani, si è pronunciata a riguardo, avviando un progetto pilota pensato per semplificare i contatti tra gli uffici europei e il milione di cittadini sordi dell’Unione che adoperano le varie lingue nazionali dei segni. Il merito va a Ádám Kósa (parlamentare ungherese sordo che tempo fa espose in parlamento una relazione sulla condizione dei sordi europei,completamente in lingua segnata, avvalendosi di un interprete, come è la norma in un’istituzione multilingue) eWerner Kuhn, che hanno lavorato a lungo e con tenacia presso il parlamento europeo per ottenere lo stanziamento della somma necessaria ad avviare il progetto.
Ad oggi, la situazione dei sordi europei è la seguente: bisogna trovare di volta in volta interpreti segnanti di alta professionalità – come è necessario per la serietà delle informazioni in ambito comunitario – e che siano anche esperti nelle varie materie trattate. Trovare traduttori di tal fatta, oltre che difficile e faticoso,comprende anche un gran dispendio di mezzi.
Viviane Reding, vicepresidente della Commissione e commissaria europea per la giustizia e i diritti fondamentali, ha affermato: “Tutti i cittadini dell’Unione hanno pari diritto di partecipare alla vita democratica. Alcuni però incontrano difficoltà che dobbiamo eliminare. Quella dei segni è la prima lingua, è la madrelingua di tante persone non udentied è la seconda o terza lingua per familiari e amici. Istituzioni e responsabili politici devono fare il possibile per promuovere l’uso delle lingue dei segni e agevolare le persone con difficoltà uditive. È questo l’obiettivo del progetto pilota”.
L’idea di base è quella di creare tecnologie audio e video che permettano a funzionari e a sordi di interagire, traducendo da lingue segnate europee a lingue parlate europee, e viceversa. Una volta creata questa tecnologia, si tratta di diffonderla quanto più possibile.
Insomma, se l’Italia è tra i pochissimi Stati a non aver ancora riconosciuto la propria lingua dei segni, è riuscita a farsi sorpassare anche dalle istituzioni sovranazionali; e L’U.E. come abbiamo denunciato più volte in questa serie di articoli di lingUE, non è proprio immacolata per quel che riguarda i diritti linguistici…
(Da newnotizie.it, 28/6/2013).




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