Anno Europeo dei cittadini: Sì, ma solo se inglesi francesi o tedeschi!

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Anno Europeo dei cittadini, Pagano (Era): Sì, ma solo se inglesi francesi o tedeschi!

Il 2013 è stato sancito all’unanimità da Strasburgo come l’Anno Europeo dei cittadini, dedicato ad iniziative che si pongono come obiettivo la spiegazione ai cittadini dei diritti legati all’eurocittadinanza.
«Sì, questo sarà l’Anno Europeo dei cittadini, ma solo se inglesi, francesi o tedeschi! Sul sito dedicato all’iniziativa, infatti, le uniche lingue che compaiono sono proprio l’inglese, il francese e il tedesco. Questo ribadisce per l’ennesima volta che i cittadini europei non sono uguali di fronte alla legge, non hanno gli stessi diritti di comprendere e farsi comprendere, ma esiste una ben precisa gerarchia che pone al vertice gli anglo-franco-tedeschi». Questo il commento di Giorgio Pagano, Segretario dell’Associazione Radicale Esperanto.

«Sembra valgano nulla le sentenze della Corte di Giustizia Europea che, recentemente si è pronunciata a favore del ricorso avanzato dall’Italia contro i bandi di selezione del personale trilingui – prosegue il Segretario dell’Era – Evidentemente la via indicata dall’esito di questa sentenza, a seguito del ricorso italiano, continua a non essere applicata e sarebbe il caso di reagire immediatamente attraverso un ulteriore ricorso in carenza.
E’ indispensabile che i cittadini dell’Unione conoscano i propri diritti di europei, come passeggeri o consumatori o, ad esempio, che sappiano come funziona l’accesso all’assistenza sanitaria all’estero, ma anche le opportunità offerte dai programmi Ue per gli studenti, ed è evidente come queste informazioni dovrebbero essere accessibili a tutti, non solo a chi parla una delle tre lingue erette, prepotentemente ma non democraticamente, a mezzi esclusivi della comunicazione europea.
Sarebbe ora che qualche parlamentare europeo appartenente alle nazioni linguisticamente discriminate decidesse d’intraprendere tutte le azioni necessarie a favore della lingua federale europea. Dall’Esperanto, infatti, ne trarrebbe vantaggio sia la democrazia linguistica che i diritti linguistici degli eurocittadini, così come la biodiversità linguistica», conclude Pagano.




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