Ane, cittu! L’Italia dei dialetti e ‘non è mai troppo tardi’

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“Ane, cittu!”, ‘vai via, stai zitto’, significa, fai silenzio! Fate silenzio ministri e ministre d’Italia! Che non se ne può più delle vostre idiozie, della vostra pochezza culturale. Povera poesia, povero Dante Alighieri, povero Giacomo Leopardi, poveri tutti noi in questa confusione che spreca parole e pensieri. Che usura ogni ascolto, ogni guardare.

Entro il 2010 le etichette dei prodotti tipici italiani avranno la doppia dicitura: in italiano e in dialetto. Lo ha detto il ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Luca Zaia, intervistato da Klaus Davi durante il suo programma KlausCondicio, in onda su You Tube. «Abbiamo un paniere ricchissimo di prodotti tipici e certificati, che rappresentano il lavoro delle nostre comunità locali, dei nostri comuni, delle nostre regioni. Associare ad ognuno di essi il nome locale è quindi un'occasione per rivendicare la storia che c'è dietro ad ogni prodotto tipico. Perché la vera lingua dei nostri prodotti è quella del territorio». _on è tutto, 'ha pigghiatu lu iundulu lu ministru' stanco della 'romanità' delle produzioni televisive italiane invita i conduttori dei reality e dei talent show a usare il dialetto. «Meglio (…) che il turpiloquio» ha detto convinto l'uomo, il veneto di Conegliano. Vi immaginate il GF? Il torpiloquio e i deliri in dialetto di galli e oche! Una babele!

La tecnica, l'abbiamo già scritto è quella esasperante del chi la spara più grossa! Per la Lega il dialetto è diventata la bandiera dell'Italia futura: non ci serve una Lingua Nazionale saremo il paese delle lingue locali, delle mille parlate. E dire che tanto s'è fatto e da secoli per far sintesi! Tutto lavoro vano!

Sull'enciclopedia leggiamo: “L'italiano moderno è, come spesso accade con le lingue nazionali, un dialetto che è riuscito a far carriera; ad imporsi come lingua ufficiale di una regione molto più vasta di quella originaria. Alla sua base si trova il fiorentino letterario usato nel Trecento da Dante, Petrarca e Boccaccio, influenzato dalla lingua siciliana letteraria elaborata dalla Scuola siciliana di Giacomo da Lentini e dal modello latino”.

Alla faccia delle secessioni! C'era attenzione e la poesia era strumento d'incontro e di sintesi, di ricerca ideale, oltre la pagina, il libro, l’opera! Certo ci fosse stato un padano, chessò, un bergamasco, forse adesso non saremo in questo “casino”, ma a quei tempi da quelle parti andavano in giro ancora con le corna sugli elmi (come adesso)!

Vi ricordate il maestro Alberto Manzi. Chi era ragazzo negli anni sessanta certo sì.

S'era inventato una trasmissione in tv che si chiamava 'Non è mai troppo tardi', “aveva il fine di insegnare a leggere e a scrivere agli italiani che avevano superato l'età scolare, ma che non ne erano ancora in grado. Si trattava di autentiche lezioni, tenute da Manzi a classi formate da adulti analfabeti, nelle quali venivano utilizzate le tecniche di insegnamento moderne, oggi potremmo dire “multimediali” giacché si servivano di filmati, supporti audio, dimostrazioni pratiche, nonché della felice mano del maestro Manzi che, con rapidi tratti di carboncino, disegnava efficaci schizzi e bozzetti su una lavagna a grandi fogli.

Ebbe un ruolo sociale ed educativo molto importante, contribuendo all'unificazione culturale della nazione tramite l'insegnamento della lingua italiana e abbassando notevolmente il tasso di analfabetismo, particolarmente elevato nell'Italia di quegli anni. Infatti pare che, grazie a queste lezioni a distanza, quasi un milione e mezzo di persone sia riuscito a conseguire la licenza elementare.

Il progetto ebbe inoltre un grande successo internazionale, in quanto fu imitato da ben settantadue paesi”. Un eroe dimenticato il maestro Manzi in questa povera Italia, governata da matti!



http://www.ilpaesenuovo.it/index.php?option=com_content&view=article&id=7893:ane-cittu-litalia-dei-dialetti-e-non-e-mai-troppo-tardi-di-mauro-marino&catid=28:lettori-scrivono
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1 Commenti

Annarita Digiorgio
Annarita Digiorgio

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