Ancora sulle voci cancellate

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Mille voci cancellate

Mille parole abbandonano l’italiano. O per lo meno stanno per lasciare il dizionario più sfogliato d’Italia: il Devoto-Oli edizione 2004. Vocaboli in via d’estinzione, termini sommersi dalle ragnatele, parole scomparse, almeno per ora, nell’Italia linguistica: sono gli esemplari verbali che i lessicografi (i compilatori del dizionario) hanno scartato perché “ritenuti arcaici, ormai rari oppure perché confinati solo in alcune zone della Toscana, culla dell’italiano antico”. Il mosaico della lingua nazionale, creato da Giacomo Devoto e Gian Carlo Oli, e pubblicato dalla casa editrice Le Monnier, è stato vagliato dai curatori Luca Serianni e Maurizio Trifone. Un esame scrupoloso che ha coinvolto oltre centomila parole. E cha ha condotto alla bocciatura di un migliaio di lemmi obsoleti, o comunque pronti per andare in pensione. I più penalizzati? Quelli che indicano i vecchi mestieri: da “lanino”, operaio addetto alla lavorazione della lana, a “rammagliatrice”, la donna che riparava le calze di nylon. Per la prossima edizione, intanto, ci sono già molti vocaboli “sotto osservazione speciale”, quelli per cui la sentenza di morte o di vita rimarrà ancora sospesa per un po’. Promossi o bocciati? Dipenderà solo dal lavoro che faranno i censori-lessicografi. Per alleggerire, e attualizzare, quell’ “organismo vivente” che è la lingua.

(Da Grazia n. 48, novembre-2004).

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