Ancora Beppe Severgnini

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Corriere della Sera,12/6/2003

INTANTO PARLIAMOCI CON UNA SOLA LINGUA

di Beppe Severgnini

Papini for President! Come, chi è ? Daniele Papini è un lettore e la Costituzione Europea la scriverebbe così.

“RELIGIONE : l’Europa coincide col Cristianesimo fin dalle origini, è normale citarlo almeno nel Preambolo. Non è chiusura verso altre religioni, è riconoscere il nostro passato. POLITICA : no al diritto di veto. Possibile che milioni di persone siano condizionate, per esempio, dal veto di Malta? Le decisioni van prese a maggioranza, magari superiore al 50%. GOVERNO : un presidente alla testa d’un consiglio, composto dei capi di Stato o di governo dell’Unione. Un Ministro degli Esteri che rappresenti l’Europa nel mondo. PARLAMENTO : due Camere sul modello americano. Una eletta in base alla popolazione, l’altra assegnando due o più seggi a ogni Stato. Sarebbe così rispettata la volontà della maggioranza degli europei, e gli Stati più piccoli conterebbero. DIFESA : un esercito dotato di armi moderne, capace di intervenire rapidamente in caso di necessità. Senza, non si conta niente, inutile raccontarci bugie.”

Ingenuo ? Forse, ma almeno prova a sognare ( in 138 parole, che non è male) . Sognavano anche i firmatari del Trattato di Roma che, nel 1957, istituì le Comunità Europee. Giscard d’Estaing e i suoi Costituenti invece non hanno voluto – o potuto – sognare.

Certo : la loro (logorroica) proposta originale sarebbe passata. Ma un viaggio che finisce all’uscita del porto, val la pena di farlo? Questa incapacità europea a prendere il largo – volare alto, scattare in avanti; scegliete voi la metafora – è scoraggiante. Questa timidezza scoraggia quanti in America pensano a un moderno dìvide et ìmpera ( chissà come lo pronunciano), e preoccupa non solo Eco, Spinelli, Padoa-Schioppa, Habermas o Derrida, ma tutti coloro che hanno a cuore il futuro del continente. In Europa stiamo scivolando verso il minimo comun denominatore. Salvo dove serve, naturalmente.

Prendete le lingue. Qui una semplificazione è urgente, perché la situazione sta diventando grottesca. Con l’allargamento, la popolazione crescerà del 20%, ma le lingue raddoppieranno o quasi: da undici a venti. Arrivano infatti: polacco, ungherese, ceco , estone, lettone, lituano, sloveno, slovacco e maltese, che s’aggiungono a inglese, francese, italiano, tedesco, spagnolo, portoghese, greco, olandese, danese, finlandese e svedese. Le combinazioni per tradurre l’intervento di un europarlamentare, oggi sono 110, ma saliranno a 420. Ho trovato questi dati in un servizio da Bruxelles di Giuliana Ferraino, che ha calcolato quanto costerà questo scherzo: un miliardo di euro all’anno. Ma non è solo questione di costo. È questione di efficacia e di rapidità di decisione. L’America una lingua comune ce l’ha; se il Governatore della California telefona al Segretario di Stato, i due parlano inglese. Anche l’Europa ha una lingua di lavoro, ed è la stessa; se il Primo Ministro finlandese chiama il presidente italiano della Commissione, usano l’inglese.

Cosa c’impedisce prenderne atto e stabilire che l’UE funziona in inglese? Forse il Trattato di Roma, secondo cui un cittadino ha il diritto di rivolgersi a tutte le istituzioni europee nella sua lingua e ottenere una risposta nella stessa lingua ? Non credo: le “regole”, quando sono superate dalle circostanze, si cambiano. Ciò che non si riuscirà a superare, temo, sono le gelosie nazionali, i piagnistei accademici, le retroguardie romantiche con cui è impossibile ragionare.

Qualcuno dirà che adottando l’inglese si favorirebbe la Gran Bretagna.

Non è vero. Gli inglesi quella lingua l’hanno solo inventata; ora è di tutti, come il calcio e i Beatles. E poi, diciamolo: un europarlamentare greco non ha bisogno d’essere tradotto in lingua estone per essere orgoglioso della propria lingua. Eppure, vedrete: perfino questo articolo servirà a qualcuno per denunciare l’imperialismo dell’inglese e inneggiare all’importanza della diversità.

Che esiste, sia chiaro, ed è la ricchezza dell’Europa. Ma “lavorare” in inglese, rinunciando a 420 combinazioni linguistiche, non impoverisce i rappresentanti e i costituenti europei. Gli renderebbe la vita più semplice, invece, e chissà: forse, in quel modo, riuscirebbero a combinare qualcosa.

È d’accordo, presidente Papini ?

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3 Commenti

Daniela Giglioli
Daniela Giglioli

Corriere della Sera,12/6/2003 <br /><br />
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INTANTO PARLIAMOCI CON UNA SOLA LINGUA<br /><br />
di Beppe Severgnini<br /><br />
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Papini for President! Come, chi è ? Daniele Papini è un lettore e la Costituzione Europea la scriverebbe così.<br /><br />
"RELIGIONE : l’Europa coincide col Cristianesimo fin dalle origini, è normale citarlo almeno nel Preambolo. Non è chiusura verso altre religioni, è riconoscere il nostro passato. POLITICA : no al diritto di veto. Possibile che milioni di persone siano condizionate, per esempio, dal veto di Malta? Le decisioni van prese a maggioranza, magari superiore al 50%. GOVERNO : un presidente alla testa d’un consiglio, composto dei capi di Stato o di governo dell’Unione. Un Ministro degli Esteri che rappresenti l’Europa nel mondo. PARLAMENTO : due Camere sul modello americano. Una eletta in base alla popolazione, l’altra assegnando due o più seggi a ogni Stato. Sarebbe così rispettata la volontà della maggioranza degli europei, e gli Stati più piccoli conterebbero. DIFESA : un esercito dotato di armi moderne, capace di intervenire rapidamente in caso di necessità. Senza, non si conta niente, inutile raccontarci bugie."<br /><br />
Ingenuo ? Forse, ma almeno prova a sognare ( in 138 parole, che non è male) . Sognavano anche i firmatari del Trattato di Roma che, nel 1957, istituì le Comunità Europee. Giscard d’Estaing e i suoi Costituenti invece non hanno voluto - o potuto - sognare.<br /><br />
Certo : la loro (logorroica) proposta originale sarebbe passata. Ma un viaggio che finisce all’uscita del porto, val la pena di farlo? Questa incapacità europea a prendere il largo - volare alto, scattare in avanti; scegliete voi la metafora - è scoraggiante. Questa timidezza scoraggia quanti in America pensano a un moderno dìvide et ìmpera ( chissà come lo pronunciano), e preoccupa non solo Eco, Spinelli, Padoa-Schioppa, Habermas o Derrida, ma tutti coloro che hanno a cuore il futuro del continente. In Europa stiamo scivolando verso il minimo comun denominatore. Salvo dove serve, naturalmente.<br /><br />
Prendete le lingue. Qui una semplificazione è urgente, perché la situazione sta diventando grottesca. Con l’allargamento, la popolazione crescerà del 20%, ma le lingue raddoppieranno o quasi: da undici a venti. Arrivano infatti: polacco, ungherese, ceco , estone, lettone, lituano, sloveno, slovacco e maltese, che s’aggiungono a inglese, francese, italiano, tedesco, spagnolo, portoghese, greco, olandese, danese, finlandese e svedese. Le combinazioni per tradurre l’intervento di un europarlamentare, oggi sono 110, ma saliranno a 420. Ho trovato questi dati in un servizio da Bruxelles di Giuliana Ferraino, che ha calcolato quanto costerà questo scherzo: un miliardo di euro all’anno. Ma non è solo questione di costo. È questione di efficacia e di rapidità di decisione. L’America una lingua comune ce l’ha; se il Governatore della California telefona al Segretario di Stato, i due parlano inglese. Anche l’Europa ha una lingua di lavoro, ed è la stessa; se il Primo Ministro finlandese chiama il presidente italiano della Commissione, usano l’inglese.<br /><br />
Cosa c’impedisce prenderne atto e stabilire che l’UE funziona in inglese? Forse il Trattato di Roma, secondo cui un cittadino ha il diritto di rivolgersi a tutte le istituzioni europee nella sua lingua e ottenere una risposta nella stessa lingua ? Non credo: le "regole", quando sono superate dalle circostanze, si cambiano. Ciò che non si riuscirà a superare, temo, sono le gelosie nazionali, i piagnistei accademici, le retroguardie romantiche con cui è impossibile ragionare.<br /><br />
Qualcuno dirà che adottando l’inglese si favorirebbe la Gran Bretagna.<br /><br />
Non è vero. Gli inglesi quella lingua l’hanno solo inventata; ora è di tutti, come il calcio e i Beatles. E poi, diciamolo: un europarlamentare greco non ha bisogno d’essere tradotto in lingua estone per essere orgoglioso della propria lingua. Eppure, vedrete: perfino questo articolo servirà a qualcuno per denunciare l’imperialismo dell’inglese e inneggiare all’importanza della diversità.<br /><br />
Che esiste, sia chiaro, ed è la ricchezza dell’Europa. Ma "lavorare" in inglese, rinunciando a 420 combinazioni linguistiche, non impoverisce i rappresentanti e i costituenti europei. Gli renderebbe la vita più semplice, invece, e chissà: forse, in quel modo, riuscirebbero a combinare qualcosa.<br /><br />
È d’accordo, presidente Papini ?<br /><br />
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Daniela Giglioli
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Corriere della Sera,12/6/2003 <br /><br />
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INTANTO PARLIAMOCI CON UNA SOLA LINGUA<br /><br />
di Beppe Severgnini<br /><br />
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Papini for President! Come, chi è ? Daniele Papini è un lettore e la Costituzione Europea la scriverebbe così.<br /><br />
"RELIGIONE : l’Europa coincide col Cristianesimo fin dalle origini, è normale citarlo almeno nel Preambolo. Non è chiusura verso altre religioni, è riconoscere il nostro passato. POLITICA : no al diritto di veto. Possibile che milioni di persone siano condizionate, per esempio, dal veto di Malta? Le decisioni van prese a maggioranza, magari superiore al 50%. GOVERNO : un presidente alla testa d’un consiglio, composto dei capi di Stato o di governo dell’Unione. Un Ministro degli Esteri che rappresenti l’Europa nel mondo. PARLAMENTO : due Camere sul modello americano. Una eletta in base alla popolazione, l’altra assegnando due o più seggi a ogni Stato. Sarebbe così rispettata la volontà della maggioranza degli europei, e gli Stati più piccoli conterebbero. DIFESA : un esercito dotato di armi moderne, capace di intervenire rapidamente in caso di necessità. Senza, non si conta niente, inutile raccontarci bugie."<br /><br />
Ingenuo ? Forse, ma almeno prova a sognare ( in 138 parole, che non è male) . Sognavano anche i firmatari del Trattato di Roma che, nel 1957, istituì le Comunità Europee. Giscard d’Estaing e i suoi Costituenti invece non hanno voluto - o potuto - sognare.<br /><br />
Certo : la loro (logorroica) proposta originale sarebbe passata. Ma un viaggio che finisce all’uscita del porto, val la pena di farlo? Questa incapacità europea a prendere il largo - volare alto, scattare in avanti; scegliete voi la metafora - è scoraggiante. Questa timidezza scoraggia quanti in America pensano a un moderno dìvide et ìmpera ( chissà come lo pronunciano), e preoccupa non solo Eco, Spinelli, Padoa-Schioppa, Habermas o Derrida, ma tutti coloro che hanno a cuore il futuro del continente. In Europa stiamo scivolando verso il minimo comun denominatore. Salvo dove serve, naturalmente.<br /><br />
Prendete le lingue. Qui una semplificazione è urgente, perché la situazione sta diventando grottesca. Con l’allargamento, la popolazione crescerà del 20%, ma le lingue raddoppieranno o quasi: da undici a venti. Arrivano infatti: polacco, ungherese, ceco , estone, lettone, lituano, sloveno, slovacco e maltese, che s’aggiungono a inglese, francese, italiano, tedesco, spagnolo, portoghese, greco, olandese, danese, finlandese e svedese. Le combinazioni per tradurre l’intervento di un europarlamentare, oggi sono 110, ma saliranno a 420. Ho trovato questi dati in un servizio da Bruxelles di Giuliana Ferraino, che ha calcolato quanto costerà questo scherzo: un miliardo di euro all’anno. Ma non è solo questione di costo. È questione di efficacia e di rapidità di decisione. L’America una lingua comune ce l’ha; se il Governatore della California telefona al Segretario di Stato, i due parlano inglese. Anche l’Europa ha una lingua di lavoro, ed è la stessa; se il Primo Ministro finlandese chiama il presidente italiano della Commissione, usano l’inglese.<br /><br />
Cosa c’impedisce prenderne atto e stabilire che l’UE funziona in inglese? Forse il Trattato di Roma, secondo cui un cittadino ha il diritto di rivolgersi a tutte le istituzioni europee nella sua lingua e ottenere una risposta nella stessa lingua ? Non credo: le "regole", quando sono superate dalle circostanze, si cambiano. Ciò che non si riuscirà a superare, temo, sono le gelosie nazionali, i piagnistei accademici, le retroguardie romantiche con cui è impossibile ragionare.<br /><br />
Qualcuno dirà che adottando l’inglese si favorirebbe la Gran Bretagna.<br /><br />
Non è vero. Gli inglesi quella lingua l’hanno solo inventata; ora è di tutti, come il calcio e i Beatles. E poi, diciamolo: un europarlamentare greco non ha bisogno d’essere tradotto in lingua estone per essere orgoglioso della propria lingua. Eppure, vedrete: perfino questo articolo servirà a qualcuno per denunciare l’imperialismo dell’inglese e inneggiare all’importanza della diversità.<br /><br />
Che esiste, sia chiaro, ed è la ricchezza dell’Europa. Ma "lavorare" in inglese, rinunciando a 420 combinazioni linguistiche, non impoverisce i rappresentanti e i costituenti europei. Gli renderebbe la vita più semplice, invece, e chissà: forse, in quel modo, riuscirebbero a combinare qualcosa.<br /><br />
È d’accordo, presidente Papini ?<br /><br />
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Daniela Giglioli
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Corriere della Sera,12/6/2003 <br /><br />
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INTANTO PARLIAMOCI CON UNA SOLA LINGUA<br /><br />
di Beppe Severgnini<br /><br />
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Papini for President! Come, chi è ? Daniele Papini è un lettore e la Costituzione Europea la scriverebbe così.<br /><br />
"RELIGIONE : l’Europa coincide col Cristianesimo fin dalle origini, è normale citarlo almeno nel Preambolo. Non è chiusura verso altre religioni, è riconoscere il nostro passato. POLITICA : no al diritto di veto. Possibile che milioni di persone siano condizionate, per esempio, dal veto di Malta? Le decisioni van prese a maggioranza, magari superiore al 50%. GOVERNO : un presidente alla testa d’un consiglio, composto dei capi di Stato o di governo dell’Unione. Un Ministro degli Esteri che rappresenti l’Europa nel mondo. PARLAMENTO : due Camere sul modello americano. Una eletta in base alla popolazione, l’altra assegnando due o più seggi a ogni Stato. Sarebbe così rispettata la volontà della maggioranza degli europei, e gli Stati più piccoli conterebbero. DIFESA : un esercito dotato di armi moderne, capace di intervenire rapidamente in caso di necessità. Senza, non si conta niente, inutile raccontarci bugie."<br /><br />
Ingenuo ? Forse, ma almeno prova a sognare ( in 138 parole, che non è male) . Sognavano anche i firmatari del Trattato di Roma che, nel 1957, istituì le Comunità Europee. Giscard d’Estaing e i suoi Costituenti invece non hanno voluto - o potuto - sognare.<br /><br />
Certo : la loro (logorroica) proposta originale sarebbe passata. Ma un viaggio che finisce all’uscita del porto, val la pena di farlo? Questa incapacità europea a prendere il largo - volare alto, scattare in avanti; scegliete voi la metafora - è scoraggiante. Questa timidezza scoraggia quanti in America pensano a un moderno dìvide et ìmpera ( chissà come lo pronunciano), e preoccupa non solo Eco, Spinelli, Padoa-Schioppa, Habermas o Derrida, ma tutti coloro che hanno a cuore il futuro del continente. In Europa stiamo scivolando verso il minimo comun denominatore. Salvo dove serve, naturalmente.<br /><br />
Prendete le lingue. Qui una semplificazione è urgente, perché la situazione sta diventando grottesca. Con l’allargamento, la popolazione crescerà del 20%, ma le lingue raddoppieranno o quasi: da undici a venti. Arrivano infatti: polacco, ungherese, ceco , estone, lettone, lituano, sloveno, slovacco e maltese, che s’aggiungono a inglese, francese, italiano, tedesco, spagnolo, portoghese, greco, olandese, danese, finlandese e svedese. Le combinazioni per tradurre l’intervento di un europarlamentare, oggi sono 110, ma saliranno a 420. Ho trovato questi dati in un servizio da Bruxelles di Giuliana Ferraino, che ha calcolato quanto costerà questo scherzo: un miliardo di euro all’anno. Ma non è solo questione di costo. È questione di efficacia e di rapidità di decisione. L’America una lingua comune ce l’ha; se il Governatore della California telefona al Segretario di Stato, i due parlano inglese. Anche l’Europa ha una lingua di lavoro, ed è la stessa; se il Primo Ministro finlandese chiama il presidente italiano della Commissione, usano l’inglese.<br /><br />
Cosa c’impedisce prenderne atto e stabilire che l’UE funziona in inglese? Forse il Trattato di Roma, secondo cui un cittadino ha il diritto di rivolgersi a tutte le istituzioni europee nella sua lingua e ottenere una risposta nella stessa lingua ? Non credo: le "regole", quando sono superate dalle circostanze, si cambiano. Ciò che non si riuscirà a superare, temo, sono le gelosie nazionali, i piagnistei accademici, le retroguardie romantiche con cui è impossibile ragionare.<br /><br />
Qualcuno dirà che adottando l’inglese si favorirebbe la Gran Bretagna.<br /><br />
Non è vero. Gli inglesi quella lingua l’hanno solo inventata; ora è di tutti, come il calcio e i Beatles. E poi, diciamolo: un europarlamentare greco non ha bisogno d’essere tradotto in lingua estone per essere orgoglioso della propria lingua. Eppure, vedrete: perfino questo articolo servirà a qualcuno per denunciare l’imperialismo dell’inglese e inneggiare all’importanza della diversità.<br /><br />
Che esiste, sia chiaro, ed è la ricchezza dell’Europa. Ma "lavorare" in inglese, rinunciando a 420 combinazioni linguistiche, non impoverisce i rappresentanti e i costituenti europei. Gli renderebbe la vita più semplice, invece, e chissà: forse, in quel modo, riuscirebbero a combinare qualcosa.<br /><br />
È d’accordo, presidente Papini ?<br /><br />
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