Anche in Svizzera plurilinguismo addio!

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ANCHE IN SVIZZERA ADDIO PLURILINGUISMO

di Gian Luigi Beccarla

La convivenza tra lingue in uno stesso Stato è ovviamente auspicabile, e rari sono i casi in cui avviene. In Lussemburgo alla Scuola Materna si usa il Lussemburghese, in seguito il Tedesco, dai sette anni in poi l’insegnamento continua in Francese, nei tribunali le testimonianze sono in Lussemburghese, le arringhe in Francese, il verdetto in Tedesco, la lingua della TV è il Francese, ma la radio opta per tutte e tre le lingue. Quest’armonia plurilingue è eccezione: in genere ci sono conflitti con risvolti politico e sociali. Capita addirittura che si identifichi la differenza linguistica con una differenza “etnica”, appoggiando ingiustificati pregiudizi e superficiali generalizzazioni. A leggere il recentissimo Un libello sulla Svizzera plurilingue di Remo Fasani (A.Dadò editore -Locarno 2004) si rileva che anche nella Confederazione Elvetica ci sono contrasti non di poco conto, proprio in un Paese in cui fino a pochi decenni fa uno svizzero anche mediamente colto sentiva il bisogno di sapere le tre lingue ufficiali della sua patria, Tedesco, Francese, Italiano. Di tutto ciò non sopravvive quasi nulla. La lingua principale è l’Inglese, ridotto a strumento utilitario. L’Italiano è schiacciato tra Tedesco e Francese. Notevoli difficoltà incontrano poi gli svizzeri francesi e italiani che a scuola imparano l’Hochdeutsch, ma se devono lavorare nella Svizzera tedesca si accorgono che la lingua che hanno studiato non serve, anzi discrimina, perché lì si parla Schwiizertütsch. Da quel momento comincia “ un nuovo e penoso apprendistato”, al termine del quale una persona “potrà di nuovo sentirsi a casa sua, ma non come in un primo tempo aveva sperato: non avrà tanto ampliato il suo orizzonte, quanto scambiato il suo piccolo mondo con un altro piccolo mondo”.

E l’Italiano? La sua posizione è di difesa rispetto alle due dominanti. Quando negli anni Novanta ci fu la proposta di renderlo obbligatorio nei Licei, le reazioni della Svizzera francese e tedesca “furono a dir poco indegne”. Indicativo anche il caso di Expo 2002, manifestazione nazionale, quando il giorno dell’apertura si scoprì che in vari padiglioni mancavano le scritte non dico in Romancio,ma in Italiano !

(Da “Tuttolibri” – Supplemento a La Stampa, 27/11/2004).

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