Anche il mondo del ciclismo cede repentinamente all’invadenza anglofona.

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Tradizioni e innovazioni.

Aver gamba, i fuggitivi, i chasers Il lessico (più anglofono) del Giro dove si parla come si pedala.

Lingue L’incrocio italo-inglese è all’ordine del giorno.

I comuni mortali hanno le gambe. I ciclisti nelle giornate buone «hanno la gamba» (singolare). Nelle giornate storte, non ce l’hanno. O meglio, è chiaro che le gambe ce le hanno sempre (avete mai visto qualcuno che pedala senza gambe?), ma è come se non ne avessero neanche una. Cambia il mondo, cambiano le parole anche nel ciclismo, ma la gamba, per fortuna, rimane. Per il momento. Anche l’ammiraglia c’è ancora. E compie più di sessant’anni, se è vero che nel gergo del ciclismo fu inaugurata nel 1953 sul «Corriere dello Sport» a proposito di una foratura del frignanese Mastroianni. Non più la macchinosa «vettura ammiraglia» (aggettivo), ma l’ammiraglia tout court. Sopravvive a tutte le innovazioni tecnologiche il vecchio pignone: perché come l’universo gira intorno al sole, il ciclismo gira intorno al pignone. Niente Giro se non ci fosse il pignone e senza il pignone la gamba girerebbe a vuoto. Sopravvivono la corona e la catena. In alluminio o in carbonio, anche le ruote, per il momento, sopravvivono, chissà ancora per quanto. E i rapporti si sono moltiplicati all’infinito. C?è una meccanica eterna. E c’è un lessico, nel mondo della «pedaleria», che cede repentinamente all’invadenza anglofona. Radio corsa pronuncia ancora parole antiche: italiane e (poche) francesi. Il «drappello degli inseguitori» (chasers, cioè cacciatori, in inglese) non smette di inseguire i fuggitivi (les échappés per i francesi). Lo scalatore, come il grimpeur, non smette di scalare: ma si fa strada trionfalmente il climber inglese. Il discesista scende a rotta di collo (rischiando di travolgere il pubblico, come stava accadendo ieri sotto la pioggia); il velocista scatta appena può, mentre il finisseur scatta un po’ prima: vedi Philippe Gilbert. L’incrocio italo-inglese, al Giro 2015, è all’ordine del giorno, il cambiamento sonoro più evidente dell’ultimo decennio. Il francese si accontenti del Tour, anche se la bagarre è pressoché insostituibile. Il grande Luigi Meneghello, l’autore dei Piccoli maestri (sepolto nel cimitero del suo paese, Malo, a due passi da qui), non è detto che ne sarebbe scontento. Lui che ha vissuto lunghi anni, dal 1947, a Reading, in Inghilterra, sperimentando personalissimi trapianti lirici nelle traduzioni in vicentino dei poeti inglesi più amati. Il corridore che si stacca dal gruppo è quello che si stracca e perde terreno: radio corsa userà drop off, perché capiscano anche gli australiani. E mentre in italiano cresce il distacco, in inglese sale il gap. Difficile to bridge, ovvero ricucire lo strappo, metafora sartoriale sempre in auge. Mentre il battistrada (stage leader) fa di tutto per non farsi agganciare o riassorbire (to catch). Se ha la gamba. If he has the leg. Paolo Di Stefano.
(Dal Corriere della Sera, 22/5/2015).

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