«Ammiro il Prof, ma la frase sugli eletti è da tecnocrate» – intervista a Joachim Poss, vice capogruppo dell’Spd

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Intervista
Il vice capogruppo dell'Spd, Poss: anche Berlusconi ha contribuito a indebolire Camera e Senato.

di Walter Rauhe

BERLINO. «Le dichiarazioni di Monti sul presunto ruolo frenante dei parlamenti nazionali nella soluzione della crisi dell'Eurozona, non sono certo utili a favorire l'integrazione europea e ad abbattere i tanti, troppi pregiudizi esistenti tra diversi paesi e popoli del nostro continente», avverte il portavoce finanze del Partito socialdemocratico tedesco (Spd) e vicecapogruppo al Bundestag, Joachim Poss, che all'indomani dell'intervista del premier italiano al settimanale Der Spiegel mette in guardia da una strisciante delegittimazione delle istituzioni democratiche in seguito alla crisi dei debiti sovrani e della moneta unica.
Non esiste un problema di decisioni rapide che non sempre consentono un coinvolgimento ampio dei singoli parlamenti nazionali?
«Sarebbe una tragedia sacrificare però la democrazia e i diritti di ogni parlamento solo in nome della fretta e dell'urgenza chiesta – bada bene – soprattutto dai mercati finanziari e dalle banche. A decidere nel corso dei tanti vertici a Bruxelles, Roma o Berlino sono solo i capi di stato e di governo dell'Ue insieme ai rappresentanti della Banca centrale Europea, del Fondo monetario internazionale o della Banca Mondiale. Poche persone che approvano pacchetti e interventi da centinaia e centinaia di miliardi di euro. Soldi che provengono però alla fine dai contribuenti, non solo da quelli tedeschi, ma anche da quelli italiani, spagnoli, francesi, greci, finlandesi e così via».
L'Ue resta una realtà astratta?
«In un certo senso sì. Dai trattati di Roma del 1957 in poi, tutte le più importanti decisioni che hanno portato avanti l'integrazione europea sono state prese dai capi di Stato e di governo e solo in rarissimi casi sono state poi anche votate direttamente dai popoli sovrani. Non a caso nei libri di storia si parla dell'Europa di De Gasperi ed Adenauer, di quella di Helmut Kohl e Francois Mitterand. L'Unione Europea finora è sempre stata un progetto delle élites politiche e nel caso dell'Euro, anche di quelle economiche e finanziarie. È ora che realizziamo finalmente un'Europa dei popoli».
Monti e Merkel non sono dunque europeisti?
«Non fraintendiamo. Personalmente ho molta ammirazione e stima per Mario Monti, ciò nonostante con le sue dichiarazioni al settimanale Der Spiegel ha dimostrato ancora una volta di essere in prima linea un tecnocrate, un professore d'economia, ma non un uomo politico. Se davvero lo fosse non avrebbe mai detto una frase simile sul dovere di "educare" i parlamenti, di tenerli a bada come se fossero un ostacolo fastidioso all'integrazione europea. Con questi atteggiamenti accademici e burocratici non si contribuisce certo a stabilizzare l'Euro e a risolvere la crisi».
Molti politici tedeschi però sparano a zero sull'Italia, sulla Grecia negando la solidarietà tedesca ai possibili meccanismi anti spread come gli eurobond o l'acquisto di titoli di stato sovrani da parte della Bce.
«Sentendo alcuni rappresentanti e leader politici tedeschi mi viene la pelle d'oca. Le sparate contro Draghi, contro la Grecia e ormai anche contro l'Italia che provengono dal Partito liberale tedesco o dall'Unione cristiano-sociale bavarese, partiti alleati di Angela Merkel nel governo, non fanno che gettare olio sul fuoco delle polemiche populiste e dei pregiudizi. Alla Germania della Merkel manca decisamente una sana cultura politica ed europeista. All'Italia forse solo un po' di cultura parlamentare dopo gli anni bui dell'era Berlusconi».

7 agosto 2012
Il Mattino

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