25 aprile. Amici nonviolenti e pacifisti, usciamo dal Dopoguerra, portiamo nel mondo la nonviolenza linguistica.

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25 aprile. Amici nonviolenti e pacifisti, usciamo dal Dopoguerra, portiamo nel mondo la nonviolenza linguistica.

Lettera di Giorgio Pagano all’Arena di Pace e disarmo 

Cari amici nonviolenti e pacifisti,

dopo 69 anni, eccoci nuovamente qui, in questo 25 aprile 2014, a parlare di resistenza e liberazione, dal Fascismo. Voi all’Arena di Verona, io in digiuno da 14 giorni per la lingua italiana.
Si, proprio per la lingua italiana. Avete letto bene.
La lingua senza la quale noi non saremmo popolo, non condivideremmo una Costituzione, non esisteremmo. E, infatti, quando non è “conveniente” decimare un popolo, massacrandone i loro corpi, è alle loro menti che si attenta e, attraverso il linguicidio, li si annienta, per assicurarsi guadagni ben maggiori che attraverso la conquista geografica dei loro territori o il loro asservimento.

Il 25 aprile del 1945, però, è anche l’inizio di un Dopoguerra senza fine e che ha visto l’inizio di una nuova guerra: quella per predominare in tempo di pace.

Per vincere la pace, soprattutto economicamente e relativamente al benessere dei propri popoli, inglesi e statunitensi, pongono le basi teorico-pratiche già nel 1943.

Lo fa il 6 settembre, davanti agli studenti di Harvard, Winston Churchill, teorizzando gli imperi del futuro. Gli imperi del futuro, spiega Churchill, saranno gli imperi della mente, the empires of the mind, che si baseranno sul dominio linguistico.

“Il potere di dominare la lingua di un popolo –  spiega Churchill – offre guadagni di gran lunga superiori che non il togliergli province e territori o schiacciarlo con lo sfruttamento”.

Entrambi questi Paesi sono contraddistinti da una grande democrazia interna ma di una altrettanto grande volontà predatoria esterna. Le motivazioni sono tutte già in alcune frasi pronunciate dal Presidente degli Stati Uniti Woodrow Wilson, proprio nell’aprile di ben 107 anni fa, in un’altra università, la Columbia University, “Dal momento che il commercio ignora i confini nazionali e il produttore preme per avere il mondo come mercato, la bandiera della sua nazione deve seguirlo, e le porte delle nazioni chiuse devono essere abbattute… Le concessioni ottenute dai finanzieri devono essere salvaguardate dai ministri dello stato, anche se in questo venisse violata la sovranità delle nazioni recalcitranti… Vanno conquistate o impiantate colonie, affinché al mondo non resti un solo angolo utile trascurato o inutilizzato”.

Capite bene quindi come la dominazione linguistica di churchilliana memoria perfettamente s’innestasse in questa logica che, oltre dei classici strumenti di dominazione, economica, militare (dalle basi americane fino agli acquisti forzati degli F35) si è servita e si serve per assicurarsi il consenso dei popoli sottomessi delle armi di convinzione di massa: i media, anzitutto quelli televisivi, film e serie televisive in testa.

Cosa fa la nostra classe dirigente di fronte a tutto questo? Asseconda la dominazione a tal punto da vietare persino di insegnare in italiano, com’è il caso del Politecnico di Milano, avallato dal MIUR, questione che è appunto oggetto del mio sciopero della fame perché chiara anticipazione del genocidio linguistico italiano sempre più prossimo, denuncia dell’utilizzo della lingua come arma. Un adagio nostrano recita “la lingua non ha ossa ma spezza le ossa”.

Ecco perché sento, forte, in questa occasione, il bisogno di allertare tutti su questa forma di totalitarismo che sta colpendo le identità, la vita, di molti popoli del nostro continente e, nel contempo, di invitarvi a promuovere dibattiti su questa minaccia per la libertà del pensiero come, anche, sulla nonviolenza linguistica, il federalismo linguistico europeo ed internazionale.

Con il mio più fraterno abbraccio vi lascio con una emblematica frase di Gandhi del 1908:
Insegnare l’inglese a milioni di persone equivale a schiavizzarli“.

Giorgio Pagano
Segretario dell’Associazione Radicale Esperanto 

 

 

 




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