Americanizzazione e anglicizzazione della Sardegna

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A proposito del progetto di americanizzazione e anglicizzazione della Sardegna

Pubblicata nel sito ufficiale della Regione e riportata ora dalla stampa, giunge a noi Sardi la sconcertante notizia che la Giunta Regionale ha deciso di stanziare ben 20 o 25 milioni di euro per finanziare un programma che prevede la nostra anglicizzazione e americanizzazione. Programma denominato Sardegna speaks English (a suo tempo elaborato dai Riformatori Sardi, prima osteggiato ed ora, a quel che pare, fatto proprio dalla Giunta Soru), finalizzato a diffondere nell’intera isola la conoscenza capillare e la pratica della lingua inglese col proposito di portare i livelli di istruzione, formazione e competenza della popolazione sarda almeno a quelli medi europei. Ciò in quanto – si afferma – senza competenze linguistiche e dimestichezza con l’inglese è difficile essere presi in considerazione e trovare spazio sia sul mercato nazionale sia in quello internazionale.

Ma, domandiamoci, tutto ciò faceva parte delle linee programmatiche di Sardegna insieme?

Quel programma elettorale, diffuso e pubblicizzato alla vigilia delle elezioni regionali, prospettava una crescita armonica della Sardegna riconoscendo, in modo implicito, i tre livelli che caratterizzano la situazione linguistica isolana: primo livello – lingua sarda; secondo livello – lingua italiana; terzo livello – lingue veicolari in funzione internazionale.

Poiché si dà per acquisito il fatto che la generalità dei Sardi conosce ormai e padroneggia in modo soddisfacente la lingua italiana, è evidente che le maggiori attenzioni, gli interventi legislativi e le risorse destinabili a questo settore dovevano essere rivolti sia alla lingua e cultura sarda, sia alle lingue veicolari in funzione internazionale. E, di fatto, questi due aspetti erano opportunamente puntualizzati nel programma di Sardegna insieme.

Riguardo all’internazionalizzazione si affermava che, per aumentare il proprio grado di apertura e la propria competitività nei mercati esterni, il sistema Sardegna avrebbe dovuto ottenere in tempi rapidi il miglioramento di numerose funzioni essenziali per la vita socio-economica dell'isola, quali, fra le altre, la diffusione nella regione delle lingue e delle culture del mondo. Si parlava dunque di pluralità di lingue e di culture.

Riguardo all’identità, si affermava che c'è un'evidente continuità tra la difesa dell'ambiente e la tutela del patrimonio culturale, materiale e immateriale: dalla lingua, in tutte le sue varianti e le sue espressioni, ai nuraghi, ai muretti a secco, al canto a tenore. E, ancora, che occorre definire un progetto di sviluppo per la Sardegna che parta dalla consapevolezza della nostra identità, di quell’attuale e di quella che vogliamo costruire.


Nel rispetto di queste premesse, come si può oggi pensare di elevare il livello culturale e la crescita armonica del popolo sardo semplicemente somministrando in tutta l’isola massicce dosi di un’unica lingua, la lingua inglese? Per giunta destinando a tale velleitaria impresa una parte così rilevante delle nostre risorse?

Quale progetto di sviluppo è stato nello stesso tempo elaborato, da affiancare a quello dell'anglicizzazione, affinché i nostri giovani partano alla conquista del mondo corroborati dalla piena consapevolezza della loro identità? Quali altrettanto cospicue risorse sono destinate alla formazione identitaria dei giovani sardi?

Nessuno ovviamente osa negare la grande importanza che ha oggi la lingua inglese. Si sa che in tutti i periodi storici, una lingua ha prevalso sulle altre e non sono stati certo motivi culturali o linguistici quelli decisivi per l’affermarsi nel mondo di questo o quell'idioma. I motivi sono sempre stati gli stessi, come lo sono tuttora per l’inglese (o dovremmo ormai dire l’americano?): la supremazia economica, politica, militare, ecc. Motivi solidi, certo, di cui occorre ragionevolmente prendere atto. Ma il prendere atto di questa supremazia non ci autorizza ad orientare ciecamente la nostra politica culturale e linguistica in modo esclusivo verso quella che potrebbe diventare – e il processo è già pericolosamente in atto – monocultura.

Compito dell’amministrazione regionale della Sardegna dovrebbe essere, non già quello di contribuire alla non necessaria sponsorizzazione della lingua inglese, bensì quello di creare le condizioni, fornire motivazioni e incentivi per far maturare nei nostri giovani una coscienza linguistica, orientandoli verso il plurilinguismo.

Con quale criterio e con quale diritto può l’amministrazione regionale discriminare chi per libera scelta intenda dedicarsi ad apprendere e padroneggiare lingue diverse dall’inglese? Un giovane sardo che apprenda ad esprimersi in arabo, in cinese, in giapponese o, per restare in Europa, sappia padroneggiare il tedesco, lo spagnolo, il francese o altri idiomi, non meriterà altrettanta considerazione, non rappresenterà altrettanto degnamente la sua terra come faranno coloro che sapranno esprimersi in inglese?

Tanto più che, se si svilupperà fra i nostri giovani una vera coscienza linguistica, meglio ancora interlinguistica, non venendo meno all'inglese il ruolo preminente che gli è universalmente riconosciuto, la sua crescente diffusione continuerà a manifestarsi anche fra i Sardi, che per libera scelta – culturale, professionale, o d’altro genere, vorranno intraprenderne l'acquisizione, magari al pari d’altre lingue.

Occorre destinare le risorse disponibili per elaborare strumenti e incentivi affinché i nostri giovani possano apprendere e padroneggiare, oltre il sardo e l'italiano, quelle lingue che ciascuno di loro per sensibilità, tendenza od anche opportunità o intuito professionale o imprenditoriale, riterrà di scegliere, compreso l'inglese, s'intende.

Lingue che, in una prospettiva d’auspicabili contatti diretti tra la Sardegna e le altre regioni del mondo e in particolare con i popoli mediterranei e della nuova più estesa Europa, possono offrire, se apprese e padroneggiate in modo non superficiale, sbocchi per attività imprenditoriali, lavorative qualificate e specializzate.

Destinare risorse, anche cospicue, per acquisire migliori competenze nell’impiego delle varie lingue è un fatto decisamente positivo e meritorio. Ma ciò di cui la Sardegna non ha affatto bisogno, ciò che la Sardegna proprio non merita è l’essere avviata, per legge, verso il vicolo cieco della monocultura, verso il vicolo cieco di una deleteria finlandizzazione linguistica che comporterà immancabilmente una subdola e crescente perdita di potere e di prestigio per la nostra cultura.

I Sardi non devono subire passivamente questa mortificante imposizione. Ne va della nostra dignità. Diciamo “no!” con decisione a questo progetto denominato con espressione ibrida Sardegna speaks English opponendo ad esso la prospettiva concreta di una Sardegna plurilingue. Diciamo “sì!” ad un progetto di sviluppo che – come promesso in campagna elettorale – parta dalla consapevolezza della nostra identità, di quell’attuale e di quella multiculturale che è opportuno e doveroso costruire.
Ottobre 2006
NINO PALA*

*Laureato in lingue e letterature straniere, con specializzazione in lingua inglese e pluridecennale esperienza nella didattica delle lingue.


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