Amazon e le altre società Web dove busserà il fisco italiano

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La Reuters ha lanciato il sasso e Report, ieri sera, non ha nascosto la mano. Mentre oltremanica il braccio di ferro con le Web company per il discutibile atteggiamento fiscale è all'ordine del giorno, in Italia si sta cominciando ad affrontare il problema. A farsi avanti il programma di inchiesta di Rai 3, che ha messo la lente di ingrandimento sull'atteggiamento di Amazon partendo proprio dalla stretta britannica e dal rapporto dell'agenzia di stampa (anch'essa) della Regina. Ci si chiede, analizzando la questione dal punto di vista squisitamente nostrano, se una società che ha magazzino e dipendenti in Italia e dalla Penisola fa partire e spedisce la merce non debba soggetta alla tassazione nazionale. E, prima di tutto, se non sia obbligata a comunicare i dati relativi alle vendite. Altro aspetto, quest'ultimo, evidenziato all'interno del servizio, essendo Amazon tradizionalmente restia a snocciolare numeri. Il gruppo di Jeff Bezos si è insediato in Italia nell'ottobre del 2011, a Castel San Giovanni nello specifico, e due mesi fa ha posizionato i suoi uffici nel centro di Milano. Così facendo, gode della legislazione comunitaria che permette di vendere e distribuire nel Vecchio Continente avendo sede in uno dei paesi dell'Unione, ma di fatto gestisce praticamente l'intero business fra i nostri confini. Lo Stato ospitante è in questo caso il Lussemburgo, che si dimostra anche più accogliente del resto dell'Europa con una più bassa imposta sugli eBook e, secondo la ricostruzione della Reuters, ha permesso ad Amazon di nicchiare con il fisco della madrepatria.

Si tratta di un caso, come spiega a Wired.it l'avvocato esperto di digitale Guido Scorza, "diverso da quelli relativi alle altre Web company, che erogano in Italia servizi differenti da quelli che sono produttivi degli utili". Google, per esempio, ha "a Milano una sede commerciale che supporta nei nostri confini l'attività della società irlandese". A Dublino c'è la sede comunitaria vera e propria e lì si aprono e si chiudono gli accordi di BigG con (anche) l'Italia, si pensi alla vendita di pubblicità, sfruttando la Rete. Nel capoluogo lombardo si fa solo da ponte. L'Agenzia delle entrate nostrana ha comunque iniziato in novembre a mettere il naso nei conti tricolori di BigG e ha puntato il dito contro 240 milioni di euro di reddito non dichiarati fra il 2002 e il 2006. A Mountain View dormono sonni tranquilli: "Google rispetta le leggi fiscali in tutti Paesi in cui opera", hanno dichiarato. Il noto escamotage si chiama double Iris Dutch sandwich e il New York Times ha dedicato al concetto una chiara infografica che vale la pena consultare con attenzione: insediarsi in stati europei particolarmente morbidi e far passare il denaro dai Paesi Bassi, non solo permette di agire (fiscalmente) indisturbati nel Vecchio Continente, ma anche di trasferire i profitti nei paradisi fiscali e lasciare che lievitino senza dover rendere conto a nessuno. Non si sta parlando di azioni illegali ma, come ha precisato a fine novembre il membro del parlamento britannico Margaret Hodge, di "pratiche immorali".

Il confine è sottile e i controlli della Guardia di Finanza hanno coinvolto anche Facebook, che, come Google, ha un ufficio commerciale a Milano e una sede in Irlanda. E che, anche in questo caso come Google, respinge le accuse al mittente: "La società paga le tasse in Italia come parte della sua attività nel Paese e rispetta molto seriamente i propri obblighi ai sensi della legislazione italiana in materia fiscale". Anche Apple si muove in maniera scaltra nel Vecchio Continente e, ad esempio, porta la gestione dei pagamenti degli acquisti su iTunes in Lussemburgo, godendo dell' Iva agevolata sulle transazioni digitali. La sede europea di Cupertino è fra l'altro la stessa Irlanda scelta dal rivale Microsoft e l'ispettore della finanza francese Nicolas Colin, ne ha dato notizia Le Figaro in ottobre, si sta muovendo per far quadrare conti. Potrebbe quindi concretizzarsi un inedito schema d'attacco italo-francese.

Da: http://daily.wired.it 18/12/2012

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