Alunni non italiani in crescita

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«Nella mia scuola un alunno su due è straniero. L’integrazione? È possibile»

di Annachiara Sacchi

Preventivo di inizio anno: «Vediamo: il 45 per cento di alunni stranieri, i lavori di ristrutturazione in corso – ma ci hanno promesso che entro il 10 settembre sarà tutto finito -, il turnover degli insegnanti». Giovanni Del Bene non si scoraggia. Anzi. Il nuovo preside della Cadorna di via Dolci, la scuola del ramadan contestato, del bambino con la lingua mozzata, del presepe multireligioso, sorride pacifico e sentenzia: «Andrà tutto bene, basta volerlo». Professore, come gestirà l’integrazione? «Vogliamo proseguire con i progetti già avviati: la scuola per le mamme straniere, le attività sportive pomeridiane, il micronido». Introdurrà qualche modifica? «No, ma vorrei inserire nel programma un progetto di educazione alla lingua italiana “di pari su pari”». Vale a dire? «Dividiamo i bambini in etnie diverse. Per esempio, magrebini e cinesi. Un insegnante organizza le attività, si gioca e si lavora in italiano. Ma se un alunno non afferra una frase, il compagno che è a Milano da più tempo la traduce nella sua lingua madre. Ogni tre mesi si verificano i progressi del gruppo». Il suo predecessore, Alberto De Donno, si lamentava del fatto che alla Cadorna gli stranieri fossero moltissimi, a differenza dell’altra elementare dello stesso plesso, la Martin Luther King. È ancora così? «Sì, c’è ancora una certa sproporzione, ma è difficile invertire la tendenza: i nuclei familiari stranieri risiedono nella zona intorno a via Dolci, mentre in piazza Santa Maria Nascente ne vivono pochi». Ma non si rischiano così i ghetti? «Io, infatti, mirerei a una più equa distribuzione degli alunni stranieri nelle classi». In che modo? «Sto cercando di creare un coordinamento con alcuni istituti, come quello di via Vespri Siciliani, per affrontare insieme la questione. E scongiurare la fuga degli italiani». Alcuni presidi del centro, però, sembrano un po’ reticenti sul tema. «È vero. Servirebbe la collaborazione di tutti. Per fortuna ci sono persone molto motivate, come il vicepreside della Cadorna, Pierluigi Rocca. Finché c’ è passione e voglia di lavorare, possiamo ancora sperare in una scuola migliore». In passato, alla Cadorna, ci sono stati problemi di «intesa» con le mamme arabe. Non serve più dialogo? «È difficile avere risultati in poco tempo. Ma la partenza è stata molto buona: contiamo di andare avanti così». Commenti sull’episodio della lingua tagliata? «Quella maestra ha dimostrato di non saper gestire la classe». Novità del prossimo anno scolastico? «Devo ancora guardarmi intorno. Ma sono molto ottimista. E, forse, un po’ incosciente».

(Dal Corriere della Sera, 28/8/2007).

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Daniela Giglioli
Daniela Giglioli

«Nella mia scuola un alunno su due è straniero. L'integrazione? È possibile»<br /><br />
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Preventivo di inizio anno: «Vediamo: il 45 per cento di alunni stranieri, i lavori di ristrutturazione in corso - ma ci hanno promesso che entro il 10 settembre sarà tutto finito -, il turnover degli insegnanti». Giovanni Del Bene non si scoraggia. Anzi. Il nuovo preside della Cadorna di via Dolci, la scuola del ramadan contestato, del bambino con la lingua mozzata, del presepe multireligioso, sorride pacifico e sentenzia: «Andrà tutto bene, basta volerlo». Professore, come gestirà l'integrazione? «Vogliamo proseguire con i progetti già avviati: la scuola per le mamme straniere, le attività sportive pomeridiane, il micronido». Introdurrà qualche modifica? «No, ma vorrei inserire nel programma un progetto di educazione alla lingua italiana "di pari su pari"». Vale a dire? «Dividiamo i bambini in etnie diverse. Per esempio, magrebini e cinesi. Un insegnante organizza le attività, si gioca e si lavora in italiano. Ma se un alunno non afferra una frase, il compagno che è a Milano da più tempo la traduce nella sua lingua madre. Ogni tre mesi si verificano i progressi del gruppo». Il suo predecessore, Alberto De Donno, si lamentava del fatto che alla Cadorna gli stranieri fossero moltissimi, a differenza dell'altra elementare dello stesso plesso, la Martin Luther King. È ancora così? «Sì, c'è ancora una certa sproporzione, ma è difficile invertire la tendenza: i nuclei familiari stranieri risiedono nella zona intorno a via Dolci, mentre in piazza Santa Maria Nascente ne vivono pochi». Ma non si rischiano così i ghetti? «Io, infatti, mirerei a una più equa distribuzione degli alunni stranieri nelle classi». In che modo? «Sto cercando di creare un coordinamento con alcuni istituti, come quello di via Vespri Siciliani, per affrontare insieme la questione. E scongiurare la fuga degli italiani». Alcuni presidi del centro, però, sembrano un po' reticenti sul tema. «È vero. Servirebbe la collaborazione di tutti. Per fortuna ci sono persone molto motivate, come il vicepreside della Cadorna, Pierluigi Rocca. Finché c' è passione e voglia di lavorare, possiamo ancora sperare in una scuola migliore». In passato, alla Cadorna, ci sono stati problemi di «intesa» con le mamme arabe. Non serve più dialogo? «È difficile avere risultati in poco tempo. Ma la partenza è stata molto buona: contiamo di andare avanti così». Commenti sull'episodio della lingua tagliata? «Quella maestra ha dimostrato di non saper gestire la classe». Novità del prossimo anno scolastico? «Devo ancora guardarmi intorno. Ma sono molto ottimista. E, forse, un po' incosciente». <br /><br />
(Dal Corriere della Sera, 28/8/2007).<br /><br />
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Daniela Giglioli
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Preventivo di inizio anno: «Vediamo: il 45 per cento di alunni stranieri, i lavori di ristrutturazione in corso - ma ci hanno promesso che entro il 10 settembre sarà tutto finito -, il turnover degli insegnanti». Giovanni Del Bene non si scoraggia. Anzi. Il nuovo preside della Cadorna di via Dolci, la scuola del ramadan contestato, del bambino con la lingua mozzata, del presepe multireligioso, sorride pacifico e sentenzia: «Andrà tutto bene, basta volerlo». Professore, come gestirà l'integrazione? «Vogliamo proseguire con i progetti già avviati: la scuola per le mamme straniere, le attività sportive pomeridiane, il micronido». Introdurrà qualche modifica? «No, ma vorrei inserire nel programma un progetto di educazione alla lingua italiana "di pari su pari"». Vale a dire? «Dividiamo i bambini in etnie diverse. Per esempio, magrebini e cinesi. Un insegnante organizza le attività, si gioca e si lavora in italiano. Ma se un alunno non afferra una frase, il compagno che è a Milano da più tempo la traduce nella sua lingua madre. Ogni tre mesi si verificano i progressi del gruppo». Il suo predecessore, Alberto De Donno, si lamentava del fatto che alla Cadorna gli stranieri fossero moltissimi, a differenza dell'altra elementare dello stesso plesso, la Martin Luther King. È ancora così? «Sì, c'è ancora una certa sproporzione, ma è difficile invertire la tendenza: i nuclei familiari stranieri risiedono nella zona intorno a via Dolci, mentre in piazza Santa Maria Nascente ne vivono pochi». Ma non si rischiano così i ghetti? «Io, infatti, mirerei a una più equa distribuzione degli alunni stranieri nelle classi». In che modo? «Sto cercando di creare un coordinamento con alcuni istituti, come quello di via Vespri Siciliani, per affrontare insieme la questione. E scongiurare la fuga degli italiani». Alcuni presidi del centro, però, sembrano un po' reticenti sul tema. «È vero. Servirebbe la collaborazione di tutti. Per fortuna ci sono persone molto motivate, come il vicepreside della Cadorna, Pierluigi Rocca. Finché c' è passione e voglia di lavorare, possiamo ancora sperare in una scuola migliore». In passato, alla Cadorna, ci sono stati problemi di «intesa» con le mamme arabe. Non serve più dialogo? «È difficile avere risultati in poco tempo. Ma la partenza è stata molto buona: contiamo di andare avanti così». Commenti sull'episodio della lingua tagliata? «Quella maestra ha dimostrato di non saper gestire la classe». Novità del prossimo anno scolastico? «Devo ancora guardarmi intorno. Ma sono molto ottimista. E, forse, un po' incosciente». <br /><br />
(Dal Corriere della Sera, 28/8/2007).<br /><br />
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Daniela Giglioli
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