ALTRE POLEMICHE SUL CRISTIANESIMO "L’EUROPA NON SI SENTE EUROPEA"

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Altre polemiche sul cristianesimo

“L’Europa non si sente europea”

Il mancato riferimento alle radici cristiane del Vecchio Continente nel Preambolo della Costituzione europea,decisione contro la quale si è scagliato domenica scorsa Giovanni Paolo II,ha contrariato anche il presidente del Senato. Il quale critica questa consapevole omissione non tanto sotto il profilo religioso quanto perché in tal modo viene a mancare un elemento d’aggregazione,tanto più importante in questa fase storica che vede una certa parte dell’Islam impegnata in una sorta di guerra santa all’Occidente.

“Non si creda- dichiara infatti Marcello Pera,parlando all’assemblea annuale degli industriali fiorentini – che questo richiamo da parte di coloro che lo hanno sostenuto sia solo una questione accademica,storica,filosofica. Si tratta di qualcosa di più. Si tratta d’identità”. Ma quale identità? Che Europa hanno in mente,si chiede Pera,gli eurocostituenti? E a quale Europa aspirano gli Europei? “Si tratta di sapere –prosegue così-se L’Europa intende essere una zona di libero scambio multiculturale e semplicemente aggregata,con un minimo di istituzione che lo regolano,oppure se vuole essere almeno in prospettiva un soggetto unico,con propri specifici principi e valori,e se tra questi principi e valori debbano rientrare,non come accidenti storici capitati non si sa come ma come pilastri portanti e fondativi di civiltà,quel rispetto per la persona,quel primato dell’individuo,quella distinzione tra l’individuo e lo Stato,la società e lo Stato,la religione e lo Stato,che grazie al cristianesimo sono venuti all’onore del mondo. E non solo del mondo europeo”.

Secondo Pera “i cittadini dell’Europa non pensano europeo,perché l’Europa stessa non si sente europea”. A questo punto la seconda carica dello Stato introduce il concetto delle radici cristiane come scudo difensivo o,meglio ancora,come comune vessillo sotto il quale l’Europa potrebbe e dovrebbe radunarsi in questa particolare congiuntura storica. Noi,dice,non vogliamo fare una guerra di religione contro qualcuno. “Ma se qualcuno dichiara,come di fatto dichiara,di voler fare una guerra di religione contro di noi- spiega Pera- dobbiamo almeno essere consapevoli di chi siamo noi,perché noi siamo un bersaglio,che cosa noi dobbiamo difendere. Soprattutto in un momento in cui l’America con l’11settembre e l’Europa con l’11marzo sono fatti bersaglio del terrorismo islamico,riconoscersi o meno in un’identità che ha radici tanto nella tradizione giudaico-cristiana quanto nella civiltà greca classica costituisce una differenza fondamentale”.

Della Costituzione nata venerdì sera a Bruxelles ha parlato anche il ministro degli Esteri,pur senza affrontare la querelle delle radici cristiane. Parlando a Londra nel corso di una conferenza stampa con il responsabile del Foreign Office,Jack Straw,Franco Frattini ha ribadito la sua opinione favorevole a un referendum, “una consultazione generale” con la quale il popolo italiano dovrebbe esprimersi sull’opportunità di recepire o meno la Costituzione europea.

“Questa è la mia opinione personale – ha precisato-e spero che diventi anche l’opinione del governo”.Una speranza,questa,che a giudicare dalle premesse sembra avere tutte le carte in regola per essere disattesa.

Richiesto infatti ieri sera della sua opinione in memoria,mentre si accingeva a partecipare a un convegno a Sesto San Giovanni,Silvio Berlusconi ha tagliato corto:”Francamente non ho avuto ancora il tempo per pensarci”.

C’è da ritenere che,se la prospettiva gli fosse apparsa un minimo interessante,il premier avrebbe dato una risposta differente. “Nulla in contrario” dichiara dal canto suo Gianfranco Fini. “Mi chiedo – aggiunge però il vicepresidente del consiglio-se serve fare un referendum in Italia,dove il problema non si pone perché,per fortuna,abbiamo un’antica tradizione europeista”.

Ancora più categorico è il ministro dell’Interno. “La disputa mi sembra oziosa – è il commento di Beppe Pisanu- e e non vedo come questo fantomatico referendum possa giovare alla causa europea”.

IL GIORNALE p.10

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