Alto Adige, si apre l’era Kompatscher: «Mia figlia ha avuto un fidanzato italiano»

Posted on in Politica e lingue 19 vedi

Il ritratto del presidente provinciale

Alto Adige, si apre l’era Kompatscher: «Mia figlia ha avuto un fidanzato italiano»

di Andrea Pasqualetto

Dice «buongiorno» ed è già una novità perché con Durnwalder era «bonciorno». Ma poi lo spiega chiaro che non sarà più come prima: «Io non resto qui una vita, al massimo 15 anni, anzi, ho già proposto il limite dei 10 perché il ricambio è salute». Loquace, occhialuto e disinvolto, Arno Kompatscher esordisce così da Landeshauptmann, cioè da presidente della Provincia autonoma di Bolzano, il piccolo regno del «tedesco» Luis Durnwalder che sulle sponde dell’Isarco ha governato incontrastato per 24 anni urlando nein. No, Kompatscher discetta in un italiano fluente («purtroppo lo uso poco») e con la sua elezione, oltre a questo primato, ne ha stabiliti altri due. Uno anagrafico-familiare: 42 anni, il più giovane presidente della storia dell’Alto Adige, e sei figli, «dei quali una ha studiato un anno a Trieste e ha avuto anche un fidanzato italiano», che non è poco, nonostante i Kompatscher siano italiani. Il secondo politico: a lui spetta il compito di trovare un alleato al Süidtiroler Volkspartei, il partito che da 6o anni guida in solitudine l’Alto Adige con granitiche maggioranze assolute ma che ora è sceso sotto il 50% dei consensi ed è costretto a trovarsi un compagno di avventura. «Potrebbe essere il Pd che è il nostro partner naturale». Lo attendono molte sfide ma per uno come lui si tratta del naturale approdo di una storia che sembra una favola. Dopo il liceo a Bolzano e un anno da alpino fra Codroipo e Merano, Kompatscher ha lavorato come fabbro e lattoniere nel laboratorio del padre «perché dovevo pagarmi gli studi a Innsbruck e Padova (legge, ndr) e avevo già una figlia». Poi il salto di qualità: presidente del cda della Cabinovia Alpe di Siusi. E da lì la veloce carriera politica: sindaco di Fiè allo Scilar, mille anime, e dal 2011 alla guida del Consorzio dei comuni della provincia di Bolzano. Ma chi è politicamente Arno, come già semplificano i giornali locali? «Mi considero liberale ma non liberista sfrenato, e poi cristiano sociale». In Germania avrebbe votato Merkel: «Con un sospiro perché non mi convince la sua severità nella politica estera che ha alimentato i nazionalismi dividendo un po’ l’Europa invece di unirla. Essendo io europeista, non amo i confini». Fra la pasionaria ultrautonomista Eva Klotz, che con Roma non ha proprio un rapporto idilliaco, e lo storico leader antiautonomista Alexander Langer, l’uomo senza frontiere, dice di stare con quest’ultimo: «Anche se mi piace la passione di Eva e anche se non condivido l’idea di Langer che il nostro sistema altoatesino crei delle gabbie etniche. Se così fosse, non ci sarebbe stata la pacificazione degli ultimi vent’anni fra i due mondi, quello tedesco e quello italiano, che prima vivevano di attentati». Arno è sempre un po’ qui e un po’ lì. Infatti, è proprio sull’autonomia che vuole dare battaglia: «Ma io ne chiedo una diversa, europea, regionale, federalista, non leghista, secondo il principio della sussidiarietà. Mi spiace, per esempio, che lo Stato italiano abbia deciso unilateralmente di trattenersi una parte del nostro gettito fiscale che va ben oltre il 10% e i 118 milioni annui previsti dal patto di Milano. E del tutto illegittimo. Con Monti sono arrivati a 740 milioni. Io dico: rivediamo i 118, ritrattiamo». La provincia è ricca, speciale, c’è la crisi. Non le sembra? «No, io posso arrivare a dire questo: aumentiamo le nostre competenze, ci assumiamo le spese, ma riduciamo la trattenuta». Per il nuovo leader, Bolzano ha già fatto abbastanza, anche tagliando lo stipendio dei politici: «Compreso il mio: 12 mila euro al mese, ne guadagnavo di più prima con i tre lavori che ho già lasciato». La sua stella cometa rimane comunque la tutela della minoranza linguistica e culturale del territorio: «Al punto che io sono favorevole al trasferimento di Cortina dal Veneto all’Alto Adige per il solo fatto che lì c’è la nostra stessa minoranza culturale». Sugli italiani, che a Bolzano sono il 26% della popolazione e vengono rappresentati in consiglio con il 14% dei seggi (passati da 8 a 5), non ha dubbi: «Tutta colpa della mancanza di un progetto politico di centrodestra, ma possono rifarsi, c`è bisogno anche di loro…». Insomma, il nuovo lavoro ad Arno piace, più del gruppo pop nel quale suonava la tromba, più dell’hockey su ghiaccio quando giocava. Incontenibile. 

(Dal Corriere della Sera, 30/10/2013).




0 Commenti

Ancora non ci sono commenti
Lasciane uno tu per primo!
You need or account to post comment.