Alto Adige – Maestre a disagio: «Italiano vietato negli asili tedeschi».

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Maestre a disagio: «Italiano vietato negli asili tedeschi».

Il diktat dell’Intendenza ha messo in crisi anche i docenti. Brugger: «La scuola mistilingue non è più rinviabile».

di Antonella Mattioli.

«Mi sento dire dalla dirigente: siamo una scuola di madrelingua tedesca e quindi niente italiano né con i bambini né con i genitori italiani. Si può parlare in italiano semmai con i genitori di bambini extracomunitari che essendo in Alto Adige da poco tempo non hanno avuto la possibilità di imparare il tedesco. A parte il fatto che mi sembra un atteggiamento razzista, io mi sento sempre più a disagio e impreparata, perché la società ci chiede di formare persone bilingui, mentre la politica ci blocca. L’obbligo di parlare solo ed esclusivamente nella propria lingua sarebbe comprensibile se ci fosse un’alternativa, ovvero una scuola bilingue, ma non c’è e le famiglie fanno quello che possono».
Cornelia Brugger, insegnante di scuola materna, in occasione di un dibattito sull’eterno problema del bilinguismo, si è fatta portavoce del disagio e delle difficoltà delle insegnanti di fronte alle la strategia della Svp, annunciata pubblicamente nelle settimane scorse, per scoraggiare l’iscrizione di bambini italiani ed extracomunitari nelle scuole materne di lingua tedesca. Ricordiamo che dal 2018-2019 ci sarà anche la centralizzazione delle iscrizioni a Bolzano, Merano e Laives e i bimbi non di madrelingua non avranno più diritto al posto nella scuola indicata dai genitori.
Queste sono le disposizioni, ma lei in concreto come si comporta?
«Lo ripeto: mi sento sempre più in difficoltà a fare il mio lavoro. Alle mie colleghe l’ho detto: voi fate come volete, io faccio a modo mio. Per poter insegnare qualcosa, devo riuscire a costruire un rapporto emozionale con il bambino. Se non capisce il tedesco, dovrò parlargli nell’unica lingua che conosce, ovvero l’ italiano. Del resto compito di un’insegnante non è dare di tutto e di più, per garantire ai bambini, al di là della lingua e del colore della pelle, la miglior formazione possibile?».
E con i genitori che avendo iscritto il figlio alla scuola tedesca dovrebbero conoscere la lingua di Goethe: come si comporta?
«Non posso non parlare con loro, perché il dialogo con i genitori è fondamentale per aiutare il bambino a crescere e a superare eventuali difficoltà. E quindi se non capiscono il tedesco, parlerò in italiano».
Al di là della Svp, preoccupata di salvaguardare la scuola del proprio gruppo, sono gli stessi genitori a lamentarsi perché nella scuola materna tedesca si parla spesso più italiano che tedesco.
«Il problema esiste. Mi risulta addirittura che ci siano anche genitori italiani che si lamentano, delusi dal fatto che dopo due mesi di scuola materna tedesca il bimbo non parla ancora la lingua di Goethe. In mezzo, strette dalle diverse esigenze, ci siamo noi insegnanti che siamo state formate per insegnare in una scuola di lingua tedesca, ma oggi dobbiamo cercare di rispondere ad una serie di esigenze spesso diverse e contrapposte».
Lei ha insegnato molti anni a Terento (Val Pusteria): lì come era la situazione in un asilo frequentato solo da bimbi di lingua tedesca?
«Ovviamente, l’opposto rispetto a Bolzano. I genitori ci chiedevano di parlare qualche volta ai bimbi in italiano, perché non avevano altre occasioni di imparare la lingua. Ricordo che abbiamo fatto un programmino, lo abbiamo mandato all’ispettrice e all’assessore Achammer: l’autorizzazione è arrivata con la raccomandazione di non esagerare con l’italiano. La verità è che non è più rinviabile la creazione di una scuola bi-trilingue, sul modello di quella ladina, da aggiungere alla scuola italiana e tedesca».
(Da altoadige.gelocal.it, 17/9/2017).

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