Alto Adige – La Svp: negli asili tedeschi troppi italiani e stranieri.

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La Svp: negli asili tedeschi troppi italiani e stranieri.

Achammer: martedì in giunta le misure per riequilibrare la situazione nelle classi La replica di Tommasini: «Va preservata la libertà di scelta delle famiglie».

di Valeria Frangipane.

Troppi italiani e troppi stranieri negli asili tedeschi. Ci risiamo. I consiglieri Svp di Merano sostengono compatti che «ci sono sezioni di asili tedeschi dove non c’è neanche un bambino di lingua tedesca».
Pronta la risposta dell’assessore alla scuola tedesca – Philipp Achammer – che annuncia per martedì in giunta «un pacchetto di misure per riequilibrare i bambini che non sono di lingua tedesca». E si parla di «distribuzione su diverse sezioni di bambini che non sono tedeschi, come avviene già per le scuole, e di riduzione del numero di bimbi in gruppi con molti “non tedeschi”».
Un “riequilibrio” già suggerito dal direttivo Svp del Burgraviato che punta appunto «a diluire il numero dei bambini italiani o stranieri in più strutture ed in più sezioni».
Christian Tommasini – assessore alla scuola italiana – è sintetico: «Ho già detto che siamo pronti a discutere e a ragionare, ma senza anatemi e senza strumentalizzazioni. Sono convinto infatti che vada innanzitutto preservata la libertà di scelta delle famiglie».
Una questione antica quella degli italiani (e degli stranieri) che non sanno il tedesco. Una questione che tocca nel profondo molte famiglie che vogliono un figlio bilingue e soprattutto un figlio che in Alto Adige si senta a casa e possa trovare lavoro. Genitori certo non rincuorati dai risultati dello studio Kolipsi dell’Eurac – presentato a maggio scorso – dal quale risulta che in sette anni la conoscenza del tedesco nelle quarte superiori sia colata a picco con gli italiani che non reggono una conversazione su temi quotidiani, visto che le competenze si attestano in prevalenza a livello elementare. Non c’è da meravigliarsi – visto il panorama – che i genitori si attrezzino fin dall’asilo. Ma l’Svp di Merano per arginare l’invasione ha pronto un decalogo che ha già inoltrato all’Svp di Bolzano. Tra i suggerimenti propone di «sensibilizzare» i genitori, che non parlano tedesco a non iscrivere i figli in asili tedeschi e di diluire il numero dei bambini italiani e stranieri – qualora il loro numero fosse eccessivo rispetto ai piccoli di madrelingua tedesca – in più asili e più sezioni. Dove non esiste possibilità di suddivisione l’Svp chiede inoltre più personale di sostegno e la possibilità di formare piccoli gruppi di studio. Tra le richieste anche più soldi dalla Provincia per corsi di formazione plurilingui e per le infrastrutture da adeguare alla nuove situazioni con spazi dedicati e materiale pedagogico adeguato per imparare giocando. Tommasini – come detto – è convinto che vada preservata la libertà di scelta delle famiglie: «Occorre certamente accompagnarle maggiormente ad una scelta consapevole. Una scelta che eviti ai bambini i traumi che possono anche accadere alle volte quando si è “gettati” in una scuola di cui non comprende magari neanche la lingua. Questo percorso, nell’interesse dei bambini, va fatto però con rispetto e intelligenza e senza pressioni. Per questo chiedo a tutti di evitare strumentalizzazioni, anche rispetto all’accoglienza dei bambini con background familiare di origine migratoria». Il consigliere dei Verdi – Riccardo Dello Sbarba – dice che l’obiettivo mai raggiunto è quello della scuola plurilungue comune: «Se l’ Svp non la vuole deve tollerare che le famiglie cerchino la loro strada per far imparare il tedesco ai figli. Ricordo ancora che lo Statuto prevede libertà d’iscrizione a scuola anche se esiste una frase – rimasta per fortuna fino ad ora lettera morta – che prevede determinate conoscenze della seconda lingua per non far sentire il bambino emarginato. Ma il problema vero non sta tutto nell’apprendimento del tedesco ma nel desiderio delle famiglie di far sì che i loro figli in Alto Adige si sentano a casa. Cercano la socializzazione e non vogliono un Alto Adige diviso». Per Alessandro Urzì – “Alto Adige nel cuore” – «l’ostinazione con cui si cerca la “purezza razziale” (o linguistica) negli asili tedeschi è la manifestazione di come in certi ambienti politici sfugga la percezione di come la società altoatesina stia mutando. Mi chiedo – continua – quale metodo possa essere discusso in giunta per decidere quale bambino fare iscrivere e quale no agli asili (così come alle scuole) di uno o dell’altro gruppo linguistico. Abitueremo già i bambini di tre anni agli esami di lingua? Dovranno dimostrare di essere “puri” linguisticamente per essere iscritti? Ritorniamo al vecchio motto dell’allora assessore Zelger “più saremo divisi meglio staremo?” Il problema – dice Urzì – non è per paradosso Achammer ma Tommasini. Se il gruppo italiano potesse contare su scuole autonome sul piano organizzativo ma anche finanziario e soprattutto politico garantendo una offerta di scuola bilingue non avremmo questa fuga verso la scuola tedesca. Ma all’assessore Achammer un monito: è inaccettabile continuare a porre veti sul diritto della scuola italiana a mutarsi in scuola plurilingue e poi lamentarsi che molte famiglie iscrivano i propri figli alla scuola edesca». Secca la presa di posizione di Elena Artioli – consigliera di Team Autonomie: «Negli anni 70 io ho dovuto fare i test d’ingresso a scuola. Vogliamo tornare indietro? Le soluzioni sono due. Che facciano più sezioni tedesche o inseriscano insegnanti tedeschi all’asilo italiano».
(Da altoadige.gelocal.it, 21/7/2017).

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