Alto Adige, convivenza difficile

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In controtendenza, a Bolzano mancano insegnanti di italiano

A Bolzano mancano gli insegnanti di seconda lingua, che è l’italiano nelle scuole di lingua tedesca.

E’ una vera e propria emergenza quella che sta affrontando la Sovrintendenza della Provincia autonoma di Bolzano, che non riesce a trovare insegnanti di seconda lingua per le scuole tedesche del territorio: mancano infatti all’appello 250 insegnanti (130 ne mancano invece nelle scuole di lingua italiana, e non è poco neanche lì) ed è arduo trovarli. Nel dettaglio mancano 123 posti alla primaria e nelle graduatorie sono presenti solo 40 insegnanti,alle medie i posti liberi sono 82 e gli aspiranti in graduatoria sono meno della metà,alle superiori 45 posti liberi e 46 gli iscritti in graduatoria.
La difficoltà maggiore sta nel fatto che la maggior parte delle cattedre si trova in scuole situate nelle valli, quindi in alta montagna, lontana dai centri cittadini, e pertanto subiscono un turn over di insegnanti molto alto; in più, l’insegnamento dell’italiano non è molto ambito, fa poca presa sui ragazzi ed è il motivo per cui la conoscenza dell’italiano in Alto Adige sta regredendo in materia sistematica. Tra qualche giorno partirà un concorso per conseguire l’abilitazione all’insegnamento dell’italiano che dovrebbe servire a rimpolpare le graduatorie in via di esaurimento.
(Da ORIZZONTESCUOLA.IT, 24/8/2010).
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Caro Domani, l’Alto Adige sta per sparire, il Sud Tirolo cancella i nomi
italiani: sentieri per camminare, osterie dove mangiare. Noi milanesi
non sappiamo il tedesco e non ci andremo più

di Ilaria Bonalumi, insegnante

Ci dispiace, ma dopo molti anni di vacanze fra le bellissime montagne
dell’Alto Adige, abbiamo deciso di non tornare più. Una guida stampata
con finanziamento dell’assessorato della Provincia di Bolzano, ha deciso
di togliere ogni nome italiano, quei nomi che hanno guidato le nostre
gite e sono rimasti nei nostri ricordi. Masi e indicazioni geografiche
solo in tedesco, menù tedeschi e un certo distacco quando noi italiani
ordiniamo in italiano e chiediamo spiegazioni.
Cosa ha spinto la Provincia che non versa le tasse a Roma, ma investe
(e, devo dire, con accuratezza) ogni risorsa nel mantenimento di un
territorio privilegiato ma accuratissimo? Cosa ha spinto la Provincia
governata da sempre da presidenti di lingua tedesca a cancellare la
lingua italiana dalle abitudini della gente e dei turisti che aggiungono
ricchezza alla ricchezza?
Le mie vacanze e le vacanze della mia famiglia lasciano in Alto Adige
(chiedo scusa se continuo a chiamarlo così) 45 mila euro ogni anno.
L’anno venturo non li spenderemo qui. Aggiungo la notizia letta sul
giornale Alto Adige: Eva Klotz ha raccolto in un diario che verrà
distribuito nelle scuole il profilo dei protagonisti della storia di
questa regione. Fra loro il padre e altri due terroristi responsabili di
attentati dinamitardi: tralicci che saltavano lasciando al buio città e
paesi e la morte di due carabinieri.
Adesso diventano i patrioti dai quali gli studenti di lingua tedesca
devono prendere esempio. Le montagne del Trentino e della Valle d’Aosta
sono ugualmente belle e meno isteriche. Addio Sud Tirol.
(Da "DOMANI", 26/8/2010).




1 Commenti

Daniela Giglioli
Daniela Giglioli

COMUNITÀ UN SAGGIO DENUNCIA LE CRESCENTI DIFFICOLTÀ DI CONVIVENZA FRA LE COMPONENTI ITALIANA E TEDESCA<br />
<br />
Alto Adige, le metà sempre più lontane<br />
<br />
di Fabrizio Dragosei <br />
<br />
Se nel continente europeo la discussione è accesissima sulla questione della maggiore o minore integrazione necessaria per far sopravvivere l'Unione, in una parte del nostro territorio, l'Alto Adige, sembrano riemergere vecchie questioni che sembravano accantonate. Anche le ultime elezioni politiche hanno fatto registrare una stasi della Südtiroler Volkspartei (il partito di tradizionale raccolta dei tedeschi) accompagnato da un tendenziale aumento dei consensi attribuiti ai partiti «estremi», quelli del tutto contrari all'integrazione e, anzi, a favore addirittura della secessione o del ritorno all'Austria. Eppure, per tanti anni, sudtirolesi di lingua tedesca e alto atesini di lingua italiana sono andati avanti verso quella che sembrava essere una convivenza sempre più felice, visti anche i livelli di reddito (altissimi) di questa provincia autonoma. Ma, come spiegano Lucio Giudiceandrea e Aldo Mazza nel loro libro, Stare insieme è un'arte (Edizioni Alphabeta, pp. 182, 16), il fatto di vivere fianco a fianco, di lavorare in uffici pubblici bilingui (o trilingui nell'area ladina della provincia), non è sufficiente. In realtà il rischio che le due comunità si stiano allontanando anziché avvicinarsi è abbastanza concreto. Nel libro si citano i risultati degli esami per il conseguimento del patentino di bilinguismo che sono obbligatori per tutti coloro che lavorano nel pubblico, dagli insegnanti ai netturbini. Ebbene sembra proprio che i tedeschi conoscano l'italiano peggio di quanto non avvenisse anni fa e che gli italiani parlino meno tedesco. C'è l'inglese da apprendere, si dirà, e quindi è logico che si trascurino altre lingue che sullo scacchiere internazionale sono meno richieste. In realtà non è così e la dimostrazione viene dalla piccola comunità ladina che invece continua a fare progressi, tanto in italiano quanto in tedesco e perfino nella lingua inglese. Solo che i ladini (della Val Badia e della Valle Gardena, soprattutto) adottano da tempo un metodo scolastico denominato CLIL (Content and Language Integrated Learning) il che vuol dire che a scuola non studiano semplicemente il tedesco e l'italiano. Loro studiano tutte le materie (storia, geografia, matematica, eccetera) in tedesco o in italiano; ed escono dalle scuole medie con una ottima conoscenza delle tre lingue. Ci vorrebbero sforzi assai più seri per far avvicinare le due comunità principali dell'Alto Adige, ma molti in provincia temono proprio l'eccessiva contiguità. I consigli contenuti nel libro di Lucio Giudiceandrea e Aldo Mazza (che ha come sottotitolo «Vivere in Alto Adige/Südtirol») per apprendere «l'arte» dello stare insieme sono preziosi. Anche perché, come ricordano i due autori, l'Italia è tra i paesi con più minoranze linguistiche: sono dodici e coinvolgono il cinque per cento della popolazione.<br />
(Dal Corriere della Sera, 27/2/2013).

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