Alti gli ascolti su Rai1 per un programma sperimentale sulla lingua italiana.

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Il mattino ha l’italiano in bocca su Rai1.

di Mariano Sabatini.

Svegliarsi e trovare su Rai1 il mitico professor Francesco Sabatini – mio omonimo, non parente: presidente della prestigiosa Accademia della Crusca – che disquisiva del cosiddetto burocratese con lo scrittore Gianrico Carofiglio è stata un’esperienza impagabile, ma a dir poco straniante. Un piacere per le orecchie, un godimento sommo per la sensibilità di chiunque abbia a cuore la lingua italiana, sentirli interloquire su Rai1, con la moderazione di Tiberio Timperi, a “Il grano e Loglio”; appendice di “Uno Mattina In Famiglia” di Michele Guardì, con la cura specifica di Giovanni Taglialavoro.

Gli ascolti di quello che è stato un semplice esperimento di alcune settimane, per riempire fino alle 10.30 lo spazio lasciato libero da un altro programmino, sono stati molto alti, a riprova del fatto incontrovertibile che i contenuti attraggono se ben articolati e proposti. Magari con il supporto della bella dizione di pagine significative della buona narrativa contemporanea o della letteratura immortale da parte di attori come Giuseppe Pambieri o Massimo Wertmuller.

Quanto bisogno ci sarebbe, anche per la corrività del linguaggio giornalistico e televisivo che impone modelli linguistici sbagliati, di separare in modo non episodico l’italiano commestibile dalla zizzania di errori di concetto e sciatterie stilistiche. Il grano e loglio, in questo senso, è un format già pronto. E a suo tempo sperimentato su Radio1 Rai, con l’autorevole sigillo di sua maestà Aldo Grasso.

Ovvio che, trattando di programmi sull’italiano, il riferimento immediato sia al glorioso Parola mia di Luciano Rispoli, che trionfò su Rai1 per diverse edizioni negli anni Ottanta facendo giocare studenti universitari con etimologie, modi di dire, definizioni, brani letterari, eccetera, e chiedendo loro addirittura di redigere un breve testo. In quel caso, pur non essendoci premi in denaro ma libri ed enciclopedie, il giudice-arbitro della gara fu Gian Luigi Beccaria, docente di Storia della Lingua Italiana all’Università di Torino. Ben presto divenuto popolare, il “prof” da cui tutti avremmo desiderato farci interrogare, Beccaria ha proseguito la sua prestigiosa attività accademica, assicurandosi un posto anche nella storia della Tv. Negli anni ha pubblicato testi scientifici e divulgativi, tra cui il recente L’Italiano in 100 parole (ed. Rizzoli), di cui consiglio vivamente la lettura.

Se mi è consentito un rapido sussulto di orgoglio, mi piace ricordare che ho affiancato Rispoli e Beccaria come coautore, sia al Campionato di Lingua Italiana su Tmc, sia nel rifacimento di Parola mia su Rai3 nel 2002. Bellissima esperienza professionale, soprattutto per la percezione del gradimento, della stima, del consenso che il pubblico ci tributava.

Dovremmo essere molti di più – a tutti i livelli, compresi quelli istituzionali – ad amare la nostra bella lingua italiana, “lingua di marmo antico di una cattedrale, lingua di spade e pianto di dolore, lingua che chiama da una torre al mare…” come canta Riccardo Cocciante. Perché il conoscerla e usarla meglio significa dotarsi di armi di difesa e offesa contro l’inciviltà che monta.

Peccato che i dirigenti televisivi, come quel Fabrizio Del Noce che disse a Rispoli di non avere spazi per la riedizione di Parola mia, siano quasi del tutto indifferenti a istanze del genere. Ne sa qualcosa Enrica Bonaccorti che si sta dannando l’anima per piazzare il programma sull’italiano che ha ideato e che condurrebbe con la scioltezza dell’esperienza. Mentre si discute di riforma della Rai e di una rete culturale interamente finanziata dal canone, sarebbe un bel segnale trasformare Il grano e loglio in un appuntamento fisso e rimettere Bonaccorti al lavoro.
(Da notizie.tiscali.it, 18/3/2015).




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