Allarme della Crusca

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Allarme della Crusca : la tv ha ucciso l’italiano

di Lorenzo Bianchi

Impiego sempre più massiccio di termini inglesi e il congiuntivo è diventato un ricordo per pochi intimi. Secondo una speciale giuria, certi personaggi “si salvano”: Piero Angela, Cecchi Paone, Carmen Lasorella

Il povero e compianto maestro Manzi si rivolta nella tomba. Marco Biffi, responsabile del sito web dell’Accademia della Crusca, espone una teoria che ha molti seguaci: “La televisione sta creando una lingua tutta sua, adattando l’italiano a contesti diversi e a diversi contenitori del piccolo schermo”. Centoventi professori di letteratura e italianisti intervistati dalla Eta Meta Research, una società specializzata in ricerche sulla televisione, applaudono. Secondo il settantasette per cento “Il piccolo schermo sta uccidendo la lingua italiana. Il trentotto per cento giudica l’idioma utilizzato “semplicemente mediocre”. Il quarantanove “inaccettabile”. Solo il nove azzarda un “discreto”. Oltre la metà del campione rileva “totale mancanza di rispetto delle più elementari regole della grammatica e della sintassi”. Poco più di un quarto (26 per cento) non gradisce il federalismo catodico che si materializza con l’abuso di “termini dialettali e gergali”. “E’ una babele. Il sentir pronunciare le stesse parole in decine di maniere diverse ha un effetto disorientante sul pubblico”, sbuffa Luigi Romani, della Treccani Vocabolari. I vezzi deprecabili sono molti e vari. Il settantadue per cento del campione vive con disagio “l’introduzione a sproposito o in maniera assolutamente errata di vocaboli inglesi” al posto di meno esotiche parole italiane. Il sessantaquattro per cento inorridisce per il vacillante uso dei tempi verbali. Passato e trapassato remoto sono desaparecidos linguistici. Il cinquantotto per cento degli esperti non vede futuro per il congiuntivo. Oltre la metà (51 per cento) è infastidita dai cosiddetti “tic verbali”, le mode che moltiplicano vocaboli usati in maniera impropria o acritica.Infine il quarantasei per cento soffre di orticaria lessicale per le parole latine pronunciate all’inglese, come “midia” invece di “media”.

Il campione di glottologi si è impegnato anche nella compilazione di una graduatoria dell’orrore nell’uso dell’idioma dei padri. Vincono la maglia nera i contenitori del pomeriggio o della domenica (27 per cento), seguiti dai talk show (22 per cento), dai varietà (19 per cento) e, ahimè, dai telegiornali (14 per cento), ex baluardi della sintassi e della dizione ormai travolti dall’omologazione verso il basso. Sul versante opposto si collocano i “personaggi salvalingua”. Guidano la graduatoria positiva i due volti nuovi di Rai Uno Virginia Sanjust di Teulada e Barbara Matera (59 per cento di palline bianche), Piero Angela (53 per cento), Alessandro Cecchi Paone (46 per cento) e Carmen Lasorella (Visite a domicilio, 41 per cento).

Sono isole nella tempesta di una tv che manda in onda una parolaccia ogni 21 minuti. Un esperto di comunicazione su tre è convinto che sia un espediente “per avvicinarsi al pubblico, creando una sorta di complicità”. Secondo sette interpellati su dieci l’andazzo trash sarebbe “una scelta ragionata dei responsabili dei programmi”. Maestro Manzi, batta un colpo! (Da La Nazione, 8/2/2004).

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