Alla riconquista dell’Europa

Posted on in Europa e oltre 3 vedi

ALLA RICONQUISTA DELL'EUROPA

DOPO la liberazione di Roma lo sbarco in Normandia. Dopo la campagna d'Italia, la riconquista della Francia. Non è solo la traccia obbligata della cronologia e della memoria storica a dettare i tempi della campagna diplomatica di Gorge W. Bush. Sono le esigenze concrete e i problemi dell'oggi. E oggi il problema non è liberare il Vecchio continente dalla tirannia nazifascista (o dalla minaccia comunista), ma recuperare e riallineare un'Europa incerta e divisa alle logiche di un'alleanza che mostra da tempo segni di logoramento. Di ricucire lo strappo provocato da una guerra, quella irachena, che la maggioranza degli americani considera una replica o una prosecuzione di quella combattuta sessant'anni fa e che invece buona parte degli europei vede come una manifestazione di arrogante unilateralismo.
E', quella di Bush, un'operazione delicata, condotta per giunta non sullo slancio di una campagna vittoriosa, ma nel quadro di una ritirata strategica quale è quella messa in atto nelle ultime settimane dall'amministrazione Usa: ritirata il cui buon esito dipende in larga parte proprio dall'atteggiamento dei più riottosi fra gli alleati europei (Francia e Germania in testa), dalla loro disponibilità a rinunciare ai propositi di rivalsa in nome della ricerca di una soluzione onorevole per tutti. E' presto per dire se questa operazione – complessa e irta di insidie come tutte le manovre di ripiegamento – avrà successo, e in quale misura e in quali tempi (gli inizi, a giudicare dal primo incontro con Chirac sembrano promettenti). Fin d'ora si può dire, però, che la tappa italiana del tour europeo di Bush è andata bene, sia per il presidente americano sia per i suoi ospiti italiani, opposizione compresa.
Sul piano dell'ordine pubblico, non si sono verificati – e questo è già importante – i paventati sfracelli, che forse (non sembri cinico ricordarlo) avrebbero avvantaggiato elettoralmente il centro-destra, ma ne avrebbero seriamente intaccato l'immagine di forza governante (e con essa quella del paese). Le manifestazioni anti-Bush sono state nel complesso pacifiche, a parte qualche cassonetto incendiato a beneficio delle telecamere e a parte qualche slogan sciagurato, che ha avuto l'effetto immediato di unire maggioranza e opposizioni nella più sdegnata delle condanne. Sulla visita del presidente americano, l'Italia si è divisa, com'era prevedibile, ma non si è drammaticamente spaccata, come sarebbe stato deprecabile nell'anniversario di un evento di liberazione e al cospetto di colui che oggi – piaccia o non piaccia – rappresenta legittimamente il paese artefice principale di quella liberazione. E la stessa frattura fra maggioranza e opposizione (si pensi alle ottimistiche dichiarazioni di Prodi) appare oggi meno netta rispetto almeno al voto in Parlamento di due settimane fa.
Quanto a Bush, non si è limitato a incassare l'appoggio di un governo amico, del quale peraltro nessuno dubitava. Ha ottenuto una mezza benedizione del Papa, sia pur unita a qualche rabbuffo. Ha fatto il possibile per andare incontro alle attese dei suoi più autorevoli interlocutori, primo fra tutti il Presidente della Repubblica. E non ha perso occasione per ribadire, rivendicando l'eredità dell'America liberatrice dell'Europa nel '44, la sua volontà di riconciliazione con l'Europa di oggi. E' un buon viatico per la parte più difficile della sua campagna diplomatica: rispetto alla quale l'Italia, come accadde nella guerra vera di sessant'anni fa, rappresenta ormai un fronte secondario. Ma è incoraggiante rilevare, almeno su questo fronte, qualche segno di pacificazione e di stabilizzazione. E forse non è illusorio immaginare una ulteriore evoluzione in positivo da qui a una settimana. Quando la missione europea di Bush, e più ancora il lavoro sotterraneo delle diplomazie potranno dare, così tutti si augurano, i frutti sperati. E quando le forze politiche italiane potranno riconsiderare il problema iracheno libere dalle pesanti ipoteche della campagna elettorale.

Giovanni Sabbatucci
IL MESSAGGERO, 06.06.2004, p. 1

[addsig]




0 Commenti

Ancora non ci sono commenti
Lasciane uno tu per primo!
You need or account to post comment.