All’ ONU la Germania può rappresentare l’Europa

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Corriere della Sera, 26.10.04

LA CARTA UE

«All'Onu la Germania può rappresentare l'Europa»

«E' immaginabile in futuro che un diplomatico italiano sia integrato nella
nostra delegazione» «La posizione tedesca sull'Iraq non cambierebbe neppure con Kerry presidente: niente soldati»

BERLINO – Come per Mark Twain, le notizie sulla morte (politica) di Gerhard Schröder erano state «altamente esagerate». Ma questo non ha impedito a Stern , la scorsa settimana, di dedicargli la storia di copertina con il titolo «Il resuscitato».
Ancora una volta, la quarta o la quinta nei sei anni da quando è al potere, il cancelliere socialdemocratico rialza la testa, quando tutti lo davano già per finito. Un Paese in piena sindrome depressiva, comincia ad apprezzare la sua fermezza sulle riforme. « Hier stehe Ich, Ich kann nicht anders », questa è la mia opinione, non posso fare altrimenti, sembra dire Schröder echeggiando Lutero davanti alla Dieta di Worms. E' un fatto che il cancelliere inverta la china dei sondaggi, si goda un'opposizione litigiosa e non più irraggiungibile, appaia affidabile e solido anche a coloro che lo avevano accusato di essere mobile, qual piuma al vento, nelle convinzioni e nelle posizioni politiche. Nel suo ufficio all'ultimo piano della nuova Cancelleria di Berlino, Gerhard Schröder ha concesso questa intervista esclusiva al Corriere della Sera alla vigilia della firma della nuova Costituzione europea, che si tiene venerdì a Roma. «Guardi – dice il cancelliere -, io non ho cambiato né le convinzioni, né lo stile della mia politica. Ma c'è forse un punto, sul quale diversi commenti non sono del tutto campati in aria.
Dopo una fase di severa critica da parte del popolo, si fa strada il convincimento dell'inevitabilità di ciò che è importante e necessario. Lo sforzo riformatore viene sempre più accettato e sicuramente questo mi rende più libero. Resurrezione, però, mi pare un concetto piuttosto religioso».
Signor cancelliere, è soddisfatto? La nuova Costituzione metterà l'Europa dei 25 in grado di funzionare?
«E' questo il suo scopo. Uno può sempre immaginarsi di meglio. Ma non c'era
alternativa possibile e, nelle presenti condizioni, il testo della Costituzione funziona. Credo che l'Europa dei 25 diventerà politicamente più funzionale.
Abbiamo una carta dei diritti fondamentali, che precisa i diritti dei cittadini di fronte allo Stato. Abbiamo un nuovo rapporto nella struttura istituzionale, una Commissione più forte e un Consiglio capace di funzionare, ma anche un Parlamento rafforzato. Credo che ciò porterà a più trasparenza in Europa e dunque ci sono ragioni per ben sperare. Credo si possa con buon animo andare a Roma per firmare la Costituzione, che noi vogliamo ratificare il più rapidamente possibile».
Sul Corriere , l'editorialista Sergio Romano ha suggerito che Germania e Italia si mettano d'accordo e si coordinino, per una ratifica contemporanea e veloce nei due Paesi. Cosa ne pensa?
«Mi pare interessante. Perché non dovremmo farlo? E' una proposta degna di
essere presa in considerazione. Occorre verificarne subito la fattibilità. Ma il capo del governo tedesco, a tal proposito, può fare relativamente poco, poiché la ratifica è affare del Parlamento. La Germania ha una situazione costituzionale che prescrive una ratifica parlamentare per la Costituzione europea, ma ciò a mio avviso non è un difetto. La ratifica in Parlamento e quella in un referendum hanno per me valore assolutamente uguale».
La prossima decisione epocale per l'Unione Europea è l'apertura dei negoziati d'adesione con la Turchia. Lei è uno dei più convinti assertori dell'ingresso di Ankara. Ma appartiene veramente la Turchia all'Europa? Non sono troppo grandi le differenze culturali, civili e politiche, anche quando fosse possibile avvicinare le realtà economiche? Non bisognerebbe tener conto che, secondo i sondaggi, solo il 30% degli europei sia per l'adesione?
«Per la Germania conosco altre cifre. La metà dei tedeschi è a favore, l'altra metà è contro. E' un processo normale. Per me due cose sono decisive. La prima è che da 40 anni diciamo alla Turchia che, se riusciranno a soddisfare i criteri politici, negozieremo con loro sull'adesione. Ora i turchi soddisfano i criteri, come ha constatato la Commissione europea, con una decisione molto intelligente. E noi dobbiamo essere di parola. La seconda è che, se riuscissimo, in Turchia, a stabilire un legame tra un Islam non fondamentalista e i valori dell'illuminismo europeo, questo significherebbe un profitto incalcolabile in termini di sicurezza per l'Europa. E sarebbe anche un segnale importante al mondo musulmano, del fatto che gli europei non tengono in alcun conto lo “scontro fra le culture”, ma si battono dappertutto per la cultura».
L'ex cancelliere socialdemocratico, Helmut Schmidt, sostiene che la «Germania non ha alcun ruolo da giocare nella politica mondiale» e che «l'interesse preponderante dei tedeschi in politica estera sia quello di mantenere l'Europa unita ed efficiente». Con la candidatura a un seggio permanente nel Consiglio di Sicurezza dell'Onu, il suo governo sembra invece muoversi proprio in direzione di un nuovo protagonismo sulla scena del mondo. Questa ambizione è il prodotto della riconquistata normalità della Germania unita, che lei da anni rivendica?
«Io stimo moltissimo Helmut Schmidt, personalmente e politicamente. Ma, in queste affermazioni, egli sottovaluta i suoi stessi contributi storici alla politica mondiale. Schmidt è uno degli inventori del G7, oggi G8, che ha sempre avuto un ruolo di supervisione e di guida sull'economia del mondo.
E questo significa, naturalmente, la partecipazione della Germania a decisioni che hanno un carattere politico mondiale. Voglio dire che Helmut Schmidt è uno degli inventori del ruolo tedesco nell'economia internazionale e che dovrebbe a ragione esserne orgoglioso. E veniamo all'Onu. La Germania è convinta sostenitrice del multilateralismo. Le Nazioni Unite ne sono senza dubbio la massima espressione. Ora l'Onu dev'essere riformata e per questo noi appoggiamo i piani del segretario generale, Kofi Annan. Siamo convinti che la composizione del Consiglio, figlia del Dopoguerra, non esprima più le nuove condizioni. E partiamo dal presupposto che si debba migliorarla. Saremmo cattivi sostenitori del multilateralismo, se, in quanto terzo maggior contribuente al bilancio dell'Onu e uno dei Paesi che offrono il maggior numero di truppe nelle missioni di pace, ci sottraessimo alle responsabilità dell'organismo esecutivo, nel caso in cui la riforma andasse in porto. Certo, questo ha a che fare con gli sviluppi degli ultimi dieci anni, se vuole anche con la normalità. La Germania non è più un Paese diviso, si assume responsabilità in Europa, Afghanistan. E, nel quadro di una riforma delle Nazioni Unite, è pronta anche ad assumersi le sue responsabilità nel Consiglio di Sicurezza».
L'Italia è contro la candidatura tedesca e si batte per un seggio europeo.
Vi sembra irrealistico? Non sarebbe, questa, una posizione più consona alla vostra tradizione?
«Considero sbagliata la posizione italiana. Al recente vertice di Roma, ho detto anche che questo non tocca il mio amore per il vostro Paese e il vostro popolo. Ci saranno sempre differenze d'interessi in politica. Questo però non danneggerà la cooperazione durevole fra Italia e Germania. In effetti ritengo irrealistico, attualmente, presumere che ci possa essere un seggio europeo nel Consiglio di Sicurezza. Non vedo la possibilità che Francia e Gran Bretagna rinuncino ai loro seggi. Inoltre, non siamo ancora in una fase in cui esista una politica estera e di sicurezza comune, come ha nuovamente dimostrato la discussione sulla guerra in Iraq. Penso che ci dobbiamo arrivare.
La nom ina di Solana a ministro degli Esteri europeo è la prova degli sforzi seri, intrapresi in questa direzione. Ma per il momento considero irrealistico presupporre un seggio europeo, nel quadro della riforma in corso. L'idea è buona, la realtà è ancora molto distante».
Ma sareste disposti, nel caso otteneste il seggio, a gestirlo come seggio europeo, agendo nell'interesse dell'Unione, per esempio attraverso uno stretto coordinamento con Solana?
«La risposta è un chiaro sì: la Germania in quel caso accoglierebbe in particolar modo gli aspetti europei. Io non credo che, nel quadro della riforma, vengano introdotti nella Carta diritti di adesione collettiva per unioni di Paesi.
I membri dell'Onu sono fin qui gli Stati nazionali e non vedo alcuna possibilità che ciò cambi. In questa fase dello sviluppo storico è conveniente che noi ci si batta dapprima per una riforma, che porterà all'ampliamento del Consiglio, cui la Germania non rinuncerebbe, rafforzando così la presenza dell'Europa nell'organismo esecutivo».
Cosa direste se l'Italia decidesse di appoggiare la candidatura tedesca, a condizione che Berlino accetti all'Onu un legame stretto, anche formale con la diplomazia europea?
«Guardi, su questo siamo aperti. Naturalmente mi posso immaginare che un diplomatico italiano sia integrato in una posizione importante nella rappresentanza tedesca all'Onu».
La vostra attuale politica estera non sembra tenere le violazioni dei diritti umani nello stesso conto tenuto in passato. Gli esempi più citati sono i vostri ottimi rapporti con la Russia di Putin e le esportazioni di armi verso la Cina. La difesa degli interessi economici tedeschi nel mondo è la vostra nuova stella polare?
«No. Il nocciolo duro della politica estera rimane la difesa del rispetto dei diritti umani. Ma come farlo al meglio e più efficacemente? Io appartengo a coloro che non considerano molto promettenti i vecchi rituali.
Abbiamo appena avviato in Cina un dialogo sullo Stato di diritto. Questo non
è legato a un reclamo sulla violazione dei diritti umani fatto durante una specifica visita, è un dialogo permanente. Sui rapporti con la Russia, non condivido la critica. Io so con certezza dal presidente russo che egli vuole una soluzione politica in Cecenia, ma capisco che non voglia negoziare con gli assassini di centinaia di bambini. So da lui che vuole democratizzare il suo Paese e suppongo anche che avrà successo. Di queste cose io discuto intensamente con Vladimir Putin».
Le esternazioni del commissario europeo designato, Rocco Buttiglione, a proposito di omosessualità e madri singole hanno suscitato polemiche. A parte le questioni personali, che ruolo possono svolgere le convinzioni religiose e ideologiche di chi ha un'alta responsabilità nell'Ue, nell'esercizio del suo ufficio?
«Penso che anche un commissario abbia diritto in proposito ad avere un'opinione personale, che io non condivido e in nessun modo potrei condividere. La libertà d'opinione vale per tutti. Il presidente della Commissione ha detto chiaramente che qualunque fosse il parere di un singolo commissario su questo tema, esso non rappresenterebbe comunque la linea della Commissione. E a questo io mi devo attenere».
Lei e il suo governo continuate a ripetere che non ci saranno soldati tedeschi in Iraq. Vale anche nel caso di una vittoria di John Kerry? Secondo un aneddoto, circolato nei giorni scorsi, lei temerebbe proprio di essere invitato alla Casa Bianca da Kerry, se vincesse, per parlare dell'Iraq… «Un'invenzione, con la quale non ho nulla a che fare. La mia linea è una. Non ci sarà da parte mia alcuna esternazione sulla campagna elettorale americana, né su cosa potrebbe succedere se… La posizione tedesca è di fondo, vale per oggi e continuerà a valere: non manderemo soldati in Iraq».

Paolo Valentino

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