Alghero parla catalano.

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Alghero parla catalano.

La città sarda conserva la traccia linguistica del passaggio dei catalani nel trecento. Un’eredità che oggi è in pericolo.

I primi catalani sbarcarono in Sardegna nel trecento, dopo essere salpati dalla costa orientale di quella che oggi è la Spagna per espandersi nel Mediterraneo. Il re Pietro IV espulse molti degli abitanti di Alghero e ripopolò la zona soprattutto con detenuti e prostitute catalani. Oggi Alghero è un’anomalia linguistica, l’ultimo bastione della lingua catalana in Italia. In un’epoca in cui i popoli si aggrappano alle loro identità nazionali, l’uso del catalano ad Alghero ci ricorda che le culture del Mediterraneo si sono mescolate per secoli, rendendo l’identità qualcosa di molto fluido. Secondo le autorità locali, solo un quarto dei 44mila abitanti di Alghero parla il catalano come prima lingua. È usato poco dai giovani e nelle scuole non viene insegnato. Invece nel 1921 lo parlavano quasi tutti, secondo un censimento dell’epoca. “Si possono organizzare conferenze, pubblicare libri e fare molte altre cose, ma parlare una lingua è l’unico modo per tenerla in vita”, dice Sara Alivesi, una giornalista del gruppo editoriale che cura l’unico giornale online in catalano di Alghero.
Linea di trasmissione Quando nel 1720 la Sardegna fu occupata dai Savoia, e in seguito diventò parte dell’Italia, la lingua catalana scomparve dall’isola. Oggi il catalano non è solo oscurato dall’italiano, ma deve anche competere con il dialetto sardo. Nelle strade si sente parlare raramente, anche se compare su alcuni cartelli e ci sono ristoranti che etichettano come catalani alcuni piatti, tra cui una versione locale della paella. In Spagna il catalano fu vietato dal dittatore Francisco Franco. Quel divieto, però, non determinò la scomparsa della lingua, anzi la rafforzò, perché in privato l’uso del catalano diventò una forma di resistenza alla dittatura. Nel 1999 il parlamento italiano ha approvato una legge in difesa di dodici lingue minoritarie storiche, tra cui il catalano. Ma questo non ha contribuito alla sua diffusione, soprattutto nel sistema dell’istruzione, fortemente centralizzato. “Secondo il ministero dell’istruzione, insegnare il catalano accanto all’italiano non è utile e può confondere le idee agli studenti”, dice Joan-Elies Adell, che dirige la sede di Alghero dell’ufficio regionale della Catalogna per la promozione della cultura catalana. Da poco è partito un progetto statale: alcune scuole di Alghero offrono lezioni di catalano e tre associazioni tengono corsi settimanali per circa 150 adulti, ma sono gestite da volontari e funzionano solo per sei mesi all’anno. Adell dice che alcuni ragazzi poi continuano a studiare il catalano a Barcellona, la principale città della Catalogna. Gli esperti sono scettici sul futuro del catalano ad Alghero e delusi da come le autorità italiane hanno gestito il problema delle lingue minoritarie. “Per un certo periodo hanno fatto finta di intervenire, perché era politicamente corretto”, dice il linguista Francesco Ballon, “ma quell`epoca è finita”. Qualcuno però spera di poter riaccendere le braci della lingua. Claudia Crabuzza, 41 anni, una cantante di Alghero, nel 2016 ha vinto il premio Tenco con un album in catalano. Ha inciso i brani in Catalogna con musicisti locali. “Come molte persone della mia generazione ho avuto i nonni che parlavano catalano, ma la linea di trasmissione della lingua si è interrotta quando i miei genitori hanno deciso di parlarmi in italiano”, racconta. Qualche bambino potrebbe impararla dagli anziani come Gavino Monte, 8o anni, che si tiene in forma girando per la città in bicicletta tutte le mattine. Monte dice che con i suoi cinque nipoti parla solo algherese, come i locali chiamano il loro dialetto catalano, perché pensa che “dovrebbe rimanere la lingua della famiglia”.
Raphael Minder, The New York Times, Stati Uniti
(Da Internazionale, 19/1/2017).

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