Al puzzle della Ue manca un tassello: ricostruire la fiducia

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ANALISI

Al puzzle della Ue manca un tassello: ricostruire la fiducia

di Riccardo Sorrentino

C’è un ingrediente che manca. E mancherà a lungo, rendendo il processo decisionale europeo, da sempre molto complesso, persino contorto. A maggior ragione ora che sono finalmente riapparsi i segni di una stabilizzazione finanziaria e la Grecia ha superato lo scoglio del suo "default parziale": in poche parole, ora che l’emergenza è in parte superata.
Quel che manca è la fiducia. Gli investitori che guardano lontano, la stanno recuperando.
Con tutte le cautele del caso, ma con grande precisione, come dimostra il sorpasso dello
spread dei titoli spagnoli (sui Bund) rispetto a quello dei BTp, dopo che Madrid ha in sostanza rinnegato gli impegni presi. A differenza dei mercati, le opinioni pubbliche -i cittadini, i contribuenti-restano invece scettici; e i politici, che questi umori registrano con sensibilità e ansia (elettorale), ne devono tenere conto. A volte cercando di addolcire la pillola, per esempio proponendo una Tobin Tax di dubbia efficacia per la stabilità dei mercati, a volte cercando di alzare la voce, come potrebbe essere il caso per l’indifendibile Ungheria, in deficit anche democratico, oltre che fiscale.
La fiducia mancante, però, va costruita. È un passaggio necessario.
L’apertura di credito dei mercati è una scommessa sull’approvazione del fiscal compact, il patto sul pareggio dei bilanci pubblici; e ora bisogna "consegnare" il pacchetto promesso. In questo modo si contribuirà anche a ricostruire la fiducia tra i cittadini dei vari Paesi. Bisognerà però superare alcuni scogli: il referendum irlandese, innanzitutto; ma anche il voto presidenziale francese con la probabile elezione di Francois Hollande, orientato – in campagna elettorale – a ritardare di un anno il pareggio dei conti.
Le due consultazioni, e i loro esiti, riproporranno ancora una volta la tensione tra la costruzione europea e le politiche nazionali.
Nulla come il fiscal compact, infatti, è peculiare all’esperimento dell’Unione monetaria.
Provare ad azzerare di fatto – sia pure con l’escamotage della "correzione per il ciclo" – la politica fiscale è un passo delicato.
Da un punto di vista tecnico, molti economisti, pur consapevoli dei limiti dell’intervento
pubblico, lo bocciano. Da un punto di vista politico, in un sistema democratico ideale – ma si pensi anche, più concretamente, alla Svizzera – dovrebbero essere gli elettori a valutare se l’equilibrio "pragmatico" tra spese e tasse sia giustificato.
L’esperimento europeo richiede però qualcos’altro. Mario Draghi. il presidente della
Bce, lo ha spiegato giovedì: «Non sì può avere una situazione in cui uno o due Paesi pagano per tutti gli altri. In alcun modo possiamo creare un’Unione in cui alcuni spendono ma poi emettiamo bond insieme».
È stato proprio il banchiere centrale a chiamare il fiscal compact il «pilastro della fiducia». Fino a quando, su queste regole, non si raggiungerà un punto di non ritorno, si potranno allora fare pochi passi avanti, soprattutto sul fondo salva-Stati; e l’incontro di questa settimana dovrebbe confermarlo.
L’Europa, e il mondo, ha fame di fiducia.
(Da Il Sole 24 Ore, 12/3/2012).




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