Al di là delle frontiere

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La nuova Europa

Butcovan “l’italiano” I migranti della lingua diventano scrittori

di Lorenzo Guadagnucci

Mihai Butcovan parla e scrive in italiano con la qualità di un letterato: è dunque un autore italiano o va considerato un narratore e poeta romeno? Quarant’anni, da diciotto in Italia, lui non scioglie il dubbio: “Oggi penso e scrivo in italiano, è diventato naturale. Quando sono arrivato qui ero affamato di parole, avevo la foga di allargare il mio lessico: era un modo per abitare meglio questi luoghi. Poi l’italiano ha cominciato a possedermi”… Mihai ha cominciato a scrivere in Romania. “Era una scrittura diaristica, senza velleità di pubblicazione. Cioran diceva: “Non ho inventato nulla, sono stato soltanto il segretario delle mie sensazioni”… Butcovan parla anche l’ungherese, imparato dai compagni di gioco durante l’infanzia, per quanto parte della sua famiglia sia stata sterminata nel 1940 durante un pogrom ungherese anti – romeni. Questa proiezione verso culture diverse è forse all’origine del suo percorso di autore italiano… “Non avrei mai immaginato, quando sono arrivato qui, che ai romeni sarebbe stato un giorno riservato il trattamento che abbiamo visto negli ultimi due anni: ci hanno indicato come fonte di pericolo, di delinquenza”.

Le affinità di lingua e la vicinanza geografica non sono bastate a evitare questa regressione. “Non ne ho colto le avvisaglie. Sì, vivendo al nord avevo notato l’insofferenza verso gli immigrati del Sud Italia. Ricordo che per capire meglio feci dei viaggi nel Meridione; giravo le zone dei Malavoglia leggendo il romanzo di Verga. Ma era tutto inspiegabile. Poi c’era stata l’insofferenza per i marocchini, dopo è toccata agli albanesi e più tardi a noi romeni. Non si è fatto alcun investimento culturale per la conoscenza reciproca”.

Ora Butcovan è impegnato con altri “scrittori migranti” – stranieri che scrivono nella lingua appresa qui – in un lavoro culturale sul “paese plurale” qual è ormai l’Italia: “Raccontiamo l’Italia con il nostro sguardo. Autoctoni e nuovi arrivati abbiamo in comune questo territorio: le problematiche ci sono, ma dobbiamo affrontarle attraverso il confronto, in modo da decifrarle e costruire insieme le risposte”. Ancora non sappiamo se dobbiamo definirlo un autore italiano, ma che importa?”

(Da La Nazione, 23/10/2009).

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2 Commenti

Daniela Giglioli
Daniela Giglioli

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Mihai Butcovan parla e scrive in italiano con la qualità di un letterato: è dunque un autore italiano o va considerato un narratore e poeta romeno? Quarant’anni, da diciotto in Italia, lui non scioglie il dubbio: “Oggi penso e scrivo in italiano, è diventato naturale. Quando sono arrivato qui ero affamato di parole, avevo la foga di allargare il mio lessico: era un modo per abitare meglio questi luoghi. Poi l’italiano ha cominciato a possedermi”… Mihai ha cominciato a scrivere in Romania. “Era una scrittura diaristica, senza velleità di pubblicazione. Cioran diceva: “Non ho inventato nulla, sono stato soltanto il segretario delle mie sensazioni”… Butcovan parla anche l’ungherese, imparato dai compagni di gioco durante l’infanzia, per quanto parte della sua famiglia sia stata sterminata nel 1940 durante un pogrom ungherese anti – romeni. Questa proiezione verso culture diverse è forse all’origine del suo percorso di autore italiano… “Non avrei mai immaginato, quando sono arrivato qui, che ai romeni sarebbe stato un giorno riservato il trattamento che abbiamo visto negli ultimi due anni: ci hanno indicato come fonte di pericolo, di delinquenza”.<br /><br />
Le affinità di lingua e la vicinanza geografica non sono bastate a evitare questa regressione. “Non ne ho colto le avvisaglie. Sì, vivendo al nord avevo notato l’insofferenza verso gli immigrati del Sud Italia. Ricordo che per capire meglio feci dei viaggi nel Meridione; giravo le zone dei Malavoglia leggendo il romanzo di Verga. Ma era tutto inspiegabile. Poi c’era stata l’insofferenza per i marocchini, dopo è toccata agli albanesi e più tardi a noi romeni. Non si è fatto alcun investimento culturale per la conoscenza reciproca”.<br /><br />
Ora Butcovan è impegnato con altri “scrittori migranti” – stranieri che scrivono nella lingua appresa qui – in un lavoro culturale sul “paese plurale” qual è ormai l’Italia: “Raccontiamo l’Italia con il nostro sguardo. Autoctoni e nuovi arrivati abbiamo in comune questo territorio: le problematiche ci sono, ma dobbiamo affrontarle attraverso il confronto, in modo da decifrarle e costruire insieme le risposte”. Ancora non sappiamo se dobbiamo definirlo un autore italiano, ma che importa?”<br /><br />
(Da La Nazione, 23/10/2009).<br /><br />
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Daniela Giglioli
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Butcovan “l’italiano” I migranti della lingua diventano scrittori<br /><br />
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Mihai Butcovan parla e scrive in italiano con la qualità di un letterato: è dunque un autore italiano o va considerato un narratore e poeta romeno? Quarant’anni, da diciotto in Italia, lui non scioglie il dubbio: “Oggi penso e scrivo in italiano, è diventato naturale. Quando sono arrivato qui ero affamato di parole, avevo la foga di allargare il mio lessico: era un modo per abitare meglio questi luoghi. Poi l’italiano ha cominciato a possedermi”… Mihai ha cominciato a scrivere in Romania. “Era una scrittura diaristica, senza velleità di pubblicazione. Cioran diceva: “Non ho inventato nulla, sono stato soltanto il segretario delle mie sensazioni”… Butcovan parla anche l’ungherese, imparato dai compagni di gioco durante l’infanzia, per quanto parte della sua famiglia sia stata sterminata nel 1940 durante un pogrom ungherese anti – romeni. Questa proiezione verso culture diverse è forse all’origine del suo percorso di autore italiano… “Non avrei mai immaginato, quando sono arrivato qui, che ai romeni sarebbe stato un giorno riservato il trattamento che abbiamo visto negli ultimi due anni: ci hanno indicato come fonte di pericolo, di delinquenza”.<br /><br />
Le affinità di lingua e la vicinanza geografica non sono bastate a evitare questa regressione. “Non ne ho colto le avvisaglie. Sì, vivendo al nord avevo notato l’insofferenza verso gli immigrati del Sud Italia. Ricordo che per capire meglio feci dei viaggi nel Meridione; giravo le zone dei Malavoglia leggendo il romanzo di Verga. Ma era tutto inspiegabile. Poi c’era stata l’insofferenza per i marocchini, dopo è toccata agli albanesi e più tardi a noi romeni. Non si è fatto alcun investimento culturale per la conoscenza reciproca”.<br /><br />
Ora Butcovan è impegnato con altri “scrittori migranti” – stranieri che scrivono nella lingua appresa qui – in un lavoro culturale sul “paese plurale” qual è ormai l’Italia: “Raccontiamo l’Italia con il nostro sguardo. Autoctoni e nuovi arrivati abbiamo in comune questo territorio: le problematiche ci sono, ma dobbiamo affrontarle attraverso il confronto, in modo da decifrarle e costruire insieme le risposte”. Ancora non sappiamo se dobbiamo definirlo un autore italiano, ma che importa?”<br /><br />
(Da La Nazione, 23/10/2009).<br /><br />
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