Al di là del significato

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Mi aspettavo che il premio Nobel per la letteratura se proprio non al nostro grande Mario Luzi, che ne è da anni il più meritevole, andasse al maggior poeta arabo vivente, il siriano Adonis…Adonis, in ogni caso, resta una figura centrale della letteratura del nostro tempo, un piccolo grande vate capace di ammaliare i lettori e di affascinare le platee. Mi è capitato, infatti, di sentirlo più volte leggere i suoi versi.Qualche anno fa, a Firenze, aveva preso parte a un incontro pubblico di cui io ero il curatore. Fu lui a concludere. Il pubblico vide alzarsi dalla sua sedia un uomo non certo imponente, ma dalla fronte spaziosa e dall’aria acutissima. Adonis diceva le sue poesie con trasporto, e la sua lingua era così potente, così piena di echi e suoni straordinari che sembrava venir fuori dalla pancia della terra. Tranne i suoi traduttori, nessuno tra i presenti capiva il senso delle sue parole, né poteva consultare il programma di sala, perché in tal modo si sarebbe distratto dall’ascolto. Eppure tutti quanti erano presi da Adonis, erano come incantati dalla sua voce, dalla sua lingua, dalle sue parole. Tanto è vero che in molti dicevano alla fine, pur senza aver capito una parola: “Un grande poeta”. Una cosa del genere mi era capitata solo un’altra volta in precedenza, e molti anni prima, quando un ancor giovanissimo Brodskij aveva detto – anzi: aveva salmodiato – i suoi versi, in una chiesa di Venezia in occasione della Biennale del Dissenso. Anche in quel caso (fine anni Settanta) l’emozione di tutti i convenuti, e dunque anche la mia era stata palpabile…

(Da “Adonis, il verso che incanta”, di Maurizio Cucchi, La Nazione, 24/10/2004).

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