Aiuto, salvate la lingua italiana

Posted on in Politica e lingue 17 vedi

Aiuto, salvate la lingua italiana
Fra strafalcioni e vezzi intollerabili

di Maria Paola Masala

Chissà se è colpa di Internet, dei professori meno preparati, della progressiva perdita di autorevolezza e di competenza della nostra scuola, o degli sms che ti portano a scrivere un pò anziché un po’ perché così fai prima. Fatto sta che la nostra bella lingua, così ricca e complessa, si impoverisce sempre più. Ne fanno fede gli ultimi, sconfortanti risultati dei test Invalsi effettuati tra gli allievi delle scuole superiori. Scrivere in maniera corretta e coerente, riuscire ad articolare un pensiero, organizzare un testo scritto «che abbia un inizio, uno svolgimento e una conclusione», è sempre più difficile. Così come è un’impresa, per la stragrande maggioranza degli studenti, usare correttamente l’apostrofo (un’altro, qual’è, sono errori assai diffusi), conoscere il significato di certi termini (che vuol dire obsoleto, o congruo?), prendere in seria considerazione il congiuntivo, avere un rapporto civile con sintassi e ortografia.
La ricerca mette sotto accusa la scuola (a proposito, la recente riforma ha abbassato il numero di ore di insegnamento dell’italiano). Ma per la verità la nostra bellissima lingua, così complessa, duttile, ricca, sta male da tempo. Sotto accusa non ci sono solo gli studenti e i docenti di oggi. C’è un’intera società (mass media in prima linea) che diffonde a macchia d’olio, trasformandoli in vezzi linguistici, strafalcioni intollerabili. Qualche esempio? l’uso sempre più diffuso del piuttosto che inserito come variabilità di scelte e non come alternativa: andremo in ristorante piuttosto che in pizzeria per dire andremo in ristorante o in pizzeria. Ancora: vicino Roma anziché vicino a Roma (i tg ne abbondano), settimana prossima anziché la settimana prossima, centrare anzichè entrarci. O inaugura anziché si inaugura. Per non parlare degli accenti: uno su tutti? persuàdere anziché persuadère. O della non conoscenza di certi termini. Chi dice ho visto tre donne incinta anziché incinte non sa che incinta è un aggettivo e quindi si concorda. Non parliamo di certi vezzi (quant’altro, carinissimo, un attimino o dell’insopportabile location, dal quale ormai non si salvano neppure le chiese). Insomma, la nostra lingua (errori a parte) è sempre più povera e sempre più enfatica, come ci racconta Gian Luigi Beccaria nel suo ultimo libro “Il mare in un imbuto”. Far passare il mare in un imbuto significa alleggerire, sintetizzare, togliere il superfluo, senza impoverire. Calvino ci riusciva.




0 Commenti

Ancora non ci sono commenti
Lasciane uno tu per primo!
You need or account to post comment.