Adesione Campagna della C.P.S.

Posted on in L'ERA comunica 21 vedi

CAMPAGNA “INSIEME PER UNA GLOBALIZZAZIONE SOLIDALE”

Contributo della “Esperanto” Radikala Asocio
www.linguainternazionale.it 
www.internationallanguage.org 
www.internacialingvo.org 

Il motivo dell’adesione dell’associazione radicale “Esperanto” alla Campagna della Comunità Promozione e Sviluppo non sta tanto nella condivisione del titolo dato ad essa quanto, piuttosto, nelle spiegazioni fornite a quel titolo. 

Chiarimenti che fanno comprendere come, in realtà, di globalizzazione della/delle democrazie di fatto si tratti.

Nel testo di presentazione si legge – proprio alle prime righe – che, per “globalizzazione solidale” deve intendersi “globalizzazione dei diritti, delle libertà e del rispetto per la persona umana”. è ciò che anche noi condividiamo pienamente.

Quello che invece capiamo meno è come questi obiettivi si raggiungono: “attraverso la solidarietà tra i popoli” è la risposta della CPS. Noi ritenendo che essi si raggiungano attraverso l’organizzazione di nuove strutture sovranazionali di difesa di diritti e libertà come, ad esempio, la recente Corte internazionale contro i crimini di guerra…

Il motivo è che, non raramente (basti pensare al non lontano passato italiano), i popoli cadono preda di personaggi senza scrupoli che, non solo calpestano diritti e libertà dei propri concittadini ma, addirittura, si lanciano nel calpestio di quelli di altri popoli (le aggressioni e le guerre appunto). Figuriamoci solidarietà tra popoli…

Focalizziamo ora la nostra attenzione proprio sull’elemento che, chiarita la questione della solidarietà tra di essi, è soggetto del documento della CPS: i popoli.

Da oltre quindici anni la nostra associazione denuncia che decine e decine di popoli del mondo stanno morendo per effetto di certa globalizzazione a senso unico. E non ci riferiamo solo a morte fisica, alla sistematica distruzione dell’habitat naturale.

Quello che si sta consumando è un vero e proprio genocidio culturale mondiale che, benché sotto gli occhi di tutti, stenta ad essere non solo percepito in tutta la sua dirompente e galoppante tragicità ma, anzi, spesso proprio da molti occidentali difensori di diritti e libertà è deliberatamente ignorato.

Il rischio evidente è che tra qualche decennio, circa il 90% dei popoli del mondo non esisterà più poiché, con le loro lingue e culture, saranno morte anche le loro visioni del mondo e la loro stessa essenza popolare. Un noto linguista americano Michael Krauss, in base ad un’attenta analisi statistica, prevede che addirittura il 95% delle lingue del mondo scomparirà entro questo secolo.

Tale fenomeno a noi europei è già noto: a suo tempo il latino di Roma imperiale distrusse praticamente tutte le lingue del mondo allora conosciuto conseguentemente alla loro conquista.

Oggi ciò sta accadendo per effetto dell’unica grande potenza mondiale esistente: gli Stati Uniti d’America e della sua lingua inglese. La riflessione che, paragonando le due situazioni storiche, va fatta è che oggi sembra non esserci più necessità di conquistare materialmente un popolo per distruggerlo. Quelli che scattano infatti sono potentissimi meccanismi psicologici che, dall’individuo al popolo stesso, fanno sì che persino intere classi dirigenti si facciano promotori della colonizzazione. 

E’ il caso, ad esempio, dell’attuale polemica con la Moratti che vuole rendere obbligatorio l’uso dell’inglese come lingua straniera fin dalle elementari e del periodico Focus che, qualche tempo fa, annunciava a caratteri cubitali “2050: parleremo tutti inglese. Lo vuole la storia: entro cinquant’anni in uffici, fabbriche e scuole italiane si userà solo l’inglese.”

A tale proposito è sufficiente osservare come sia saltato completamente il concetto “umanistico” di lingua straniera che si apprende per meglio conoscere pensiero, usi, costumi etc. di un altro popolo ma che attraverso di esso è passato e passa il pensiero: 

studio la lingua del popolo più potente del mondo così anch’io sarò come loro (potente e con maggiori opportunità).

Se pensate che questo accade in un Paese dell’Unione europea, Unione che costituisce il più grande e ricco mercato del mondo e che ha oltre cento milioni di abitanti in più degli Stati Uniti…

Ecco quindi che una grande battaglia dell’altra globalizzazione, della globalizzazione democratica, è senz’altro quella per la salvezza dei popoli del mondo, dei diversi modi di pensare, delle diverse culture e lingue.

Fino all’altro ieri gli studiosi si concentravano sugli effetti glottofagici del francese che «divorava» il bretone o l’alsaziano; dello spagnolo che metteva in pericolo il basco e il galego…oggi, nel mondo globalizzato, un «pescecane internazionale» ancor più pericoloso sta divorando gli uni e gli altri, parlate minoritarie dominate e idiomi «statali» dominanti. Questo pescecane è l’inglese.

In un’ottica di Altra Globalizzazione o, a maggior ragione, di “globalizzazione solidale” non vediamo motivi per i quali, in un’ottica di solidarietà alla rovescia,
persone appartenenti a popoli meno fortunati del mondo debbano donare ai popoli anglosassoni (tra i più ricchi del mondo) migliaia delle loro ore/lavoro (son 10.000 le ore di studio occorrenti in media per apprendere bene l’inglese) e fior di quattrini (la voce “turismo linguistico” costituisce una delle pincipali fonti di entrate delle Gran Bretagna (generalmente la II del PIL).

Affrontare la questione della lingua internazionale, a maggior ragione per noi europei che abbiamo una nostra euromoneta ma non una nostra “eurolingua”, è urgentissimo. 

Prima che sia troppo tardi.

Probabilmente pensare ad una grande Convenzione europea ed internazionale di organizzazioni non governative e senza scopo di lucro che, in un processo via via regionale-nazionale-europeo-internazionale, arrivi a dicuterne e decidere su chi dovrebbe comandare linguisticamente nel mondo globalizzato (se l’egemonia sempre più monopolistica o il diritto) non è pensare la cosa sbagliata.

Intanto la cosa potrebbe avviarsi su Internet. Il partenopeo Edoardo De Filippo, da me incontrato pochi mesi prima della sua morte e che mi aveva confidato la sua volontà di scrivere “un pezzo” sulla Lingua Internazionale (comunemente detta “Esperanto”), ne sarebbe certamente contento.

Giorgio Pagano (Segretario della “Esperanto” Radikala Asocio)





0 Commenti

Ancora non ci sono commenti
Lasciane uno tu per primo!
You need or account to post comment.