Addio France24, Sarkozy vuole creare la "Bbc" che parla francese

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da: www.Sole24ore.it

8 gennaio 2008

Addio France24, Sarkozy vuole creare la “Bbc” che parla francese

di Giovanna Faggionato

Eliminare gli spot dalla tv di Stato, finanziare le reti pubbliche aumentando le tasse sugli introiti pubblicitari dei canali privati e fondere France24, il canale “international” (trasmette anche in inglese a arabo), con TV5Monde e Radio France International per creare un network in stile BBC ma rigorosamente in lingua francese (eliminando il canale in inglese).

L’idea di riforma del sistema televisivo francese è stata annunciata dal presidente Nicolas Sarkozy nel suo discorso di inzio anno. Alla presenza di oltre 600 giornalisti di 40 Paesi diversi, Sarkozy ha spiegato che per sostenere un servizio pubblico di qualità si potrebbe, non solo tassare le entrate pubblicitarie della tv commerciale, ma anche introdurre un’ imposta infinitesimale sui ricavi dei mezzi di comunicazione, come l’accesso a Internet o la telefonia mobile. Dopo queste dichiarazioni sulla piazza parigina le azioni della televisione privata Tf1 sono salite del 10% e quelle di M6 di quasi il 7 per cento.

«Libertà nuove ai cittadini». Nella prima parte della conferenza all’Eliseo Sarkò ha illustrato la sua «politica di civilizzazione». «Non si tratta di una formula di circostanza – si è difeso monsieur le president – Dopo anni segnati dalla disoccupazione, dal lassismo, dal blocco dei salari, ora bisogna cambiare le cose, perché sono i francesi che lo chiedono». E alle richieste di cambiamento risponde con l’impegno a dare «libertà nuove ai cittadini». L’hyper-president ha annunciato infatti di aver chiesto all’ex presidente del parlamento europeo, Simone Veil, di guidare una commissione che avrà l’obiettivo di completare il preambolo della Costituzione di Francia in materia di nuovi diritti. Il preambolo sarà modificato «in modo da garantire l’uguaglianza fra la donna e l’uomo, assicurare il rispetto della diversità, per rendere possibili delle vere politiche di integrazione e per rispondere alle sfide della bioetica».

Proteggersi dai fondi sovrani. Sarkò ha parlato della necessità di un maggiore controllo politico del Parlamento da parte dei cittadini e dell’adozione di un nuovo modello di calcolo della ricchezza, in uno scenario in cui parametri come il Pil hanno perso la capacità di raccontare la realtà economica. E ha annunciato un piano di difesa contro i fondi sovrani e per lo sviluppo delle compagnie francesi all’interno del quale la Caisse des Depots giocherà un ruolo strategico.

Entro il 2008 la fine delle 35 ore . Imbeccato dalle domande sulla situazione economica, Sarkozy, ha dichiarato di voler eliminare entro la fine dell’anno la legge che fissa la settimana lavorativa da 35 ore, introdotta in Francia nel 2000. «Un paese che ha il 15% dei risparmi in rapporto al Pil non è in bancarotta», ha poi sottolineato il presidente, prendendo le distanze dai commenti fatti qualche mese fa dal primo ministro Francois Fillon. Tuttavia, ha aggiunto, «ciò che è corretto è che un paese che è andato avanti con un deficit di bilancio per 26 anni pone dei problemi».

Espulsioni di massa. Sull’immigrazione il presidente che ha infiammato le banlieues ha rivendicato il suo piano di espulsioni. E per giustificarlo agli occhi dei critici ha dichiarato che anche Italia e Spagna hanno convenuto di fermare «le regolarizzazioni di massa» e si sono dette favorevoli a «espulsioni collettive». L’affermazione ha provocato subito la reazione del ministro dell’Interno, Giuliano Amato, che ha fermamente negato che nel nostro Paese si pratichino espulsioni di massa.

«Allargare il Consiglio di sicurezza». Se la Republique deve difendere i suoi citoyens, lo stesso deve fare l’Europa, questa l’idea di Sarkozy. Per il semestre di presidenza francese dell’Unione Europea (che inizierà il primo luglio 2008) le priorità sono fissate:«politica dell’immigrazione, della difesa, dell’energia e dell’ambiente». Sul piano internazionale la Francia continuerà la lotta «contro i barbari» in Afghanistan e agirà in favore di Germania, Giappone, Brasile, India e di un grande paese africano perchè diventino membri permanenti del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.

«Con Carla è una storia seria».Ad attrarre l’attenzione dei giornalisti, più che la vaga retorica politica, è però la love-story con Carla Bruni. Che, dice il presidente immediatamente interrogato in proposito, «è una cosa seria, anche se non sarà il Journal de Dimanche – che aveva indicato il 9 febbraio come giorno delle nozze – a fissare la data del matrimonio».

8 gennaio 2008[addsig]




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