Addio corsivo, viva lo stampatello: l’era digitale scompiglia la scuola.

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Addio corsivo, viva lo stampatello L’era digitale scompiglia la scuola.

Anche la Finlandia cambia: avvicina ai computer. Ma molti sono contrari.

di Lorenzo Guadagnucci

C’È chi la chiama la rivoluzione dello stampatello. Ma per molti è una regressione dovuta a un eccesso d’amore per le tecnologie. La discussione tocca corde delicate: la qualità dell’apprendimento, lo sviluppo delle attitudini intellettive individuali e anche, a ben vedere, l’autonomia dell’educazione pubblica dalle grandi corporation. La notizia del giorno viene dalla Finlandia. Dal 2016 nelle scuole primarie si dirà addio alla scrittura in corsivo e alla cura della calligrafia. Sui banchi di scuola i bambini impareranno a scrivere a mano direttamente in stampatello, in modo da avvicinarsi più rapidamente alla tastiera del computer. Minna Harmanen, del Consiglio nazionale dell’educazione finlandese, ha spiegato alla Bbc le ragioni della scelta: «Questo passaggio aprirà la strada a un grande cambiamento culturale, ma saper scrivere al computer è più rilevante nella vita di tutti i giorni». La Finlandia si aggiunge ad altri Paesi, in testa Stati Uniti e Germania, dove le sperimentazioni e/o l’obbligo di insegnare in stampatello sono in vigore da tempo. Sembra un segno dei tempi, una naturale evoluzione delle abitudini e delle tecniche di insegnamento. I favorevoli al cambiamento ricordano che un tempo a scuola si sostenevano esami di calligrafia, poi aboliti. E dicono che il passaggio allo stampatello non toglie nulla agli scolari in quanto a creatività e sviluppo della fantasia. Il futuro, anzi il presente, degli alunni di oggi dicono è nel mondo digitale e quindi è giusto, se non urgente, che la scuola si adegui alla logica di tablet, pc e smartphone e ripensi i suoi modelli educativi, abbandonando la scrittura in corsivo, retaggio di un passato che non tornerà. Sullo sfondo, in modo più o meno esplicito, c’è il superamento tout court della scrittura a mano.
UNO SCENARIO del genere, cioè tablet e pc che prendono il posto di penne e quaderni sui banchi delle elementari, corrisponde più o meno a ciò che lo psichiatra tedesco Manfred Spitzer definisce demenza digitale, titolo di un suo fortunato libro dedicato all’effetto delle tecnologie informatiche sul cervello umano. La tesi è che la loro diffusione indiscriminata danneggi lo sviluppo delle facoltà psicologiche e intellettive dei bambini. L’era digitale non deve quindi azzerare le tradizionali tecniche di scrittura, apprendimento, memorizzazione.
IN ITALIA il professor Benedetto Vertecchi, docente di pedagogia a Roma Tre, ha coordinato un esperimento i cui risultati sono stati resi noti pochi giorni fa. Ha messo alla prova 400 bambini di otto, nove e dieci anni delle scuole elementari romane. Per quattro mesi, gli scolari hanno scritto liberamente in corsivo brevi testi e pensieri tutti i giorni per 15 minuti al giorno, senza essere sottoposti ad alcun tipo di giudizio da parte dei maestri. I risultati del laboratorio denominato Nulla dies sine linea, nessun giorno senza una linea secondo lo staff del professor Vertecchi sono molto netti. Da un lato si nota una crescente difficoltà a scrivere a mano, dall’altro nell’arco di 120 giorni lessico, punteggiatura e ortografia degli alunni sono migliorati notevolmente. Come ha spiegato la ricercatrice Antonella Poce, «con la diminuzione della capacità di scrittura si osserva una sorta di rottura del rapporto fra pensiero e azione». E Vertecchi aggiunge: «Si notano anche un peggioramento nell’organizzazione del discorso, un impoverimento del linguaggio e della memoria». In aggiunta agli aspetti psico-pedagogici, c’è chi fa notare, con qualche ragione, che la scrittura a mano è pressoché gratuita (bastano carta e penna), mentre pc e tablet costano, instillando così il sospetto che dietro la contesa ci sia la longa manus delle grandi aziende informatiche, interessate a convertire tutti gli ordini di scuola.
ALLA FINE i punti di vista fra chi preme per lo stampatello e chi difende il corsivo non potrebbero essere più distanti. Forse può tornare utile nella discussione l’esperimento attuato ad Amburgo, dove hanno inventato il Grundschrift, una sorta di corsivo facilitato, che parte dalle minuscole stampate sui libri (o digitate su uno schermo), ed è considerato l’anello di congiunzione fra corsivo e stampatello. Mai come in questo caso si può dire che il futuro della contesa è tutto da scrivere.
(Da La Nazione, 10/12/2014).

 




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