Addio ad Umberto Broccatelli

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Inaspettatamente Umberto se n’è andato stamani 11 febbraio 2010.

Quando arrivai, culturalmente parlando, al movimento esperantista, a Roma, intorno alla metà degli anni ’70, trovai uno scontro in atto tra la linea europeista rappresentata dal federalista europeo, mondialista e socialdemocratico Menabene e la linea ferocemente antieuropeista del comunista Corsetti e condivisa da Michela Lipari e Riccardo Pinori.

Menabene facendo leva sulle sue peculiarità di dirigente delle FF SS aveva però onE’ stata una fiugua ponte 

Le esequie avranno luogo sabato 13, ore 10.30, a Roma, Colle Salario,
Chiesa San Giovanni della Croce.

 Sono felice che in questa lista – in aggiunta alle semplici ma intense espressioni di condoglianze, dettate da simpatia e quindi sempre apprezzabili – ci siano testimonianze concrete sul caro Umberto. Queste sono il tributo piu’ importante da rendere pubblicamente, quando un pezzo di storia esperantista si interrompe.

La Signora Broccatelli mi ha concesso l’onere – che per me e‘ onore, per
quanto doloroso – di informare gli esperantisti su quanto e‘ successo.
Non
vi nascondo che sono davvero sconvolto, anche perche’, vittima della “paura” che colpisce noi umani di fronte alla malattia, non ho negli ultimi tempi confortato Umberto come meritava.
Per anni abbiamo condiviso il lavoro per la redazione della rivista FEI: mai, ripeto, mai, ho con lui avuto uno screzio: e questo non per il mio comportamento, ma per il suo animo gentile.

In aggiunta alla sua grande cultura, mi sento di evidenziare il fatto che  Umberto era un lavoratore infaticabile dell’Esperanto: serio, costante preciso. Oggi siamo abituati a un po’ di “lassismo” (“si’, vabbe’, adesso
ti invio quello che mi hai chiesto settimane fa”); lui invece prendeva di  Umberto era una Personalita’ in campo europeista. Capiamoci bene: Altiero  Spinelli e altri importanti fautori dell’Europa Unita (membri dell’MFE) lo riconoscevano come un grande amico e fattivo attivista. Lui era esperantista perche’ europeista. Non ci sarebbe stato un Broccatelli esperantista se lui non fosse stato europeista.

Eppure la sua semplicita’ di animo poneva tutto questo in secondo piano. Tutto, anche eventuali dispiaceri e contrarieta’. Anche per l’ultimo libro pubblicato: certe – chissa’, forse necessarie – modifiche editoriali alla sua traduzione furono da lui accettate con pazienza, anche se volle che questo fosse chiaro.

Semplicita’ e amabilita’ in tutto. Ecco un esempio minore: l’ultima telefonata che mi fece riguardava il suo computer che non spediva piu’ fax.
L’ho aiutato – per quanto possibile via telefono – spiegandogli passo dopo passo quanto c’era da fare. Ma la malattia lo impediva nei movimenti allora, per non umiliarlo, gli confessai una mia impossibilita’: “Umberto, purtroppo non conosco il programma che usi; dovrei un poco studiarlo…”. 
E lui, con la semplicita’ di animo che lo caratterizzava, mi rispose:  Non ti preoccupare, quando verra’ a casa mia mio genero gli chiedero’ di intervenire…”.

“Non ti preoccupare”. Cioe’: non farti problemi se tu, che lavori in ambiente informatico, non sai aggiustare un banale problema di impostazioni…

L’unica consolazione che un poco mi rasserena e‘ il fatto che ho fatto il tempo a fargli avere la versione stampata in tipografia di un libro tradotto da me e revisionato (ma alla grande!) da lui nel 1993.

 Insomma, abbiamo perso troppo presto un Esperantista, il quale, per carattere, mai per scelta altrui, stava “in seconda fila” in molte occasioni. E Umberto, con la sua semplicita’ e umilta’, ha notevolmente contribuito a quel tipo di “lavoro nascosto” (senza nomine e titoli e citazioni visibilita’) che tanti portano avanti perche’ questo piccolo movimento -esperantista sia qualcuno, non qualcosa. 
E‘ trita e ritrita la frase: “un esempio che non dimenticheremo mai”.
Non credo alla forza di questa frase. Preferisco quanto Renato Corsetti ha pubblicato in altre liste: ecco un modello che si puo’ onorare, facendolo come lui fece.

Carlo Sarandrea
Roma




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