Addio a Navajo Bill, l’ultimo dei «Windtalkers»

SI CHIAMAVA WILFRED BILLEY. FU UN EROE DELLA SECONDA GUERRA.

Addio a Navajo Bill, l’ultimo dei «Windtalkers».

Fu uno degli indiani del West arruolati dai marines per le trasmissioni radio durante gli sbarchi ne Pacifico. Le loro conversazioni risultavano incomprensibili ai giapponesi
Lo chiamavano «Navajo Bill», il suo vero nome era Wilfred Billey ed era un pellerossa di una delle tribù native dell’Arizona e del New Mexico. E’ morto giovedì, all’età di 90 anni. Negli Stati Uniti era considerato una leggenda di guerra, anche se lui si schermiva dicendo: «Non sono un eroe». Senza troppo sapere come e perchè, finì a combattere con i marines sul fronte del Pacifico, durante l’ultimo conflitto mondiale. Anche lui aggregato a quella pattuglia coraggiosissima dei nativi americani che risultò una delle «armi segrete» nelle battaglie, atollo per atollo, da Tarawa a Okinawa, combattute contro i giapponesi.
IDIOMA INCOMPRENSIBILE – Gli indiani, quasi tutti Navajos – quelli irriducibili resi celebri nei film western di John Ford e, per stare al fumetto nostrano, della tribù di cui il capo sarebbe il ranger Tex Willer – erano stati arruolati per rendere incomprensibili le trasmissioni radio ai decrittatori del Sol Levante. Come? Semplicemente parlando nella loro lingua, per la quale il nemico non disponeva di interpreti. Era però un compito rischiosissimo. Stavano tutti in prima linea, spesso in testa negli sbarchi sotto il fuoco delle mitragliatrici. Comunicando via radio nel loro idioma, avevano il compito di ragguagliare ai comandi su ciò che serviva in battaglia. Senza che naturalmente i giapponesi potessero capire alcunchè, come invece accadeva regolarmente sino al 1943, quando, con le trasmissioni intercettate e con un tasso di perdite elevatissime in battaglia, i marines cercarono contromisure.
INDIANI DEL WEST – Come appunto l’utilizzo degli indiani delle praterie del west che quelle«giacche azzurre» con cui ora combattevano assieme in trincea le avevano sovente sconfitte sino a qualche decennio prima.
I navajos non potevano cadere prigionieri del nemico – è la storia raccontata anche in un film che ha visto protagonista Nicholas Cage -, la loro cattura sarebbe stato un danno irreparabile per le forze Usa. Per questo erano scortati da un gruppo di commilitoni con il compito di proteggerli in ogni modo. A costo della vita stessa. Le perdite tra i windtalkers furono comunque altissime, così come tra i marines addetti alla loro difesa personale.
«NON SONO UN EROE» – Wilfred Billey è morto nella sua casa di Farmington, nel New Mexico, a seguito di una breve malattia, ha detto la figlia Barbara. Quando «Navajo Bill» – questo il suo soprannome nel corpo della fanteria da sbarco Usa – parlava di quel periodo «diceva che g li eroi erano quelli che ha lasciato alle spalle, che lui non era un eroe», prosegue la figlia.
LE MEDAGLIE DEL CONGRESSO – Dopo la guerra Billey scrisse, incaricato dal Congresso dello stato del New Mexico, quelle parole che appaiono nelle medaglie ufficiali del corpo dei marines: «Dine Bizaad Yee Atah Naayee ‘Yik’eh Deesdlii». Traduzione: «La lingua Navajo è stato utilizzata per sconfiggere il nemico».
ARRUOLATO PER CASO – L’arruolamento e la partenza per il fronte arrivarono per caso: Billey frequentava la Mission School Navajo metodista. Venne a sapere che tanti come lui, tanti amici, erano divenuti windalkers. E volle raggiungerli. Combattè in alcune tra le battaglie più sanguinose: Tarawa , Saipan, Tinian , Okinawa. Si congedò come caporale nel 1946 e si laureò poi in lettere, diventando infine preside di high school. Ha trascorso l’ultima parte della sua vita nella sua fattoria, lottando poi per il il diritto della sua tribù ad avere l’ acqua dal bacino del fiume San Juan, «monopolio» invece degli allevatori. Tutto già visto un secolo prima. E una storia che anche nella sua conclusione sarebbe piaciuta a John Ford.
(Da corriere.it, 13,12/2013).




0 Commenti

Ancora non ci sono commenti
Lasciane uno tu per primo!
You need or account to post comment.